BLITZ DEI CARABINIERI DEL ROS

Il braccio destro di Pippo Calò «reggente» di Cosa nostra a Roma: in carcere 34 del clan Fragalà

di Ivan Cimmarusti


Cosa nostra catanese si era insediata sul litorale romano

2' di lettura

Dirimeva le controversie tra cosche di Cosa nostra trapiantate nella Capitale e organizzazioni mafiose autoctone, come il clan Senese. Francesco D’Agati, detto “u’zio Ciccio” - braccio destro di Pippo Calò, storico riciclatore della mafia nella Roma anni ’70 - aveva assunto il ruolo di «reggente» della mafia siciliana nella Capitale d’Italia. Lo hanno scoperto i carabinieri del Ros Lazio, al comando del colonnello Giovanni Sozzo, che hanno ricostruito la rete di rapporti ma anche di violente estorsioni ai danni dell’imprenditoria sul litorale del Lazio.

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L’associazione per delinquere di tipo mafioso
L’inchiesta è stata condotta dal Direzione distrettuale antimafia di Roma, al comando del procuratore facente funzioni Michele Prestipino, che ha ottenuto l’arresto di 34 persone accusate di associazione per delinquere di tipo mafioso. Si tratta di affiliati al clan catanese dei Fragalà, insediati nella Capitale. Stando al capo d’imputazione, il clan ha «promosso, diretto e organizzato nel territorio laziale e segnatamente nella città metropolitana di Roma, in Pomezia, Ardea e Torvaianica e nella relativa area litoranea, un’associazione di tipo mafioso». Un sodalizio che si avvale «della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione aggravata, di detenzione e porto di armi e di esplosivo».

Il reggente di Cosa nostra a Roma
L’inchiesta ha potuto constatare il ruolo di Francesco D’Agati, uomo d’onore della vecchia mafia siciliana, legato ai più noti appartenenti alla Cosa nostra siciliana. Secondo una intercettazione su Gaetano Mirabella, ergastolano ai vertici del clan Santapaola, D’Agata «è un pezzo grosso, u’zio Ciccio è reggente di Palermo, dei mafiosi è lui qua…è quello, oggi, che rappresenta la mafia qua a Roma».

Lo scontro con i Senese : «Scannarli a tutti come agnelli»
L’indagine svela come sia stato D’Agati a mediare per uno scontro che c’era stato tra il clan laziale dei Senese e la cosca dei Fragalà. Stando agli inquirenti, infatti, il suo ruolo si «estrinseca in attività di mediazione, indirizzo, consulenza, agevolazione di rapporti e altro, all’interno e all’esterno del mondo criminale». Lui risulta avere quel «prestigio mafioso , grazie anche ai rapporti tessuti nel tempo con esponenti di spicco di varie organizzazioni mafiose». In una intercettazione dice: «Sono una persona anziana che è stata chiamata a stabilire torto e ragioni…sono il custode di tutti…sono arrivato io prima che si commettesse qualche errore per non farlo commettere». E tuttavia, dialogando con altri affiliati alla cosca, non nasconde l’intenzione – qualora la pax con i Senese non fosse andata a buon fine – di «scannarli a tutti come agnelli!».

Salvini: grazie a forze dell’ordine
«Arresti e perquisizioni tra Roma e la Sicilia: così i carabinieri del Ros, coordinati dalla Dda della Capitale, hanno fatto pulizia con un duro colpo al clan mafioso
Fragalà. È una notizia che fa cominciare bene la giornata». Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini ringraziando le forze di polizia e gli inquirenti. «La lotta ai criminali non si ferma mai» aggiunge.

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