mercati globali

Interessi sul debito, calo record di 17 miliardi sul 2012

di Davide Colombo e Marco Rogari

3' di lettura

La spesa per interessi sul debito nel 2016 si è fermata a 66,5 miliardi, con un risparmio di 17 miliardi rispetto al 2012 e di 47,5 miliardi in termini cumulati. Continua il pressing di Bruxelles sulla manovra: accise nel mirino.

Non ci sono solo i 19 miliardi di maggiori entrate garantiti dal programma di contrasto all’evasione fiscale. A consolidare i saldi di finanza pubblica del 2016 concorre anche un ottimo risultato sul fronte della spesa per interessi sul debito. Secondo le prime stime queste uscite, contabilizzate per competenza, si sono fermate a 66,5 miliardi, facendo così realizzare al Tesoro un risparmio di 17 miliardi rispetto al livello raggiunto nel 2012 e di 47,5 miliardi in termini cumulati nel quadriennio in questione.

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ONERI SUL DEBITO IN CALO

L'andamento degli interessi passivi pagati dallo Stato sul debito pubblico è calato dal 2012, anno del picco massimo con quasi 84 miliardi pagati dal Tesoro, anche per effetto della politica della Bce che nel marzo del 2015 è culminata nel programma di quantitative easing

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Nel “Rapporto sui fattori rilevanti” che influenzano la dinamica del debito pubblico inviato a Bruxelles il 1° febbraio scorso insieme con la lettera del ministro Pier Carlo Padoan al vicepresidente Valdis Dombrovskis e al commissario Pierre Moscovici, si indicava un calo del 4% degli oneri per interessi tra il 2015 e il 2016 (dal 3,20% al 3,06%) e una ancor più significativa riduzione del costo marginale all’emissione, caduto del 21% dallo 0,7% nel 2015 allo 0.55% nel 2016, una differente velocità di riduzione spiegata dalla struttura del nostro debito, caratterizzato da una presenza significativa di titolo di lunga durata (la vita media è di 6,7 anni). Sia in quel documento sia nelle Linee guida per la gestione del debito nel 2017, pubblicate il 23 dicembre scorso, si sottolineava come l’allungamento della vita media del debito sia riuscito ad attutire gli impatti di un innalzamento anche repentino della curva dei tassi e come, per un altro verso, anche grazie al Quantitative easing annunciato dalla Bce nel gennaio del 2015 il peso degli oneri per interessi si sia via via attenuato. L’Italia come gli altri paesi dell’Eurozona, continua a beneficiare degli effetti del Qe, che prevede acquisti mensili per 80 miliardi fino a marzo per poi scendere a 60 miliardi.

La dinamica della minor spesa per interessi fa ben sperare in prospettiva, visto che quest’anno le esigenze di finanziamento saranno superiori. Le scadenze 2017 sono pari, infatti, a poco meno di 216 miliardi di euro (escludendo i BoT), ossia oltre 30 miliardi in più del 2016, di cui circa 3,3 miliardi derivanti dal programma estero.

Intanto i tecnici del Governo continuano a lavorare al menù delle misure per la manovrina correttiva da 0,2 punti di Pil (circa 3,4 miliardi) chiesta dalla Ue. Tra le opzioni c’è quella del varo di un decreto entro la fine di febbraio per recuperare almeno 1,6-2 miliardi: 1,5 miliardi arriverebbero da un aumento delle accise su carburanti (fino a 2 centesimi) e tabacchi e da una primo “antipasto” di tagli alla spesa. Secondo questo schema tecnico, che sarebbe gradito a Bruxelles, le altre misure dovrebbe essere presentate entro la fine di aprile. Il pacchetto comprenderebbe l’altra fetta di tagli semi-lineari alla spesa, che complessivamente dovrebbero garantire 8-900 milioni insieme a una prima mini-potatura di crediti d’imposta considerati inefficaci, e gli interventi per circa 1 miliardo di contrasto all’evasione Iva. A partire dalla proroga e dal rafforzamento dello split payment. Ma in questa fase più che tecnica la partita è politica. Il leader del Pd, Matteo Renzi, non gradisce la tabella di marcia abbozzata dal ministro Pier Carlo Padoan e, soprattutto, è nettamente contrario a qualsiasi aumento delle accise e delle tasse in genere. Non a caso la questione sarà affrontata domani nel corso della direzione del Pd, alla quale parteciperà anche Padoan. Un appuntamento sul quale ha già puntato i suoi riflettori Bruxelles.

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