ISTITUTO ITALIANO

Intelligenza artificiale a Torino «L’industria detterà le priorità»

L'assessore Pironti: a gennaio il dossier per la sede e le 600 assunzioni di scienziati
Nel capoluogo Leonardo sperimenta il volo autonomo dei droni, Comau studia l'uso degli infrarossi

di Filomena Greco

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A giocare la partita nel campo dell'Ai sono in tanti. A cominciare dai grandi player. Leonardo ad esempio ha avviato a Torino una prima challenge aperta a sei università per il volo autonomo dei droni

L'assessore Pironti: a gennaio il dossier per la sede e le 600 assunzioni di scienziati
Nel capoluogo Leonardo sperimenta il volo autonomo dei droni, Comau studia l'uso degli infrarossi


5' di lettura

La partita della governance del futuro I3a di Torino, l’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale, si giocherà nelle prossime settimane. L’idea dell’assessore della giunta 5 Stelle di Torino, Marco Pironti, però è chiara: serve un doppio livello di governo per l’istituto che, per conto del ministero dello Sviluppo economico, avrà il compito di coordinare ed accelerare lo sviluppo di tecnologie per l’Artificial intelligence. Da un lato l’I3a avrà un board istituzionale con rappresentanti di enti locali e territoriali, accanto però ad un executive board che dovrà dare espressione alle aree principali del mondo dell’AI. «Le priorità però – aggiunge Pironti – dovrà dettarle il mondo dell’industria. Non si dovrà partire soltanto da quello che in Italia sappiamo fare bene ma sarà importante individuare filoni rilevanti ed attrarre ricercatori dall’estero». Il dossier per individuare la sede si aprirà nei primi mesi del 2021 – «un paio di idee ci sono già» dice l’assessore – poi toccherà alla selezione dei ricercatori. «Non penso ad un bando nazionale – anticipa Pironti – ma piuttosto a un sistema che parta dalle eccellenze, sul modello Iit, ma con un pezzetto in più, l’enfasi sul trasferimento tecnologico».

Toccherà al Mise stabilire tempi e prossime tappe per dare attuazione al progetto che ha permesso all’Italia di partire in vantaggio rispetto ad altri paesi, la sfida è fare in modo che non si incagli sul piano politico o accademico. L’idea è di creare una scatola societaria capace di gestire in maniera flessibile i fondi, che sia attrattiva per ricercatori e talenti e possa intercettare eccellenze nel settore diffuse in Italia e all’estero. Secondo il progetto iniziale, Torino rappresenterà l’hub centrale dell’Istituto, con circa 600 ricercatori e 80 milioni di budget, ma ci saranno almeno altri 8 centri sparsi nel paese. Ricerca applicata e trasferimento tecnologico andranno di pari passo. «Il futuro I3a – spiega Pironti – guarda a settori come automotive e aerospazio destinati ad essere rivoluzionati nei prossimi anni dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale». La sfida è che questo istituto non rappresenti l’ennesimo centro di ricerca ma si sviluppi a partire dalle esigenze del territorio. Che nel frattempo sta lavorando sul tema dell’intelligenza artificiale a diversi livelli.

L’ecosistema Ai
A giocare la partita nel campo dell’Ai sono in tanti. A cominciare dai grandi player delle due principali industry piemontesi, automotive e aerospazio. Leonardo ad esempio ha avviato a Torino una prima challenge aperta a sei università per il volo autonomo dei droni. La stessa Comau, azienda del Gruppo Fca specializzata in robotica e automazione, ha messo a punto un sistema di visione avanzata per il controllo della qualità in linea – MI.RA/Thermography – capace di ottimizzare costruzione e assemblaggio delle batterie grazie a intelligenza artificiale e termografia. Proprio l’uso combinato di visione a infrarossi e intelligenza artificiale consente di identificare in modo non invasivo i difetti strutturali ed elettrici direttamente in fase di produzione, riducendo tempi e sprechi.

La stessa sperimentazione sulla guida autonoma avviata in ambito urbano dal Comune di Torino e in attesa di una cornice legislativa punta sullo sviluppo di applicazioni che rendano sempre più interconnesse le vetture, con algoritmi in grado di elaborare dati e “prendere decisioni” in autonomia. La trasformazione digitale della manifattura, poi, è il campo d’azione del Competence Center Cim 4.0 del Politecnico di Torino, in prima linea nel campo della digitalizzazione dei processi industriali con applicazioni come l’Intelligenza artificiale o l’Iot, Internet of Things. Ha all’attivo due bandi per sostenere progetti innovativi in capo a start up e Pmi e da questo mese ha avviato una Academy per il re-skilling delle figure tecniche e manageriali all’interno delle Pmi, proprio per adeguare i profili alla digitalizzazione della manifattura.

Agli sviluppi dell’intelligenza artificiale guarda anche il mondo delle Fondazioni bancarie. Compagnia di San Paolo ha chiuso a luglio scorso il primo bando – da tre milioni di euro – per selezionare progetti, in capo a enti di ricerca e università. «Tre i settori che saranno interessati da questo bando – spiega Paolo Mulassano, responsabile innovazione per Compagnia – e cioè Educazione e Formazione, Industria, Arte e Cultura. L’intelligenza artificiale è un driver importante che in tempi rapidi avrà impatto su diversi ambiti. Agiamo come attivatori di innovazione e vogliamo favorire un ecosistema per renderlo sempre più attendo ai possibili impatti dell’Ai». Nello specifico il bando non è destinato a specialisti ma punta ad implementare possibili applicazioni tecnologiche nei settori scelti. «Il pivot dell’iniziativa è il produttore di soluzioni di Artificial intelligence – spiega Milassano – ma il bando punta a favorire applicazioni in risposta a esigenze espresse dal territorio». La Fondazione Crt, insieme a Fondazione Isi, ha creato due anni fa il primo centro di Big data for social goods. «Si tratta – spiega Massimo Lapucci, segretario generale della Fondazione Crt di una iniziativa che punta ad attivare gli algoritmi dell’Intelligenza artificiale per fotografare fabbisogni sociali e per misurare l’esatto impatto delle azioni intraprese da istituzioni o enti. Si tratta di un approccio che può davvero rivoluzionare la filantropia istituzionale e in generale i modelli che misurano l’impatto sociale». Torino, è la scommessa di Lapucci, potrà giocare un ruolo importante come centro di competenze in Ai in chiave nazionale, sul modello di quanto fatto a Genova con l’Iit, «proponendo un modello che davvero possa mettere il cambiamento a servizio delle persone e del capitale umano».

Waterview e inVRsion sono due delle realtà con all’attivo applicazioni di intelligenza artificiale finanziate da Liftt, Investment oparating company guidata dallo scienziato e imprenditore Stefano Buono, nata dall’iniziativa di Compagnia di San Paolo e Politecnico di Torino. La prima (150mila euro di investimento) nasce come start up del Politecnico di Torino e propone un software di intelligenza artificiale che garantisce un monitoraggio “pervasivo” delle condizioni metereologiche grazie alla capacità di sfruttare le reti di telecamere esistenti. Una sorta di “meteo” rinforzato, con in più la possibilità di rilevare situazioni di potenziale pericolo come ad esempio il fumo. InVRsion (mezzo milione di risorse investite da Liftt) invece è una delle società leader nello sviluppo di soluzioni in realtà virtuale B2B che consentono di digitalizzare prodotti o rendere virtuali spazi con un altissimo grado di realismo, con applicazioni importanti ad esempio nel mondo retail. Liftt, spiega Guido Panizza, head of Project Management, «ha inserito nel team che seleziona start up da finanziare due program manager che arrivano dal mondo dell’Intelligenza artificiale proprio per focalizzare le applicazioni potenzialmente più innovative». L’Intelligenza artificiale, aggiunge, «è ormai un tema trasversale che vediamo applicato, in molte start up che abbiamo in fase di analisi, a settori vari, dalla salute all’educational».

La formazione
Il Politecnico di Torino ha una laurea magistrale in Data Science che include le principali tematiche legate a machine learning ed è inoltre la sede del dottorato nazionale in intelligenza Artificiale e Industria 4.0. Si tratta dell’unica sede in Italia, una operazione finanziata dal ministero dell’Università per formare eccellenze in questo campo. L’obiettivo a medio termine è proiettare questi percorsi universitari verso le lauree triennali.

All’Università di Torino la laurea magistrale in Artificial intelligence è la più gettonata tra gli studenti, scelta dai tre quarti dei ragazzi che decidono di proseguire gli studi dopo la laurea triennale, con un numero di iscritti raddoppiati, da 50 a 100. Inoltre sono una trentina i master in Alto apprendistato attivati con la Regione negli ultimi anni con aziende come Skf, Comau, Reply e Nuance.

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