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Intelligenza artificiale e qualità: così Boom verticalizza le immagini al tempo del Covid

Fondata nel 2018, la start up milanese (con già 65 persone nello staff) ha lanciato un nuovo servizio di content factory che fornisce contenuti fotografici alle aziende della moda

di Marta Casadei

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Fondata nel 2018, la start up milanese (con già 65 persone nello staff) ha lanciato un nuovo servizio di content factory che fornisce contenuti fotografici alle aziende della moda


3' di lettura

«La fotografia è sempre stata un elemento chiave della compravendita online. Oggi, in un momento storico in cui non solo più persone si sono affacciate al canale digitale per fare acquisti, ma è anche più difficile muoversi, l’importanza delle immagini è cresciuta. Così abbiamo deciso di concentrarci sulla creazione scalabile di contenuti, senza scendere a compromessi sul fronte della qualità». A parlare è Federico Mattia Dolci, co-fondatore della start up Boom che, utilizzando l’intelligenza artificiale, punta a offrire ai clienti una semplificazione dell'intero ciclo di vita di un servizio fotografico, dalla prenotazione di uno shooting alla consegna delle immagini. Fondata nel 2018, dopo aver raccolto finanziamenti per circa 4 milioni di dollari, Boom opera in 60 Paesi con una rete di 35mila fotografi freelance.

Immagini sempre più decisive

Il debutto nel business della creazione di contenuti - con il nome di Boom Content Factory - è arrivata proprio in concomitanza con l’epidemia di coronavirus. Quando il sistema moda ha dovuto fare i conti con logiche obsolete da archiviare e nuove frontiere (soprattutto digitali) da esplorare. Tra cui, per esempio, la chiusura dei negozi fisici (sebbene temporanea) oppure la rivoluzione delle campagne vendita che, essendo i viaggi internazionali ancora complessi o addirittura off limits, dovranno basarsi su contenuti e “relazioni” digitali con i buyer.

«Il Covid-19 ha portato a dover riscrivere le regole della vendita online - dice Dolci -. Oggi a fare la differenza è un contenuto di qualità, soprattutto visivo. Che noi abbiamo pensato di confezionare in base alle esigenze del cliente, facendo leva sulla tecnologia e sul nostro network di fotografi che lavorano in tutto il mondo». E che possono quindi ovviare alle difficoltà delle aziende che in passato avrebbero fotografi e i loro team in un determinato luogo per scattare la campagna, ma che oggi hanno a che fare con collegamenti ridotti e rischio Covid-19.

Strategia per colossi, ma non solo

Così la “fabbrica di contenuti” di Boom offre soluzioni a 360gradi che spaziano dalle campagne digital ai look book, fino ai contenuti per i social. L’intelligenza artificiale continua a gocare un ruolo di primo piano perché contribuisce a velocizzare e automatizzare le fasi dello shooting e, nel complesso, arrivare ridurre di circa l’80 per cento i tempi di lavorazione. E i risultati non si sono lasciati attendere: da febbraio 2020 Content Factory ha realizzato e post-prodotto oltre 50.000 foto e scattato più di 10.000 prodotti (tra abbigliamento, accessori, gioielli, tessili emobili/complementi d'arredo) per realtà emergenti come la start up Mirta - che vende borse fatte dagli artigiani del made in Italy, brand affermati come Stella McCartney e piattaforme e-commerce come Westwing.

Con uno staff giovane - si tratta di 65 persone, 29 anni di età media - Boom cavalca lo spostamento dell’asse degli investimenti dall’offline all’online, un fenomeno che pur essendo andato via via consolidandosi in questi anni ha ricevuto la spinta decisiva da parte del Covid-19: n questi mesi il 78% dei brand e il 73% dei retailer ha mantenuto o investito ulteriore budget in campagne online. Non solo i grandi colossi: «Il sistema può essere utilizzato dai big come dalle aziende più piccole che magari non hanno la “forza” di sostenere e gestire questi passaggi ma hanno a che fare con un mercato sempre più attento».

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