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Interdittive antimafia: garanzie per frenare gli stop alle imprese

Il Dl Recovery ha introdotto il contraddittorio e un percorso di bonifica prima del varo del provvedimento. Restano alcuni nodi applicativi

di Valentina Maglione e Bianca Lucia Mazzei

Dia: rischio di infiltrazioni mafiose in sanità e green economy

3' di lettura

In cinque anni le interdittive antimafia emesse dai prefetti per bloccare in via preventiva l’attività delle imprese sospettate di essere infiltrate dalla criminalità organizzata sono più che raddoppiate: i provvedimenti amministrativi che congelano ogni rapporto con la Pa, fermi a 972 nel 2017, sono stati più di 2.000 nel 2020 e al 31 ottobre scorso erano già 1.789.
Ora il Governo prova a limitare il ricorso all’interdittiva per favorire la continuità aziendale, senza abbandonare il contrasto alle mafie. Il decreto legge n. 152 del 6 novembre 2021 (pubblicato lo stesso giorno sulla Gazzetta ufficiale n.265) mette infatti in campo due nuovi strumenti affidati ai prefetti: il contraddittorio con l’impresa sospettata di infiltrazione e poi, se il contatto è solo «occasionale», il percorso di bonifica della «prevenzione collaborativa» che anticipa, in sede amministrativa, il controllo giudiziario. Ma il rischio di allungare i tempi e dubbi applicativi possono pesare sull’applicazione concreta.

Le novità

Per aumentare le garanzie dell’impresa il Dl stabilisce che prima di emettere un’interdittiva venga instaurato un contraddittorio con l’azienda sospettata di infiltrazioni in base alle verifiche effettuate dal prefetto. Il confronto permetterà all’azienda di difendersi con osservazioni, documenti e chiedendo di essere ascoltata. Solo al termine il prefetto deciderà se rilasciare la liberatoria, emettere l’interdittiva o, se l’infiltrazione è riconducibile ad agevolazioni «occasionali», disporre la nuova «collaborazione preventiva».

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Con questo strumento il prefetto può condurre l’impresa verso la “bonifica”, prescrivendo misure da rispettare per un periodo da sei mesi a un anno: a partire dall’adozione di modelli organizzativi (come quelli del decreto legislativo 231/2001 per la responsabilità amministrativa degli enti) per rimuovere le cause di agevolazione occasionale, e dal monitoraggio di movimenti di denaro (sopra i 7mila euro) e contratti. Concluso il periodo, il prefetto dovrà verificare la situazione e, se i rischi di infiltrazione sono stati eliminati, rilascerà un’informazione antimafia liberatoria.

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Benefici e rischi

Un nuovo sistema, quindi, che punta a «proteggere le imprese sia dai condizionamenti che dalla morte», osserva Costantino Visconti, direttore del dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Palermo e precursore dell’uso dei modelli organizzativi per bonificare le imprese. «Intervenire sull’organizzazione - spiega - permette di arginare i tentativi di infiltrazione, inevitabili in certi contesti. Ma le imprese devono attuare i modelli e le Pa comprenderne il valore». Giudizio positivo anche dall’Unione camere penali, che però contesta l’aumento del ruolo dei prefetti e la mancata giuridizionalizzazione della procedura.

Perché gli strumenti funzionino vanno però risolti dubbi normativi e problemi applicativi. Il contraddittorio, ad esempio, si potrà “saltare” solo in caso di «particolari esigenze di celerità del procedimento», che la norma non specifica. Potrebbero riguardare appalti di lavori che non possono sopportare tempi più lunghi: il contraddittorio dovrà concludersi entro 60 giorni, che si aggiungono ai 30 (45 per verifiche complesse) già previsti. Ma i casi potranno essere altri e sarà il prefetto a decidere. Inoltre, nelle aree con più procedimenti, potrebbe essere complesso organizzare contraddittori e disporre percorsi di bonifica, per cui servono tempo e personale.

Appare delicata, inoltre, la valutazione sull’occasionalità dell’infiltrazione, che spetta sempre ai prefetti. E se il percorso di bonifica non andasse a buon fine, l’interdittiva porterebbe alla revoca di appalti o contributi eventualmente già ricevuti dall’azienda. Con il rischio di allungare i tempi e accrescere il contenzioso.

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