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Inter, Handanovic: "Siamo un gruppo unito, merito di Spalletti"

a cura di Datasport

2' di lettura

L'Inter sta vivendo un momento molto difficile riguardo ai risultati e alle prestazioni offerte in campo. Dopo aver sognato addirittura il tricolore, i nerazzurri non sanno più vincere e adesso rischiano anche di perdere il terzo posto. La squadra di Spalletti può contare comunque su uno dei pilastri fondamentali di questa squadra che grazie ai suoi miracoli continua a risolvere alcuni dei problemi di questa Inter. Samir Handanovic infatti è da anni che è chiamato a fare un superlavoro in porta e da molti è considerato ormai come uno dei portieri più forti d'Europa. Lo sloveno, raccontandosi a Inter Tv, parla di una squadra molto cambiata rispetto alle precedenti stagioni: "Ora siamo un gruppo unito e il merito è molto di Spalletti ma anche dei ragazzi. Abbiamo ottimi calciatori, persone a posto e normali. Questo serve al gruppo per non uscire dalle righe". Handanovic è alla sua sesta stagione in nerazzurro ed è uno dei veterani dello spogliatoio tanto da meditare di legare per sempre con i colori nerazzurri: "Se sono una bandiera? Qui sto bene e abbiamo tutto a disposizione per fare risultati e per riportare l'Inter dove merita. Se resto per sempre? Vediamo". Poi da appassionato giocatore di scacchi, scherza un po' e conferisce a ogni suo compagno un ruolo: "Chi è l'alfiere? Qualcuno che fa diagonali, Santon. La torre? Skriniar. La regina? Borja Valero. Il cavallo? Perisic, il cavallo pazzo. Ha una forza di un cavallo che corre su tutta la fascia". Poi ripercorre anche i suoi inizi: "Ho cominciato guardando mio cugino, quando avevo 10 anni andavo a vedere lui che era più grande. Poi è nata la passione e sono andato in porta. In Italia sono arrivato dalla Slovenia, serie B. Poi ho fatto un provino all’Udinese e mi hanno preso. Nel 2004/05 c’era Spalletti, ero il secondo portiere. Siamo arrivati quarti, prima qualificazione in Champions League. Poi sono andato a Treviso per giocare, dopo Calciopoli ci siamo trovati in serie A. Ho perso il posto un po’ per colpa mia, ma l’esperienza mi è servita. Poi a gennaio sono andato alla Lazio a fare il terzo portiere dietro Ballotta e Peruzzi. Mi sono allenato con loro, è stato bello anche se non giocavo. Alla prima partita sono stato espulso, ho causato un rigore, da ultimo uomo. De Michele ha parato il rigore. A Rimini sono andato in serie B con un presidente molto ambizioso che ha fatto una squadra forte. C’erano la Juve, il Genoa e il Napoli, a gennaio eravamo primi. In tanti ci siamo ritrovati in serie A: Matri, Baccin, Moscardelli. Un bel gruppo. Lì ho giocato 41 partite. Mi è servito per credere in me stesso e mi ha dato la giusta fiducia. Sono tornato all’Udinese e lì ho sempre giocato per 5 anni finché non mi ha preso l’Inter".

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