cassazione

Interruzione di pubblico servizio se il blitz della madre a scuola distrae insegnanti e alunni

La pretesa di portare via il figlio senza autorizzazioni aveva creato un’agitazione tale da indurre scolari e maestri ad andare nei corridoi per vedere lo “spettacolo”

di Patrizia Maciocchi

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(Johner Images RF / AGF)

La pretesa di portare via il figlio senza autorizzazioni aveva creato un’agitazione tale da indurre scolari e maestri ad andare nei corridoi per vedere lo “spettacolo”


2' di lettura

Rischia di essere incriminata per il reato di interruzione o turbamento del pubblico servizio la madre che fa un blitz a scuola e porta via il figlio senza alcuna comunicazione o autorizzazione, portando scompiglio all’interno dell’istituto. Il comportamento della donna aveva, infatti, suscitato le proteste degli operatori scolastici. Da lì era nata una discussione con una collaboratrice dai toni alti e dai tempi lunghi, circa 10 minuti, che aveva indotto insegnanti e scolari ad abbandonare le aule, per vedere lo “spettacolo” nei corridoi.

La sentenza

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Lo “spettacolo” nei corridoi

Tanto era bastato ai giudici per condannare la ricorrente per il reato previsto dall’articolo 340 del Codice penale. Una norma che punisce chi, consapevole che il suo comportamento è tale da determinare l’interruzione o il turbamento del pubblico ufficio o servizio, accetta il rischio. Inutilmente la difesa fa presente che la scuola, nel suo complesso, aveva continuato a funzionare. Per La Suprema Corte per far scattare il reato basta anche il semplice turbamento. E non c'è dubbio che questo c'era stato, perché l’attività didattica per un po’ era stata sospesa. Non passa neppure la richiesta di considerare l’azione non punibile per particolare tenuità del fatto. Sul no all’applicazione della norma di favore, prevista dall’articolo 131-bis del Codice penale, pesano, infatti, i “precedenti” della focosa genitrice non nuova a questo genere di imprese.

La difesa irragionevole del figlio

I giudici spiegano che la donna aveva già infranto, in passato, le regole di comportamento di quella scuola. Era accaduto che la signora «minacciasse, aggredisse, ingiuriasse ed offendesse gli insegnanti per un malinteso senso di difesa del figlio». Lance spezzate in favore del ragazzino che spesso aveva atteggiamenti intemperanti, aggressivi e violenti sia nei confronti dei suoi compagni di classe sia degli insegnanti. Per le sue azioni fuori dalle righe la signora viene condannata. In più deve sostenere le spese del giudizio oltre al versamento di 3mila euro alla cassa delle ammende.

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