ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl graffio del lunedì

Inter batte Juve col «doppio» rigore. Napoli aggancia la vetta aspettando il Milan

I nerazzurri tornano in pista per la corsa scudetto dopo uno 0-1 con polemiche. Convince la vittoria «sporca» dei ragazzi di Spalletti a Bergamo

di Dario Ceccarelli

Serie A: Pioli loda Mihajlovic alla vigilia di Milan-Bologna

5' di lettura

Riecco il campionato italiano. Si torna al nostro povero orticello, dopo le amarezze della Nazionale, e non si fanno salti di gioia. Certo l’Inter fa festa perchè dalla sfida con la Juventus esce con una vittoria (0-1) che la rimette in corsa nella lotta per lo scudetto. Però anche l’Inter, a parte i tre pesantissimi punti, non può certo gonfiare il petto considerando la sua povertà di gioco e di conclusioni. Se questo è il derby d’Italia, cioè il non plus ultra del nostro torneo, stiamo freschi: ecco spiegato perchè non andremo ai mondiali in Qatar. Poi il calcio, come si sa, non sempre premia il migliore, anzi.

Quanto pesano gli episodi

Troppo spesso ormai tutto dipende da singoli episodi, quasi sempre molto discutibili. E l’Inter, pur patendo la maggior aggressività dei bianconeri, ha avuto però il merito di aggrapparsi con determinazione al rigore (ripetuto!) di Calhanoglu riuscendo in qualche modo a rimettere in moto una macchina che, nelle ultime sette partite, aveva prodotto un solo successo. Con la Salernitana, senza offesa per la Salernitana.

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Var su Var

Bisognerebbe parlare di calcio, dell’Inter che riprende la sua corsa allo scudetto (con una partita da recuperare), e della Juventus che, esaurendo la sua striscia positiva di 16 partite, esaurisce anche il suo ultimo bonus per lo scudetto, ma in realtà si finisce come al solito a rigirare sulle scorie velenose di questa super sfida ancora una volta condizionata da un rigore (pestone di Morata su Dumfries in area bianconera) che l’arbitro Irrati concede solo dopo l’intervento del Var.

Quando il rigore è doppio

Già qui ci sarebbe da dire perchè il calcio è un gioco in velocità dove non si può, per regolamento, annullare il contatto fisico. Solo che un conto è vederlo dal vivo, un contrasto, un altro vederlo e rivederlo alla moviola. Alla fine tutto viene enfatizzato, tutto sembra più violento. E così l’Inter che praticamente fino al 43 ‘non aveva mai tirato in porta, si ritrova con l’occasione della vita. Che diventano due. Perchè nella prima, dopo che Szczesny ha respinto il penalty, il pallone carambola lo stesso in rete passando tra una selva oscura di gambe, ma il gol viene annullato per fallo di Calhanoglu sul portiere bianconero. Tutto finito? Si può quindi ricominciare? Naturalmente no. Secondo il Var, De Ligt era entrato in area prima dell’esecuzione del penalty, quindi il rigore va ripetuto.

Juve senza vittorie con le big

La seconda volta Calhanoglu non sbaglia. E così, tra insulti e proteste, la corrida si conclude. Ovvio che poi, dopo questo giostra di fischi e fiaschi, di rigori tirati e ritirati, di arbitri che si contraddicono uno con l’altro a seconda che stiano in campo o al monitor, della partita resta quasi nulla da dire. Quello che si può aggiungere, e questo non fa bene a Madama (anche se ha preso due legni e giocato meglio), è che la squadra di Allegri chiude la stagione senza aver vinto nessuno degli scontri diretti con le altre pretendenti al titolo. E che il suo trio delle meraviglie (Morata, Dybala, Vlahovic) in tre non fa un gol. E il più spento è sembrato proprio Vlahovic, ben marcato dai difensori dell’Inter

Un Napoli concreto aggancia la vetta

In attesa della risposta del Milan col Bologna nel posticipo del lunedì, il Napoli intanto aggancia la squadra di Pioli in vetta e lancia un fortissimo segnale ai rossoneri. Attenti, amici milanisti: noi non vi diamo tregua. E al vostro minimo cedimento, alla minima distrazione, vi siamo addosso. In effetti il successo in trasferta sull’Atalanta, che ora dovrà lottare per non perdere un posto in Europa, è una di quelle prove di forza che tagliano la testa d ogni discorso ozioso. E che fanno capire quanto ormai i partenopei siano concentrati sull’obiettivo. A Bergamo, contro una Dea inconcludente, gli uomini di Spalletti hanno fatto il loro sporco lavoro per arrivare all’obiettivo. Un lavoro cinico e concreto. Due reti nel primo tempo (Insigne su rigore e Politano) e, quando gli uomini di Gasperini riducono le distanze (De Roon), i partenopei fanno scattare il piano B. Che è quello di chi ripiega senza farsi prendere dall’ansia. Colpendo in contropiede l’Atalanta quando si scopre troppo (Elmas all’81’). Un Napoli poco spettacolare? Sì, ma tremendamente produttivo. Come si deve essere per vincere uno scudetto.

Ora tocca ai rossoneri

E adesso si vedrà la risposta del Milan. C’è molta elettricità nell’aria. A San Siro sono attesi numeri da tutto esaurito. Che per un lunedì, giorno dei barbieri, è un risultato da leccarsi i baffi. C’è anche una gran corsa per accaparrarsi i biglietti delle ultime partite interne di campionato. Insomma: l’euforia monta. Perfino la sindrome delle «piccole», cioè quella vulnerabilità dei rossoneri con le provinciali, sembra ormai spazzata via dal trascinante entusiasmo dei supporter. Troppa fiducia? Un po’ di autostima fa bene, troppa rischia di farti uscire di strada. E prenderti una bella tranvata. Pioli ormai i suoi boys li conosce. Sono giovani e ruspanti, e sentono che sta succedendo qualcosa di importante. Se restano coi piedi per terra, e non si complicano la vita da soli, il calendario li può anche aiutare.

Ciclismo, Van Der Poel vince nelle Fiandre

Mathieu Van Der Poel, nipote del leggendario Raymond Poulidor, ha conquistato per la seconda volta il Giro delle Fiandre al termine di un duello da antologia con Tadej Pogacar, il nuovo astro del ciclismo mondiale.Questa volta però il golden boy sloveno, pur protagonista, si è fatto fregare come un pivello in un finale tanto emozionate quanto rocambolesco. I duellanti, dopo aver dominato la corsa, si sono quasi fermati a circa 800 metri dal traguardo facendosi raggiungere da Madouas e Van Baarle. A quel punto Van Der Poel è scattato per la volata mentre Pogacar è rimasto chiuso dagli ultimi due imbucati, che sono poi saliti sul podio lasciando il povero Tadej con le pive nel sacco. Un bello smacco per il campione sloveno a volte talmente forte da correre come se in corsa ci fosse solo lui. Non fraintendete: il suo è un segno di grande forza e talento. Faceva così anche Eddy Merckx, che infatti è diventato il «Cannibale». Diciamo che Pogacar, pur avendo già vinto due Tour, finora ha solo fatto colazione. Però ha solo 23 anni. E ricordiamo che anche il grande Eddy, una tantum, ha perso qualche corsa. Meno male. Altrimenti Felice Gimondi non avrebbe mai vinto tutto quello che ha vinto.

Perché si ammalano tutti?

Ultima notazione: non per fare i gufi, ma che cosa succede nel ciclismo? Perchè tutti i sono quasi sempre alle prese con problemi di salute? A parte la drammatica disavventura di Sonny Colbrelli, cui hanno inserito un defibrillatore dopo la grave aritmia che lo ha portato all’arresto cardiaco al Giro di Catalogna, si contano a decine i corridori colpiti da vari tipi di bronchiti e influenze alle vie respiratorie. Oltre al Covid, che ha negato al belga Van Aert di partecipare al Fiandre, tante altre patologie impediscono rapidi recuperi. Uno per tutti il campione del mondo Alaphilipe, fermo da mesi. Ma anche Moscon, Ulissi e Viviani hanno avuto i loro guai. Troppe corse? Eccesso di fatiche? I colpi di coda del Covid dopo due anni vissuti pericolosamente? Ci sono troppe ombre. Sarebbe il caso di cominciare a diradarle.

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