formula 1

Interlagos: è supremazia Honda. Stonano Hamilton e il crash Ferrari

Sul podio Verstappen, Gasly e Sainz. Patatrac Ferrari e debacle Mercedes


F1: tutti gli incidenti tra compagni di scuderia

4' di lettura

Raramente il gran premio del Brasile ha deluso nella sua storia in quanto a spettacolo. Tanto meno quest'anno. Intanto nel 2019, con un podio con Verstappen, Gasly e Sainz, ha impoverito chissà quanti scommettitori: neanche i più stretti familiari di questi piloti ci avrebbero messo su un dollaro su un risultato del genere. Una gara eccitante sopratutto nel finale, visto che si è deciso tutto negli ultimi giri e la tensione è stata garantita fino agli ultimi metri, quando si è visto sul rettilineo finale lottare una Toro Rosso davanti a un Hamilton fino al traguardo in un testa a testa di quelli memorabili, che ricordano la Formula 1 che fu fino agli anni novanta.

E poi tutto quello che è successo agli altri piloti di punta, eccetto il dominatore: il patatrac Ferrari, un incidente di gara, che ha escluso entrambe le auto, mentre erano quarta e quinta, a pochi giro dall'arrivo. Mescolando il tutto a una debacle meccanica Mercedes molto prematura alla propulsione di Bottas, questa gara ha offerto una ricetta di emozioni davvero memorabile per i tifosi delle prime e delle seconde file.

E poi: si può dire con certezza che il terzo gradino (temporaneo) di Hamilton è stato immeritato, infatti gli è stato tolto a tavolino, retrocedendolo al settimo posto. Al giro 70 infatti ha letteralmente “fatto fuori” Albon. Un pilota in questa gara sorprendente, che avrebbe davvero meritato quella posizione. Un pilota che ha mostrato un coraggio incredibile solo dieci giri prima, quando nella ripartenza dopo la safety car è riuscito a passare Vettel e tenergli testa senza indugio.

Poi l'autoesclusione Ferrari e il recupero di Hamilton hanno riavvicinato Albon al sei volte iridato. Se non fosse stato per l'ultima interruzione, probabilmente avrebbe vinto: Hamilton infatti aveva gomme più vecchie e, fra egoismo e competitività, ha pure dimostrato meno cervello: lo ha mandato in testa coda rovinandogli una gara che realmente doveva vederlo davanti.

Al di là di Verstappen, all'ottavo successo in carriera, reale e meritato vincitore, la festa per Marko insomma poteva essere tripla, una scena unica che avrebbe dato lustro per sempre e riportato in auge il “terzo incomodo” Red Bull. Un trionfo forse unico che poteva essere scritto sui libri di storia. Senza troppo sacrificio: visto che di Ferrari in fondo alla gara non se ne poteva più vedere per causa propria, resterà alla storia quindi “l'egoismo” di Hamilton.

Per carità, stiamo parlando del campione del mondo in carica, un avido “cannibale” come e forse più di Eddie Merckx. Un pluricampione che avrebbe voglia di superare tutti i record di Schumacher e può farlo “solo” entro l'anno prossimo, perché il futuro della Mercedes in Formula 1 e la competitività di una monoposto competitiva che può guidare con certezza ce l'ha solo fino al 2020. Una gara quindi indigesta per Hamilton, che in Brasile a ben vedere ha vinto “solo” due volte. Ma non per questo deve rovinare la festa agli altri.

Dopo aver ricordato Albon, c'è da festeggiare Gasly. Detronizzato proprio quest'anno dalla Red Bull a causa della “retrocessione” in Toro Rosso, con questo podio, il quarto inglese e comunque 95 punti mondiali sta dimostrando di meritare ancora un sedile in Formula 1 senza troppo indugio: non bisogna dimenticare che l'anno scorso i punti portati a casa erano solo 29 ma, è bene precisarlo, il suo team aveva fatto da “cavia” alle power unit Honda che, grazie proprio alla scuderia di Faenza, dal 2019 si sono rivelate competitive. E poi è sesto nella classifica piloti, unico al di fuori dei tre top team, visto che Albon, il “secondo” della Red Bull, è all'ottavo posto con 84 punti (anche se oggi quel gap l'avrebbe colmato). E in mezzo, il buon Sainz a 95, che ha raggiunto in classifica Gasly grazie ai punti extra dovuti alla penalizzazione di Hamilton.

Se sulla Ferrari c'è da stendere un velo pietoso, sono piuttosto “pubblici” gli effetti negativi che tale azione ha comportato nel danneggiare entrambi i piloti in ottica mondiale. Leclerc infatti “brucia” letteralmente i quattordici punti di vantaggio nella classifica dei piloti che aveva su Verstappen, lasciandogli il terzo posto a undici lunghezze di distanza. A sua volta Vettel è dietro a Leclerc di diciannove e a ben trenta da Verstappen. Roba che, alla prossima gara, l'ultima della stagione, potrebbe rendersi necessario un ordine di scuderia qualora un'eventuale “cessione” di posizione da Vettel potesse favorire dei punti mondiali più utili, a questo punto, al giovane monegasco.

Nell'improbabile ordine di arrivo paulista, dopo la penalizzazione, brillano come il Koh-i-Noor il quarto e il quinto posto di Raikkonen e Giovinazzi. L'italiano è la terza volta che va a punti in questa stagione ed è il miglior risultato in carriera: un buon quinto posto lo porta quindi a quota quattordici in totale per la sua Alfa Romeo Racing Ferrari, davanti a Grosjean, Kubica e Russell.

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