due gare a porte chiuse

Inter-Napoli, tifoso morto e caso Koulibaly: questo calcio fa schifo

di Francesco Prisco


Inter batte il Napoli, cori razzisti contro Koulibaly

5' di lettura

Questo calcio fa schifo. Lasciatevelo dire da un tifoso, un appassionato tutt’altro che politically correct, uno che resta giù di morale tutta la settimana se la propria squadra perde. Quale sia questa squadra è dettaglio secondario, il tema è un altro, il solito: perché il pallone resta la zona franca attraverso la quale passano atteggiamenti che in nessun altro contesto del vivere civile sarebbero tollerati? Il 26 dicembre ero a San Siro per Inter-Napoli. Il risultato è un altro dettaglio secondario: contano gli scontri prima della partita, costati la vita a un tifoso, e gli ululati razzisti contro Koulibaly che ha perso la testa e si è fatto espellere.

Dov’è finito il buonsenso?
Non fraintendete: non è buonismo il mio o, peggio, qualunquismo. È una cosa più antica e, probabilmente proprio per questo, fuori moda: si chiama buonsenso. È consapevolezza che il calcio può essere bellissimo, una specie di salutare «doping» delle emozioni, passione condivisa da vivere allo stadio, al bar o in famiglia. Ma il calcio dovrebbe restare un formidabile entertainment , nella consapevolezza che, fuori dal calcio, esistono cose più importanti, valori più alti, imprescindibili. Si può vivere di calcio, ma morirci è da sciagurati. Infliggere o subire violenza - fisica o verbale che sia - in nome del calcio è una roba ignobile e, se a questa frase state per far seguire un «ma», ritenetevi corresponsabili di questo schifo.

Il blitz al van del Napoli e il tifoso interista morto
Partiamo dallo schifo che ha preceduto la partita. Una faccenda ancora da chiarire, sulla quale sono in corso indagini da parte della Procura di Milano. Intorno alle 19.30 a via Novara un van con a bordo tifosi del Napoli sarebbe stato bloccato e attaccato da ultras nerazzurri armati di mazze e catene. «Un’azione squadristica ignobile», secondo la definizione del questore di Milano, cui avrebbero partecipato cento tifosi di Inter, Varese e Nizza. Gli occupanti del van dal veicolo sarebbero scesi, circostanza che avrebbe portato a una rissa. Un supporter napoletano è stato accoltellato in modo lieve a un fianco e altri avrebbero riportato contusioni. Il tifoso nerazzurro deceduto nella mattina del 27 dicembre sarebbe stato investito mentre il van si stava allontanando dalla zona dei tafferugli. L’uomo, le cui condizioni sono apparse subito molto gravi, era stato ricoverato in ospedale e sottoposto a un intervento chirurgico che non è servito a salvargli la vita. L’aggressione al van ha portato all’arresto di tre tifosi dell’Inter. E meno male che era la prima volta che la serie A giocava a Santo Stefano.

Inter-Napoli, il momento dell’espulsione di Koulibaly (Afp)

Quegli ululati a Koulibaly
E veniamo ora allo schifo che si è visto in campo. Koulibaly, difensore centrale franco-senegalese del Napoli, per tutto il corso della partita è stato beccato dal pubblico con i soliti vecchi ululati razzisti. Per tre volte la panchina del Napoli ha chiesto la sospensione del match per cori discriminatori. Per tre volte gli altoparlanti di San Siro hanno avvertito la tifoseria del rischio di sospensione previsto dall’articolo 62 delle norme federali, puntualmente sommersi dai fischi. Ma difatti si è continuato a giocare. Koulibaly ha continuato a giocare: è stato a lungo il migliore dei suoi, nel primo tempo ha addirittura salvato un pallone sulla linea di porta, ma all’8o’ ha perso la testa. Di fronte a un’ammonizione, ha applaudito con stizza ironica l’arbitro Mazzoleni beccandosi un rosso. Di lì a poche ore, il difensore napoletano avrebbe twittato: «Mi dispiace la sconfitta e soprattutto aver lasciato i miei fratelli! Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo». Intanto, giovedì 27 dicembre, arrivano le decisioni del giudice sportivo: due giornate di squalifica a Koulibaly e Insigne, due partite a porte chiuse per l’Inter, più una terza con la sola curva squalificata. Così parlò Salomone. Quanto al «fermiamo il campionato» da più parti agitato, scordatevelo: the show must go on. E vorrei vedere, considerando gli interessi in gioco in questo gioco...

Le scuse della città di Milano
Torniamo a Koulibaly, violentemente schernito. A Milano, in una delle più civili città italiane, sicuramente la più cosmopolita, la prima nella classifica della qualità della vita. Non è un caso se il sindaco Giuseppe Sala, presente allo stadio, ha chiesto scusa a nome del comune: «Quei buuu a Koulibaly sono stati una vergogna. Un atto vergognoso nei confronti di un atleta serio come lui, che porta con fierezza il colore della sua pelle. E anche, pur in misura minore, nei confronti di tante persone che vanno allo stadio per tifare e per stare con gli amici», ha scritto giustamente il primo cittadino su Facebook, proponendo per la fascia di capitano dell’Inter il ghanese Asamoah a partire dalla prossima partita.

Io so chi ha fatto buuu a Koulibaly
Tutto giusto, per carità. Com’è giusto l’annuncio di nuove norme, da parte del presidente di Federcalcio Gabriele Gravina, che dovrebbero rendere più facile sospendere una partita in caso di cori razzisti. Ma voi avete mai visto in faccia un tifoso che grida buuu a un giocatore di colore? A me ieri è capitato. Ero seduto al primo anello arancio e, davanti a me, c’era un distinto signore di mezza età accompagnato da due bambini, presumibilmente suoi figli. Il più piccolo avrà avuto dieci anni. Questo distinto signore non si è perso un tocco di palla di Koulibaly: ha insultato il calciatore e, cosa ancora più grave, esortava i bambini che erano con lui a fare altrettanto. Non conosco il suo nome: dopo tutto era soltanto un volto nella folla, uno tra i tanti a gridare buuu a un calciatore nero la sera di Santo Stefano a San Siro e a ogni turno di campionato in quasi tutti gli stadi italiani. Non conosco il suo nome ma mi sono vergognato al suo posto, come avrebbe dovuto fare qualsiasi appassionato di calcio di buonsenso.

Il razzismo sugli spalti spiegato ai miei figli
Da sinceri democratici, riuscireste a spiegare ai vostri bambini che alcuni papà, allo stadio, insegnano ai loro figli a insultare i calciatori in base al colore della pelle, come fosse un rito tribale di iniziazione? Io avrei qualche difficoltà. Forse dovrei dire loro che tra gli esseri umani effettivamente esistono razze superiori. Quella che ci ha dato Alexandre Dumas, Miles Davis, Martin Luther King, Muhammad Ali, Jimi Hendrix, Jean-Michel Basquiat, Michael Jordan, Spike Lee, Usain Bolt e Ronaldo il fenomeno, per esempio. Forse dovrei dire loro che tra gli esseri umani esistono individui così stupidi da sventolare il razzismo come una bandiera a bordo campo pur facendo il tifo per una squadra che si chiama Internazionale, è di proprietà di un gruppo cinese e ha 18 stranieri in rosa, cinque dei quali di colore. Forse dovrei dire loro che neanche Javier Marias, grande romanziere e tifoso del Real, ci ha capito niente: il calcio non è la regressione settimanale all’infanzia, ma la regressione settimanale alla barbarie. Fortuna che ai miei figli, contrariamente che al sottoscritto, pare che il calcio non interessi molto.

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