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Intermonte, fra le mid-small cap italiane alcune società troppo penalizzate

L’indice FTSE Italy Mid-Cap (-8,3%) ha sottoperformato l’indice principale del 5,9% nell’ultimo mese (-6,8% su base annua)

di Monica D'Ascenzo

3' di lettura

Le mid e small cap hanno fatto peggio del mercato nell’ultimo mese. L’indice FTSE Italy Mid-Cap (-8,3%) ha sottoperformato l’indice principale del 5,9% nell’ultimo mese (-6,8% su base annua), mentre l’indice FTSE Italy Small Caps (-5,8%) ha registrato una performance peggiore del 3,4% nell’ultimo mese, ma un +5,3% su base relativa da inizio 2022. Il dato emerge da un report di Intermonte, che precisa di aver rivisto da inizio anno del +3,6% le stime sugli EPS per il 2023. A ben guardare, però, il dato risulta positivo perché influenzato dai titoli energetici. Se si escludono questi ultimi in media Intermonte ha tagliato le previsioni dell’8,5%. Per le valutazioni, gli analisti osservano che su base P/E, il panel mid e small cap è scambiato con un premio del 38% rispetto alle large cap, sopra al premio medio storico (17%), ma sotto ai livelli di un mese fa (46%).

Il mese in Borsa

Il mercato azionario italiano (al 19 settembre 2022) è sceso del 2,4% nell’ultimo mese ed è in calo del 19,7% su base annua. A fronte di questa flessione l’indice FTSE Italy Mid-Cap ha segnato un calo dell’8,3%, sottoperformando l’indice principale del 5,9% nell’ultimo mese e del 6,8% su base annua, mentre l’indice FTSE Italy Small Caps, che è sceso del 5,8% nell’ultimo mese, ha registrato una performance peggiore del 3,4% rispetto al mercato in settembre, ma un +5,3% su base relativa da inizio 2022.

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Titoli con la migliore performance nell’ultimo mese

Factset

Se si allarga lo sguardo all’Europa, l’indice MSCI Europe Small Caps è sceso dell’8,6% nell’ultimo mese, con una performance sostanzialmente in linea con le mid-cap italiane.

Titoli con la performance peggiore nell’ultimo mese

Factset

Questione di multipli

La crisi energetica, la guerra in Ucraina, l’inflazione e allo stesso tempo il rialzo dei tassi da parte delle banche centrali ha portato gli analisti a rivedere le stime e le valutazioni delle aziende a volte anche in modo indipendente rispetto ai risultati delle semestrali presentati nell’ultimo periodo. Non tutte le revisioni, però, sono state al ribasso. Nel caso di Intermonte, gli analisti dall’inizio dell’anno hanno attuato una revisione del +3,6% delle nostre stime sugli EPS per il 2023, guidata da significativi upgrade degli utili dei titoli energetici, mentre in media abbiamo tagliato le previsioni per i restanti titoli, dell’8,5%, in particolare, per la copertura mid/small cap. Se ci concentriamo su questa, nell’ultimo mese le nostre previsioni EPS 2022 e 2023sono state ridotte dell’1,1%.

«Se confrontiamo la performance a un anno con la variazione delle stime per l’esercizio ‘22 nello stesso periodo, vediamo che i titoli del FTSE MIB hanno registrato un de-rating YtD del 39,4% (era -39,5% un mese fa); le mid-cap hanno subito un de-rating del 28,7%, mentre le small-cap hanno registrato una revisione delle stime solo del 3,1%, superiore alla correzione del prezzo delle azioni. Su base P/E, il nostro panel è scambiato con un premio del 38% rispetto alle large cap, ben al di sopra del premio medio storico (17%), ma al di sotto del livello di un mese fa (46%)» si legge nel report.

Cambiamenti nelle stime di Intermonte

Intermonte.

«Il recente calo del mercato riflette quanto economisti e investitori temano l'aggressività delle banche centrali nel loro tentativo di contenere la crescita e abbassare i livelli di inflazione, dopo che le recenti correzioni dei prezzi del gas e i miglioramenti lato supply chain non sono stati in grado di migliorare il quadro complessivo. I mercati obbligazionari stanno ora prezzando una recessione significativa nel 2023» scrivono gli analisti di Intermonte, che proseguono scendendo nel dettaglio delle quotate a Piazza affari: «L’appetito degli investitori verso i titoli italiani rimarrà probabilmente basso nel breve termine, a causa dell’impatto dei costi energetici su imprese e famiglie (con il rischio della mancanza di offerta) e delle imminenti elezioni politiche, che potrebbero causare un periodo di volatilità. Se, da un lato, le mid-small cap sono vulnerabili a questi fattori, dall’altro il recente de-rating indiscriminato dei titoli growth ha penalizzato alcune società con un buon profilo internazionale che beneficiano di contratti esistenti o di chiari trend di settore (come rivoluzione digitale o Recovery Plan). Riteniamo che queste società restino interessanti, soprattutto se le stime di mercato considerano l’imminente recessione. Per quanto riguarda i PIR, gli afflussi di luglio sono rimasti negativi, e questo non è una sorpresa; abbiamo tagliato le nostre previsioni di afflussi per l’anno e la visibilità rimane bassa».

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