il meeting di Rimini

Interpretare il lavoro come percorso, la sfida per il futuro

di Giorgio Vittadini

(1STunningART - stock.adobe.com)

3' di lettura

Il Meeting di Rimini torna in presenza dal 20 al 25 agosto con dibattiti, mostre, spettacoli. Intervengono esponenti del mondo culturale, della società civile, politici, amministratori, imprenditori.

Un segno e, si spera, un contributo a proseguire sulla scia di ottimismo alimentata dalla ripresa economica e dai successi sportivi di questa estate. E a intraprendere con più determinazione un tipo di sviluppo che integri obiettivi di medio-lungo periodo con quelli di breve, come sottolineato nel discorso inaugurale tenuto nella passata edizione dall’attuale premier Mario Draghi.

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Nell’agenda del Meeting 2021 si trova il tema che è al cuore di questo tipo di rilancio: quello del lavoro. L’Italia fa ancora fatica a creare occupazione: tra 100 persone dai 15 ai 65 anni, solo 58 lavorano. In Europa sono 68; in Germania addirittura 76. La pandemia ha aggravato la situazione con la perdita di 900.000 posti.

Tuttavia, nel 2021 è iniziata la ripresa e in questi giorni sono arrivati i primi 25 miliardi di fondi europei. Durante il Meeting sarà presentato il Rapporto 2021 “Sussidiarietà e... lavoro sostenibile”. Lo studio ha individuato otto settori che saranno trainati dagli investimenti legati al PNRR. Si va dall’energia ai trasporti, dall’ambiente all’agricoltura sostenibile, dalle tecnologie alla ricerca, dal turismo all’assistenza.

Tra i problemi strutturali da affrontare c'è il cosiddetto “mismatch”. In sei mesi sono stati pubblicati sul web oltre 560.000 annunci di offerte di lavoro. In quasi un terzo dei casi però si fatica o non si riesce a trovare addetti qualificati: dall'edilizia alla logistica, dagli stagionali per la raccolta della frutta, al turismo e perfino nei concorsi pubblici.

Quasi tre quarti delle posizioni proposte sono al Nord, mentre la maggior parte di chi cerca impiego è al Sud. C’è poi un divario fra le competenze richieste e la qualificazione dei candidati. Analizzando l’evoluzione di circa 270 professioni, gli autori dello studio hanno scoperto che in 5 anni il ventaglio di competenze per svolgere qualsiasi lavoro è aumentato in media del 30%.

A tutti i livelli sono premiate le capacità digitali, cresciute del 22% e le cosiddette soft skills, salite del 20%. Le aziende puntano su persone capaci di innovare, di fare squadra, di assumersi responsabilità, di risolvere problemi imprevisti.Il Rapporto suggerisce alcune azioni per promuovere lo sviluppo: puntare su settori e imprese in crescita, potenziare la formazione, a tutte le età, creare sinergie fra interventi statali e regionali, valorizzare la vocazione dei territori. Uno sforzo straordinario andrà profuso per la formazione continua.

Come emerge nel saggio «Viaggio nelle character skills», l’Italia resta al di sotto degli standard medi europei nella formazione permanente per gli adulti. Ogni anno, infatti, solo 7 italiani adulti su 100 frequentano corsi di formazione rispetto ai 9 della media europea.Per ripartire e puntare verso un sistema sostenibile occorre quindi un radicale cambio di mentalità.

Il lavoro è sempre più un percorso e sempre meno un posto fisso: ci vogliono persone disposte a cambiare, ad apprendere continuamente e, in questo sforzo, non devono essere abbandonate a se stesse, ma aiutate, in un’ottica sussidiaria, dai corpi intermedi.

Di tutto questo si parlerà al Meeting di Rimini nel Talk della Fondazione per la Sussidiarietà intitolato «Il lavoro che verrà», in diretta streaming ogni giorno dalle 19.

Presidente Fondazione per la Sussidiarietà

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