Il futuro del club

Inter, zavorra o fiore all’occhiello? Dopo lo scudetto, Suning al bivio decisivo

In un contesto di stipendi congelati o dilazionati, di piani di contenimento delle spese, l'Inter campione d’Italia non fa eccezione

di Giulio Peroni

Inter campione d'Italia, e' lo Scudetto numero 19

3' di lettura

A dispetto del business classico, il pallone resta (anche e soprattutto) piattaforma di memoria storica, battiti accelerati, sentimenti. Imprescindibili e primordiali. Il difficile momento dell'Inter, fresca di scudetto, nasce da un errore di sistema. Forse da scarsa conoscenza. Non dalla cattiva volontà dei due attori in questione: proprietà e parte sportiva. La famiglia Zhang ha detto troppo e troppo poco. A seconda da dove la si vede. Lanciandosi in verità di quelle che non si possono confezionare nel muro del silenzio. Scorporandole da altri concetti vitali.

Grandi club in crisi finanziaria

Come tutti i grandi club d'Europa, Bayern, Juventus, Tottenham, Barcellona, per citarne alcuni, la squadra campione d'Italia attraversa una criticità finanziaria reale ed empirica. Ma fisiologica, condivisa. Dovuta alla pandemia. Da eccessivi costi di ingaggio dei calciatori, che ad oggi superano il 70% del totale della spesa. Una quota parte rilevante, ad oggi inevitabile, consuetudinaria. Peraltro non ammissibile, nemmeno ipotizzabile in un contesto di azienda classica. Dove i dividendi vanno agli azionisti, non ai dipendenti.

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Nel calcio avviene l'opposto. Il problema dei costi extra large è però concreto, generalizzato. La soluzione, a livello europeo, è tanto doverosa quanto non più prorogabile. In questo contesto di stipendi congelati o dilazionati, di piano di contenimento delle spese, l'Inter non fa eccezione. Lo sanno i dirigenti, i giocatori. Vincenti da calciatori, consapevoli da uomini. In un ambiente come quello nerazzurro, capace di trasformare in semplice e straordinariamente consequenziale un percorso di unità di intenti che ha portato prima all'armonia, al richiamo del gruppo, poi al successo. Un capolavoro costruito alla base. Innanzitutto strutturale. Uno spirito cercato, voluto dalla famiglia Zhang attraverso il top management, e sul prato con le idee di Antonio Conte. Quest'ultimo, nelle vesti (non scontate) di padre putativo non solo dello scudetto, ma anche della crescita dei suoi ragazzi, fino a ieri acerbi.

Il passo falso della famiglia Zhang

Il passo falso nella comunicazione degli Zhang, che in settimana riceveranno 250 milioni di prestito dai fondi e chiariranno posizione e linee guida, è proprio nel autoridimensionamento contenutistico del proprio eccezionale lavoro. La proprietà cinese ha il torto (inesperienza?) di aver macchiato, nei giorni del trionfo, sviluppo e continuità di un sogno costruito nella minuziosa programmazione. Interfacciandolo, mettendolo in conflitto con la realtà attuale. Questione di modi, di tempi. Non dare futuribilità alla vittoria, chiedere la rinuncia di due mensilità alla squadra tre giorni dopo la conquista di un titolo che mancava da 11 anni, è un errore basico. Nel merito. E sul morale. Non un errore concettuale in assoluto.

Per la squadra, che dopo la conquista dello scudetto ha asfaltato Sampdoria e Roma e sarà arbitra dei destini europei di Milan e Juventus, è stato un fulmine sui fuochi d'artificio della festa. Una doccia fredda per chi ha lavorato al salto di qualità, alla costruzione di un mood sereno e credibile. In due anni l'Inter è arrivata al tricolore e ad una finale di Europa League. Per merito anche del gruppo cinese. Condizionato, ricordiamolo, dai diktat provenienti da Pechino.

Quale la strada?

All'ambiente nerazzurro, unito più che mai, la posizione di queste ore della proprietà è parso in primis un segnale di poca riconoscenza. Forse il primo mattone di una imminente smobilitazione. Come accaduto a marzo in Cina. Dove lo stesso Suning, che per ora non sembra avere intenzione di vendere l'Inter, ha cessato l'attività dello Jiangsu. A ridosso di un trionfo, dopo aver vinto lo scudetto. Un film dunque già visto. Dall'epilogo allarmante. Per un allenatore caro (12 milioni netti a stagione) ma estremamente professionista e redditivo nella sua “malattia” di successo. Per un gruppo di giocatori quasi tutti alla prima grande vittoria, cresciuti in questi mesi a pane ed interismo. La fredda e pragmatica uscita del gruppo cinese, che ancora non ha chiarito intenti, volontà di proseguire (e in che modo) il cammino, è stata interpretata come la sconfessione di un sentimento. Che poi nel calcio continua ad essere la condicio sine qua non del suo (vero) motivo d'essere.

Non solo finanza

Gli Zhang hanno tutto il tempo di spiegare, di ricucire lo strappo, di azzerare ogni dubbio. E di portare avanti la linea della necessità comune. Del resto anche la Juve ha appena chiesto la dilazione di 4 mesi di stipendi. Ma per evitare l'addio del tecnico, il conseguente fuggi-fuggi dei suoi prodi, Suning dovrà tornare a considerare l'Inter un modello di successo, un movimento collettivo extra campo, un brand subliminale. Ma anche una comunità. Non la chimera fuorviante di un mero prodotto industriale o finanziario. Che nel mondo pallonaro non fa alzare coppe e braccia al cielo.

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