PROPRIETÀ E GOVERNANCE

Inter e Milan hanno già vinto il derby del rilancio societario

di Marco Bellinazzo


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Gonzalo Higuain e Mauro Icardi (Afp)

4' di lettura

Dopo dieci anni passati al centro dell’attenzione mediatica più per vicissitudini societarie e finanziarie che per le prestazioni sportive, Inter e Milan, si affrontano questa sera a San Siro in un derby sold out da giorni (incasso record di cinque milioni) e a suo modo storico. Entrambi i club, infatti, si stanno consolidando dal punto di vista della proprietà e della governance e questa costituisce l’indispensabile premessa per tornare a presidiare stabilmente, come nel blasone delle squadre meneghine, i vertici del calcio italiano ed europeo.

Le due transizioni per realizzare il definitivo “distacco” dalle storiche proprietà italiane di Massimo Moratti e Silvio Berlusconi sono, naturalmente, in fasi diverse, come testimonia il risultato d’esercizio al 30 giugno 2018, con un rosso di appena 17,7 milioni per l’Inter e di 126 milioni per il Milan sotto la gestione di Yonghong Li . Tuttavia, la strada intrapresa sembra essere quella giusta per entrambe le società.

Suning a breve unico proprietario dell’Inter
Suning, conglomerato commerciale e immobiliare da oltre 60 miliardi di dollari di fatturato annuo e 180mila addetti, peraltro rileverà a breve la quota di minoranza del 30% in mano al thailandese Erick Thohir (per un controvalore di circa 150 milioni). Il colosso fondato da Zhang Jingdong dall’acquisizione avvenuta il 29 giugno 2016 a oggi, ha investito nell’Inter 474 milioni di euro (con un aumento di capitale da 142 milioni e prestiti soci per 336 milioni, dei quali circa 105 milioni da poco convertiti in capitale).

Elliott, che gestisce asset per 30 miliardi di dollari e ha poco più di 450 dipendenti, ha assorbito le azioni detenute dall'inadempiente imprenditore cinese Li lo scorso luglio (sempre più indebitato e finito nel mirino delle autorità di Pechino). Il fondo Usa di Paul Singer cercherà in futuro un nuovo proprietario per valorizzare al massimo il suo investimento ma per ora sta assicurando il pieno sostegno per il rilancio del team rossonero che manifesta ancora grossi squilibri economici.

Campagna acquisti molto costosa
Con il bilancio al 30 giugno 2018 chiuso con un rosso di 126 milioni e la spada di Damocle delle sanzioni in arrivo per la violazione del fair play finanziario Uefa, il Milan deve tentare di ripartire conquistando la Champions e risanando il proprio modello di business. La maxi-campagna acquisti nell’estate 2017 voluta dall’ex proprietario Yonghong Li e dell’ex ad Marco Fassone ha peggiorato i conti. I costi totali sono balzati a 354 milioni, in aumento del 22.7% rispetto al bilancio precedente. Il monte ingaggi rossonero è salito da 135 a 150 milioni e gli ammortamenti da 61 a 110 milioni (incluse le svalutazioni per circa 20 milioni di Bacca e Kalinic, anche se ceduti dopo lo scorso 30 giugno). La rosa del Milan è costata 260 milioni e ha assorbito da sola tutti i ricavi, plusvalenze incluse. Il Milan cinese, infatti ha registrato entrate per 255 milioni (rispetto ai 212 del precedente rendiconto), con 42 milioni di plusvalenze, 109,3 milioni di diritti tv, 35,3 milioni dal botteghino di San Siro e 62,5 milioni dall’area commerciale con una contrazione di 7,4 milioni rispetto alla stagione 2016/17 legata decisione dello sponsor tecnico Adidas di rescindere anticipatamente il contratto al 30 giugno 2017, siglando poi un nuovo accordo di un solo anno a un valore più basso.

UN DECENNIO DI DEFICIT
UN DECENNIO DI DEFICIT
UN DECENNIO DI DEFICIT

Per far fronte alla carenza di liquidità tra agosto e settembre il fondo Elliott ha effettuato versamenti di ricapitalizzazione per 170,5 milioni ristabilendo l'equilibrio finanziario e patrimoniale e e rimborsando le obbligazioni emesse nel 2017 per quasi 120 milioni. Il lavoro che attende la nuova dirigenza guidata dal presidente Scaroni, dal futuro ad Gazidis e dalla coppia Leonardo-Maldini si annuncia perciò molto complesso.

Inter non più in difesa
L’Inter invece non è costretta più a giocare “in difesa” a causa dei paletti del fair play finanziario Uefa essendo sostanzialmente uscita dai vincoli del settlement's agreement sottoscritto nel 2015. Il bilancio al 30 giugno 2018 mostra ricavi operativi(escluso quindi il player trading) per 287 milioni, con un +6% rispetto all’anno prima, nonostante l’assenza della Champions conquistata invece in questa stagione.

I ricavi commerciali grazie alla crescita dell’apprezzamento del brand nerazzurro nel mercato cinese asiatico sono aumentati notevolmente a circa 120 milioni. Sul fronte commerciale dalla stagione appena cominciata l’Inter gestirà da sola tutta l’area commerciale e hospitality di San Siro non essendo stata rinnovata la partnership con Infront. La società si sta dotando di strutture operative e manageriali in grado di amministrare in house contratti di sponsorizzazione e servizi connessi.

Il livello dei costi sostenuti per la rosa è cresciuto in funzione del tentativo del club guidato dall’ad Alessandro Antonello di accrescerne il tasso tecnico. Gli ingaggi sono saliti intorno ai 160 milioni rispetto ai 151 della stagione 2016/17 e anche gli ammortamenti sono aumentati intorno agli 80/85 milioni (erano 75 nella stagione 2016/17). Uno scostamento che rientrerà in questa stagione quando la società incamererà i proventi della partecipazione alla massima competizione continentale. L’Inter al termine della scorsa stagione ha perso solo 17,7 milioni. A suo modo un record che garantisce per il futuro un percorso più sereno.

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