a due settimane dall’election day

Intelligence Usa: Russia e Iran tentano di interferire nelle elezioni

La denuncia arriva dalla National Intelligence in una conferenza stampa convocata improvvisamente. WP: Trump contro capo Fbi

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Campagna per Trump in Pennsylvania

La denuncia arriva dalla National Intelligence in una conferenza stampa convocata improvvisamente. WP: Trump contro capo Fbi


2' di lettura

A due settimane dalle elezioni presidenziali e a poche ore dal terzo ultimo dibattito tra i due candidati alla Casa Bianca, l’attuale presidente Trump e lo sfidante democratico Joe Biden, torna negli Stati Uniti il sospetto che ha avvelenato le elezioni 2016 vinte dall’outsider Trump. Il sospetto che paesi non proprio amici come la Russia e dichiaratamente ostili come l’Iran manovrino per interferire con le elezioni americane attraverso la diffusione di false informazioni. Una guerra di notizie e propaganda, troll, post e video, deformazioni della realtà che possono - è il timore e la denuncia - influire sul risultato finale.

La denuncia arriva dalla National Intelligence in una conferenza stampa convocata improvvisamente: Russia e Iran hanno ottenuto informazioni sulle liste elettorali americane il che potrebbe giovare ai loro tentativi di interferire nelle presidenziali Usa. “Queste azioni sono tentativi disperati di avversari disperati”, ha commentato il direttore della National Intelligence John Ratcliffe.

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L'Iran ha già usato i dati delle liste elettorali americane per intimidire gli elettori e seminare disordini in vari Stati Usa, denunciano ancora i vertici dell'intelligence Usa. In almeno quattro Stati in bilico, tra cui Florida e Pennsylvania, elettori democratici hanno ricevuto email intimidatorie, falsamente attribuite al gruppo di estrema destra Proud Boys, che minacciano “ti daremo la caccia” nel caso il destinatario non voti per il presidente Donald Trump.

Accuse bipartisan

Il capo delle spie che stavolta denuncia è un fedele alleato del presidente Trump e non ha dato dettagli sulla Russia ma ha precisato che i tentativi iraniani sono diretti a indebolire Trump senza spiegare però come è arrivato a questa conclusione.

Interessante però che l’avvertimento sia bipartisan cioè arrivi sia dal “trumpiano” Ratcliffe, sia dal direttore dell’Fbi Christopher Wray: entrambi si scagliano contro le interferenze straniere.

La posizione del capo dell’Fbi, Wray, infatti, è molto diversa da quello del collega. Il Washington Post scirve che Donald Trump e i suoi consiglieri hanno discusso ripetutamente se licenziare il capo dell'Fbi Wray dopo l'Election Day del 3 novembre. Questa eventualità potrebbe mettere a rischio anche la permanenza del ministro della giustizia William Barr. Trump, secondo il Washington Post, sperava che Wray e Barr mettessero sotto inchiesta i Biden.

L’affondo di Obama: Trump uno zio pazzo

In queste concitate ore in cui si sovrappongono accuse di interferenze straniere e feroce lotta politica per la vittoria, si inserisce l’ex presidente Obama, di cui Biden è stato vice. Barack Obama ha attaccato Trump per aver sposato teorie cospirative, come quella della falsa eliminazione di Osama bin Laden, e per aver minacciato o chiesto la galera per i suoi avversari politici. “Ma ci pensate? Questo è il presidente degli Stati Uniti. Non è un comportamento normale, se non forse quello di uno zio pazzo”, ha aggiunto, citando le parole di Savannah Guthrie, la moderatrice che ha messo all'angolo il presidente nell'ultimo town hall.

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