L’analisi

Interventi strutturali per salvare il mercato

di Gian Primo Quagliano

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2' di lettura

Dopo un 2019 sui livelli dell’anno precedente (+0,3%), il mercato italiano dell’auto ha iniziato il 2020 sottotono. Poi è arrivata la stangata Coronavirus che ha portato ai drammatici crolli di marzo e aprile. Da maggio, la situazione è andata gradualmente migliorando. I cali sull’anno precedente si sono via via ridimensionati e finalmente in settembre, grazie agli incentivi statali, vi è stata una crescita del 9,54%, ma il consuntivo dei primi nove mesi del 2020 chiude comunque con 502.220 autovetture vendute in meno e un calo del 34,21%. Al di là del dato di settembre, nella prima fase di applicazione degli incentivi, sono emerse criticità che vanno superate se si vuole evitare che l’effetto si limiti a una piccola fiammata di settembre seguita, forse, da una coda in ottobre. In particolare si è immediatamente esaurito lo stanziamento previsto per incentivare le vetture con emissioni di CO2 comprese tra 91 e 110 gr/km, mentre restano fondi disponibili per le vetture con emissioni di CO2 da 0 a 20 gr/km, da 21 a 60 gr/km e da 61 a 90 gr/km. Le criticità possono essere superate facendo confluire in un unico fondo gli stanziamenti previsti per le diverse fasce di emissioni e incrementando lo stanziamento complessivo degli ulteriori 100 milioni di cui si è parlato in sede di conversione in legge del Decreto Rilancio. Queste sono le richieste dei rappresentanti del settore dell’auto ed è auspicabile che vengano accolte in sede di conversione in legge del Decreto Agosto. Ammettendo che questo avvenga, quali potrebbero essere gli effetti degli incentivi sull’intero 2020? Non è pensabile che si ritorni al livello di immatricolazioni del 2019. Per raggiungere questo risultato occorrerebbe integrare lo stanziamento per gli incentivi. Sarebbe logico e non costoso farlo perché, come è accaduto in passato, gli incentivi all’acquisto vengono più che compensati dalla crescita del gettito Iva . L’incremento dello stanziamento non è però all’ordine del giorno. E comunque, anche se si riuscisse a riportare il 2020 sui livelli del 2019, sarebbe un risultato soddisfacente? Sicuramente no. Il livello del 2019 era inferiore di ben il 18,2% a quello medio annuo delle immatricolazioni del decennio che ha preceduto la crisi del 2008 e non è stato comunque sufficiente ad assicurare una sostituzione del parco circolante italiano che è tra i più vecchi d’Europa. Ne consegue che in Italia per il ritorno alla normalità per l’auto occorre un maggior impegno dello Stato accompagnato da un vero rilancio dell’economia. Si afferma che l’Italia deve cogliere l’occasione offerta dai fondi messi a disposizione dalla Ue, non solo per superare la crisi del Coronavirus, ma anche per recuperare il gap che l’Italia, unica tra le economie avanzate, ha ancora rispetto ai livelli precedenti la crisi del 2008.

Questo obiettivo non può essere soltanto dell’economia italiana, ma deve essere anche del settore dell’auto.

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