Regolamentazione

Internet, Bruxelles vara il Digital Markets Act: nel mirino Google, Apple, Facebook

L'obiettivo è assicurare la libera concorrenza, piuttosto che essere costretti a rincorrere le operazioni industriali per verificare che siano in linea con le regole antitrust europee

dal nostro corrispondente Beda Romano

(Grecaud Paul - stock.adobe.com)

2' di lettura

BRUXELLES – Dopo tre mesi di trattative, il Consiglio e il Parlamento hanno trovato un significativo accordo su una proposta legislativa che regolamenterà le attività delle grandi piattaforme internet. L'obiettivo è di assicurare a monte la libera concorrenza, piuttosto che essere costretti - come ha fatto l'esecutivo comunitario in questi ultimi anni - a rincorrere le operazioni industriali per verificare che fossero in linea con le regole antitrust europee.

Il Digital Markets Act, come viene chiamato in inglese, impone alle più grandi piattaforme internet di rispettare una ventina di regole pur di evitare abusi di posizione dominante (si veda Il Sole 24 Ore del 16 dicembre 2020). Tra le altre cose saranno monitorate con particolare attenzione le operazioni di acquisto così come situazioni nelle quali le società favoriscono i propri servizi a danno della concorrenza – il caso più eclatante è quello di Google a favore di Google Shopping.

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“L’accordo inaugura una nuova era di regolamentazione della tecnologia a livello mondiale. La legge sui mercati digitali mette fine al sempre crescente dominio delle grandi aziende tecnologiche”, ha detto il deputato popolare tedesco Andreas Schwab, relatore del testo. “Di fronte alle grandi piattaforme online che si comportano come se fossero ‘troppo grandi per preoccuparsi', l’Europa ha puntato i piedi”, ha commentato dal canto suo il commissario al mercato unico Thierry Breton.

Il testo legislativo proibirà l'uso dei dati accumulati sui siti internet a uso esclusivo della piattaforma. Non solo. Non si potranno utilizzare dati sui clienti a fini pubblicitari senza avere il consenso delle persone. Le piattaforme non potranno imporre sui telefoni e sui computer le proprie applicazioni. Prodotti alternativi dovranno essere disponibili. Nelle trattative, il Parlamento ha imposto l'interoperabilità tra i sistemi di messaggistica (per esempio Signal e WhatsApp).

Infine, il Digital Markets Act impone una libera scelta nell'utilizzo dei portali che consentono di scaricare particolari applicazioni. In altre parole, sarà possibile non essere costretti a utilizzare Apple Store, per esempio. Il testo, che dovrebbe entrare in vigore nel gennaio del 2023, si applica alle più grandi piattaforme: Google, Apple, Amazon, Meta (Facebook), Microsoft e altre ancora. I criteri si basano sulla capitalizzazione di Borsa, il numero di utenti e l'ammontare del giro d'affari.

Apple si è detta “preoccupata” dal tenore del regolamento comunitario, che secondo molti osservatori avrà ripercussioni internazionali. La stessa Google ha detto di temere che “rischi potenziali per l'innovazione”. Il regolamento dovrà ora essere formalmente approvato sia dal Parlamento che dal Consiglio. L'altro testo relativo alla stessa materia e ancora in discussione è il Digital Services Act con il quale l'Unione europea intende regolamentare il contenuto delle stesse piattaforme.

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