risultato netto da anni in rosso

Inter, fair play finanziario schiacciato sotto 638 milioni di debiti

di Gianni Dragoni


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(Reuters)

7' di lettura

A leggere il bilancio dell’Inter viene da chiedersi come possa il club nerazzurro essere ammesso al campionato di serie A. Il patrimonio netto consolidato è negativo per 83,41 milioni al 30 giugno 2017. C’è un peggioramento di quasi 29 milioni rispetto al 30 giugno 2016. Questo significa che il capitale versato dai soci è insufficiente a coprire le perdite accumulate e che la società avrebbe dovuto portare i libri in tribunale, da tempo. Il risultato netto consolidato è da anni in rosso. Nello scorso esercizio la perdita netta è stata di 24,6 milioni, inferiore ai 61,3 milioni del bilancio 2016.

La Figc non applica il fair play finanziario dell’Uefa. Nella gestione di Carlo Tavecchio e Michele Uva la Federcalcio si è data regole molto più lasche. C’è però da chiedersi come faccia la Covisoc a dare il via libera all’iscrizione di una società dal cronico deficit patrimoniale e di conto economico. Nello scorso esercizio i debiti totali consolidati sono aumentati a 637,56 milioni, quasi 150 milioni in più dell’esercizio precedente. Spiccano i debiti verso banche per 208 milioni e verso soci per finanziamenti per 221 milioni. Inoltre ci sono debiti verso altri club per l’acquisto di calciatori per 112,5 milioni. I crediti totali sono aumentati da 89,2 a 165,3 milioni. La liquidità si è ridotta a 14,76 milioni, rispetto ai 32,3 milioni di giugno 2016.

Dal 28 giugno 2016 c’è il nuovo azionista di maggioranza cinese, attraverso la lussemburghese Great Horizon Sarl, che - secondo la relazione al bilancio - è una «società interamente controllata da Suning Holding Co., Ltd». Il gruppo cinese Suning detiene il 68,55% dell’Fc Internazionale Spa. Il secondo socio è la International Sport Capital Spa, con il 31,05%, «facente riferimento a Erik Thohir», presidente del club. Altri azionisti possiedono lo 0,4 per cento.

Il nuovo socio di maggioranza ha iniettato 142 milioni con un aumento di capitale e - si legge nella relazione sulla gestione - ha concesso «finanziamenti soci per un totale di 298 milioni», di cui l’ultima tranche di 81 milioni nei mesi di luglio e agosto 2017. Le nuove risorse sono state impiegate in particolare per 131,6 milioni per rimborsare i debiti verso la Isc di Thohir e gli interessi.

A fine 2017 l’Inter si è rifinanziata emettendo un bond per 300 milioni al tasso del 4,85% per cinque anni, sottoscritto - dice la società -da investitori istituzionali. Nella scorsa stagione il club ha investito in diritti pluriennali alle prestazioni di calciatori 144,7 milioni e ha fatto cessioni per 55,8 milioni, con plusvalenze nette per 44,3 milioni. Il valore della produzione è aumentato da 205,7 a 273,7 milioni, escluse le plusvalenze. Il costo del personale è aumentato da 124,23 a 151,3 milioni.

In base all’accordo del 2014 con la Uefa il club si è impegnato ad avere un bilancio in equilibrio al 30 giugno 2017, pena una multa di 7 milioni. La società ritiene che, escludendo i costi che la Uefa consente di scorporare, spesa per stadio, vivai, territorio, i parametri Uefa siano rispettati. All’assemblea dei soci a fine ottobre l’a.d. Alessandro Antonello ha detto che «il bilancio 2016-2017 è attualmente in attesa di certificazione da parte dell’Uefa».

In riferimento all'articolo del Sole 24 Ore, successivamente l'Fc Internazionale ha emesso un comunicato in cui “tiene a precisare che il bilancio di esercizio e consolidato contengono una serie di dati ed informazioni integrative rispetto a quelle riportate nell'articolo, previste dal Codice Civile e dalle norme di legge e regolamentari in materia di bilancio di società di calcio che dimostrano come le considerazioni esposte nell'articolo stesso siano fuorvianti nei fatti e nelle interpretazioni ledendo l'immagine del club che quotidianamente opera nel rispetto delle leggi italiane e delle norme regolamentari applicate dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Il bilancio chiuso lo scorso 30 giugno, approvato prima dagli organi societari competenti e poi dalla assemblea dei soci ha superato la verifica della Co.Vi.So.C.».

In merito a questo comunicato faccio notare che non smentisce nessuno dei dati e delle cifre sul bilancio consolidato dell'Inter riportati nell'articolo. (G.D.).

Si fa riferimento all'articolo a firma Gianni Dragoni in cui – prendendo spunto dall'analisi dei conti di una specifica società – viene espresso un giudizio poco lusinghiero sull'efficacia del sistema dei controlli della F.I.G.C. in tema di equilibrio economico e finanziario dei club professionistici.
Animato da spirito di collaborazione al fine anche di ristabilire la verità del nostro operato, ritengo di doverle segnalare che le considerazioni espresse in questo articolo non sono coerenti con il rigido percorso che la Federazione ha intrapreso dal mese di dicembre 2014, ovvero dall'arrivo di Tavecchio e mio in Federazione. Con il passare degli anni, l'attività degli organi di controllo della FIGC si è fatta molto più stringente, pur operando con poteri che, come di certo comprenderà, non sono paragonabili a quelli di organi investigativi di pubblica competenza.
In allegato troverà un documento programmatico tratto dal nostro Bilancio Integrato 2016 che illustra i nuovi parametri e le nuove regole, con il loro naturale cronoprogramma di introduzione. Oltre a questo schema, di seguito le rappresento alcuni spunti di cui ritengo si debba tenere conto, auspicando che le relative considerazioni possano formare oggetto di adeguata ponderazione e valorizzazione in occasione dei prossimi interventi sul tema da parte della sua redazione: i) quello che è il vigente sistema dei controlli istituto dalla F.I.G.C.; ii) quali siano gli obiettivi che si intendono perseguire a livello istituzionale da parte della F.I.G.C. attraverso il proprio sistema di controllo; iii) quali possano essere gli eventuali sviluppi futuri di tale sistema di controllo.
Il tutto in sintesi e nei termini che seguono.
Ai fini del controllo dell'equilibrio economico e finanziario delle società professionistiche la F.I.G.C. opera, come noto, per il tramite di un organo indipendente: la Co.Vi.So.C.. Durante la stagione sportiva quest'ultima svolge un'attività di controllo che riguarda prevalentemente:
- l'esame della documentazione richiesta periodicamente alle società (bilancio, relazione semestrale, budget e report, indicatori di liquidità, indebitamento e costo);
- il riscontro dei pagamenti trimestrali degli emolumenti dovuti ai tesserati, delle ritenute Irpef e dei contributi Inps;
- l'elaborazione delle informazioni periodiche inviate dalle società per monitorarne la situazione economico-finanziaria.
L'attività di controllo della Co.Vi.So.C. è svolta anche mediante verifiche effettuate (almeno due volte nell'arco della stagione sportiva) presso le sedi delle società attraverso un nucleo di ispettori iscritti all'albo professionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili.
Va precisato che l'attività della Co.Vi.So.C. non presuppone un controllo analitico sulle modalità di redazione del bilancio delle singole società in quanto tale documento è oggetto di revisione obbligatoria in base alla disciplina di settore. Alla Federazione, e per essa al suo Consiglio Federale, è assegnata l'attività di verifica annuale del rispetto dei requisiti legali ed economico- finanziari fissati dal Consiglio Federale ai fini del rilascio della Licenza Nazionale per l'ammissione ai campionati di competenza. In tale occasione viene verificato il rispetto di più parametri che sono stati individuati come significativi e indicativi dalla capacità del club di condurre a termine la stagione sportiva. Fra i principali parametri oggetto di verifica in tale occasione figurano:
- il pagamento dei debiti scaduti nei confronti dei tesserati, lavoratori dipendenti e collaboratori addetti al settore sportivo;
- il pagamento dei debiti scaduti nei confronti dell'Erario e dell'Inps;
- il pagamento dei debiti nei confronti della F.I.G.C., delle Leghe e delle altre società;
- il deposito del bilancio d'esercizio con il corrispondente giudizio dalla società di revisione (il che sta a significare che né la Co.Vi.So.C né la UEFA si esprimono in autonomia sul rispetto dei criteri di veridicità, correttezza e chiarezza dei bilanci delle singole società);
- il raggiungimento di un livello soglia minimo con riguardo ad un indicatore di liquidità;
- il deposito di una garanzia a prima richiesta (di importo differente a seconda della serie di appartenenza) a garanzia degli emolumenti dovuti dalla Società agli atleti;
- il superamento di eventuali fattispecie di deficit patrimoniale (tenuto conto del fatto che siffatta situazione viene verificata con esclusivo riferimento al bilancio di esercizio atteso che solo tale documento (e non il bilancio consolidato) riveste una funzione organizzativa nel senso che rileva ai fini dell'accertamento delle cause di liquidazione delle società di capitali secondo quanto previsto dal codice civile)
Come è facile comprendere si è, quindi, dinanzi ad un sistema di controlli economico - finanziari che si è andato perfezionando negli anni e che, ad oggi, in una prospettiva comparativa è individuato a livello europeo come un benchmark di riferimento.
Con questo non si intende argomentare che l'assetto dei controlli non sia suscettibile di ulteriore miglioramento né, sotto altro profilo, che esso sia in grado di escludere in radice eventuali fenomeni di default. Anche l'economia del calcio, infatti, non può escludere che si possano verificare situazioni di insolvenza e ciò è viepiù possibile in un ambito – come quello del calcio professionistico – in cui la redditività è sovente negativa con conseguente erosione del patrimonio.
Proprio nella consapevolezza della sussistenza di ulteriori margini di miglioramento del sistema dei controlli (particolarmente necessari alla luce della intrinseca debolezza economica delle società) la F.I.G.C. ha già programmato tre anni fa (con entrata in vigore a decorrere dalla prossima stagione), un meccanismo di financial fair play che renderà ancora più selettivo e rigoroso l'assetto.
Non vorremmo che fosse disconosciuto il generalizzato miglioramento che le regole di ingaggio stabilite la F.I.G.C. stanno generando e mi auspico che queste brevi riflessioni possano condurre a un più sereno approccio al fenomeno comprendendo che su questo, come su altri argomenti, la Federazione cerca di migliorarsi continuamente.
Resto sempre con stima a disposizione di confronto in merito.

Michele Uva, direttore generale della Figc

La lettera del d.g. della Federcalcio non smentisce i dati riportati nell'articolo sul bilancio dell'Inter. La Figc dovrebbe spiegare come fa ad ammettere al campionato società che hanno _ e da anni _ un deficit patrimoniale a livello consolidato, cioè un patrimonio netto negativo, che equivale all'assenza di capitale, accompagnato da pesanti perdite nel conto economico e da un indebitamento molto elevato rispetto al giro d'affari.
La scelta della Figc, lo conferma la lettera del dottor Uva, di limitare le verifiche della Covisoc “con esclusivo riferimento al bilancio di esercizio” e non estenderle al bilancio consolidato non consente di fare un esame realistico e completo della situazione economico-finanziaria e patrimoniale delle società di calcio, perché in questo modo si guarda solo a un pezzo dell'attività. Soprattutto nei casi di club _ l'Inter, ma anche altri _ che, per ovviare a carenza di risorse, hanno fatto operazioni infragruppo (in particolare rivalutazione e scorporo del marchio o di rami d'azienda nel marketing) da cui sono derivate plusvalenze esistenti però solo sulla carta. In questo modo gli amministratori hanno iscrtto nel bilancio di esercizio attivi patrimoniali fittizi, perché ad essi non corrispondono entrate né flussi di cassa, in quanto non c'è stata la vendita di beni. Questa è cosmesi contabile. E infatti nel bilancio consolidato le plusvalenze realizzate infragruppo devono essere cancellate, il belletto scompare e gli squilibri dei conti vengono messi a nudo. (G.D.)

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