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Internet e big data:  l’agricoltura 4.0 vale già 430 milioni

Il 55% delle imprese italiane del settore sfrutta processi agritech. L’obiettivo è produrre in maniera più innovativa senza rinunciare alla qualità

di Silvia Marzialetti


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2' di lettura

Il mercato dell’agricoltura 4.0 in Italia vale tra i 370 e i 430 milioni di euro, rappresenta il 18% di quello europeo e il 5% di quello globale. Dati certificati dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e dal laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia e presentati a Roma in occasione di un convegno organizzato da Confagricoltura, Agrofarma e Assofertilizzanti.

La sfida per il settore è produrre in maniera sempre più innovativa e sostenibile. Ne sono convinti il ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova e Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, che nella digitalizzazione individua la chiave di volta «per poter continuare a essere leader e straordinari interpreti di un fare tutto italiano».

Obiettivo di cui le imprese agricole dimostrano di avere contezza. Dall’indagine condotta su 1.467 aziende emerge che il 55% utilizza sempre più di frequente soluzioni orientate sull’Agritech. Su oltre 300 soluzioni tecnologiche che vanno dall’Internet of Things(IoT), ai data analysis, fino alla robotica e ai droni, le scelte più frequenti cadono su sistemi utilizzabili trasversalmente in più settori agricoli (53%), sui sistemi per il comparto cerealicolo (24%), ortofrutticolo (24%) e vitivinicolo (16%). Cresce timidamente ma a ritmi costanti anche l’attenzione per l’Internet of farming (14%).

Scelte condivise da Federchimica, che attraverso i presidenti Alberto Ancora (Agrofarma) e Giovanni Toffoli (Assofertilizzanti), ricordano quanto le tecnologie digitali siano di supporto «ora che la ricerca deve vedersela con parassiti sempre più devastanti».

L’attenzione è alta anche nei confronti del Ddl di bilancio, in vista dell’esame parlamentare. Giansanti chiede un azzeramento della Sugar tax per tutte le bibite che contengano prodotti nazionali. «Siamo leader indiscussi di prodotti come le aranciate, i chinotti, prodotti e bevande a base di latte - spiega -: se insistiamo ad applicare tassazioni è evidente che l’industria agroalimentare dovrà comprare sul mercato prodotto diverso da quello italiano, che costa sensibilmente meno, per non scaricare i costi sul consumatore». Poi si sofferma sul settore dello zucchero, in ginocchio da anni: «Questo sarà il colpo definitivo», dice.

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