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Inter-Juventus, il derby d’Italia ora vale un miliardo

Domenica 6 ottobre alle 20.45 l’Inter di Suning affronta a San Siro la Juventus per consolidare il primato in classifica. I due club al 30 giugno 2019 hanno raggiunto i rispettivi record di ricavi (621 per i Campioni d’Italia 415 per i nerazzurri)

di Marco Bellinazzo


Suning, chi è l’azionista di maggioranza dell’Inter

4' di lettura

Un big match da oltre un miliardo di fatturato. Per collocare nella giusta prospettiva storica la sfida che domenica 6 ottobre alle 20.45 a San Siro (sold out e incasso record di 6,5 milioni) vedrà in campo Inter e Juventus per conquistare la vetta del campionato occorre partire da questi dati. Mai nella storia del calcio italiano, infatti, 2 società erano arrivate a realizzare un giro d’affari tanto rilevante. Tra i bianconeri e i nerazzurri e i top club d’Europa esiste ancora un importante gap da colmare e i due stessi team tricolori si trovano in differenti fasi di crescita, ma è inconfutabile che si tratti delle due realtà più avanzate della Serie A in quel percorso di integrazione tra attività sportiva, entertainment e nuove tecnologie che caratterizza il calcio contemporaneo.

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Le due proprietà
Le ambizioni delle 2 squadre d’altro canto rispecchiano quelle dei due colossi cui appartengono: la Exor e Suning . La casa madre della Juve fattura oltre 140 miliardi di euro all’anno, mentre i cinesi hanno un giro d'affari, concentrato soprattutto in madrepatria, che oscilla tra i 50 e i 60 miliardi. Nelle ultime stagioni alla galoppata juventina hanno fatto da contrasto le vicissitudini societarie e proprietarie dell’Inter, frenata anche dai vincoli del fair play finanziario. Ma da questa stagione il club presieduto da Steven Zhang può muoversi più liberamente sul mercato. E i risultati stanno arrivando. Anche grazie all’ingaggio di due “manager sportivi” ex juventini come Beppe Marotta e Antonio Conte, l’Inter ha lanciato la sua candidatura alla leadership italiana e non solo.

Il piano quinquennale della Juve
Quali obiettivi intenda perseguire la Juventus e attraverso quali strade, è indicato nel piano di sviluppo 2019-2024 approvato dal Cda lo scorso 20 settembre. Nel documento il club del presidente Andrea Agnelli rivendica la competitività sportiva conseguita nel periodo 2010/2018 e punta a preservarla attraverso campagne trasferimenti dinamiche «caratterizzate da un’attenta e disciplinata gestione delle operazioni di investimento e disinvestimento», in modo da consolidare i primati raggiunti e garantire nel tempo il necessario ricambio generazionale. Determinante sarà quindi «migliorare la redditività, rendendola meno sensibile all’andamento dei risultati sportivi», proseguendo «la valorizzazione del brand Juventus, avviata nel 2017 con il lancio del nuovo logo, soprattutto attraverso investimenti nei mercati chiave a livello internazionale». Nel prossimo quinquennio perciò la filosofia che guiderà le strategie bianconere sarà quella di «attuare un modello di sviluppo sostenibile che consenta di mantenere standard elevati di risultati sportivi, senza pregiudicare l’equilibrio economico e finanziario».

Va detto che l’acquisizione nel 2018 di Cristiano Ronaldo se ha permesso di conseguire un nuovo record di ricavi (621,5 milioni) non ha evitato alla Juve un rosso da quasi 40 milioni. L’aumento dei proventi (dal botteghino sono arrivati 70,7 milioni contro i 56,4 milioni del 2018, dagli sponsor 108,8 milioni, 44 dal merchandising e 206,6 da diritti tv e Champions ) in effetti non ha compensato nel primo anno quello dei costi operativi. Per gli ingaggi del personale tesserato dai 233,3 milioni del 2018 si è saliti a 301 milioni, mentre gli ammortamenti dei cartellini hanno assorbito 150 milioni (41,5 milioni in più nel giro di un anno). Solo grazie a un player trading aggressivo che ha fruttato 157,2 milioni tra plusvalenze e prestiti onerosi il disavanzo è stato contenuto.

Il livello dell’indebitamento finanziario netto - passato da 309,8 a 463,5 milioni di euro in 12 mesi - e un’ultima sessione di calciomercato che ha visto molti più ingressi che cessioni, con un ulteriore appesantimento del costo del lavoro che ha oltrepassato la soglia dei 500 milioni tra stipenti e ammortamenti, hanno spinto il cda bianconero e l’azionista di maggioranza Exor ad accelerare e potenziare il piano di sviluppo dotandolo di un aumento di capitale da 300 milioni (il secondo della nuova era Agnelli dopo quello da 120 milioni del 2011). È stato già sottoscritto un accordo di pre-underwriting con Bnp Paribas, Goldman Sachs International, Mediobanca e Unicredit.

La Juve acquisirà altri campioni che ne alzeranno il tasso tecnico e la riconoscibilità sui mercati globali, fisici e digitali, ma sarà indipensabile che introiti e vittorie si alimentino a vicenda attivando un circolo virtuoso per il quale tuttavia il “giardino” della Serie A potrebbe stare sempre più stretto.

La «ripartenza» del’Inter
Chi nel giardino del massimo campionato tricolore intende tornare a primeggiare è l’Inter “cinese”. La rinascita sportiva affidata alla gestione pugnace di Conte sta legittimando il lavoro di ristrutturazione societaria che Suning sta portando avanti dopo gli anni della gestione di Massimo Moratti e Erick Thohir trascorsi sotto la scure Uefa per le eccessive perdite. Molto in effetti è cambiato in società e molto si appresta a cambiare. Naturalmente, lo snodo fondamentale sarà quello della realizzazione - in sinergia con il Milan - del nuovo stadio (e del distretto polifunzionale nell’area di San Siro (con un iter politico che si annuncia non semplice a Palazzo Marino). Nel frattempo Suning ha già finanziato il potenziamento del Training Center e la nuova sede milanese.

Il club nerazzurro è sempre più al centro dell’Universo Suning e sarà trasformato attraverso i successi sul campo nel fiore all’occhiello dell’espansione internazionale del colosso di Nanchino. La sponda del quale peraltro ha consentito all’Inter di triplicare in pochi anni i ricavi commerciali (da circa 50 a 150 milioni annui) che insieme al ritorno in Champions League hanno contribuito al record di fatturato al 30 giugno 2019 a quota 415 milioni (+20% sull’esercizio precedente). Nel 2016, escluse le plusvalenze, l’Inter fatturava 200 milioni. E non è certo finita. Poche settimane fa Suning ha acquisito l’80% delle quote di Carrefour China (per 620 milioni di euro). Tra i progetti c’è quello di aprire negozi sportivi con prodotti brandizzati Inter. Sempre dalla Cina dovrebbe arrivare il nuovo main sponsor al posto di Pirelli il cui accordo scade nel 2021. I colloqui con Evergrande Group , gigante mondiale del real estate, sono in corso nella speranza di poter almeno raddoppiare l’accordo attuale che vale intorno ai 17 miloni stagionali.

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