cardiochirurgia robotica

Intervento al cuore, il robot-chirurgo opera in modo «soft»

Grazie al robot da Vinci X, i cardiochirurghi possono ridurre il trauma ai tessuti, il sanguinamento e i tempi di recupero dei pazienti dopo un intervento al cuore, lasciando cicatrici quasi invisibili

di Francesca Cerati


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2' di lettura

I “polsi” ruotano a 360 gradi, le “mani” hanno una presa salda e fermissima, gli “occhi” riescono a vedere dettagli che sfuggirebbero a chiunque: succede in Humanitas Gavazzeni, a Bergamo, dove i cardiochirurghi operano il cuore con il sistema da Vinci X.

Obiettivo, effettuare interventi più precisi ed efficaci ma anche più soft, perché l'estrema accuratezza della mano robotica consente di ridurre al minimo il trauma dei tessuti e quindi il sanguinamento e il tempo di recupero dei pazienti, rendendo inoltre quasi invisibili le cicatrici sul torace.

Il dipartimento Cardiovascolare dell'Ospedale entra così in rete, come unico caso italiano, con i 20 Centri europei (dal Belgio all'Inghilterra, dai Paesi Bassi alla Francia) in cui è attivo un programma di cardio-robotica al fianco della cardiochirurgia tradizionale, della cardiochirurgia mininvasiva e cardiologia interventistica.

Grazie al robot, i cardiochirurghi possono applicare una tecnica all'avanguardia al trattamento dell'insufficienza mitralica, con tutti i vantaggi per il paziente dati dalla mininvasività robotica: riduzione del trauma, minore sanguinamento, rapido ritorno a una vita normale senza necessità di riabilitazione.

Protagonista di questa nuova fase è l'équipe di Alfonso Agnino, cardiochirurgo specializzato da oltre 10 anni nell'uso di tecniche mininvasive video-assistite, che sono il terreno di formazione per chi decide di affrontare la robotica.

«La cardiochirurgia robotica – spiega Agnino, responsabile della Cardiochirurgia robotica e mininvasiva di Humanitas Gavazzeni di Bergamo – è un'opzione ancora poco diffusa in Italia, ma una realtà già consolidata in Stati Uniti, Cina, Francia, Germania ed Europa del Nord».

«La macchina - continua Agnino - potenzia le capacità dell'équipe per realizzare quello che fino a ieri sembrava impossibile, come riparare una valvola di pochi millimetri eseguendo incisioni non più grandi di quelle con cui i dermatologi rimuovono i nei».

Il cardiochirurgo esegue infatti quattro incisioni di 8 millimetri e una/due da 1,5 centimetri.

I vantaggi per il paziente
L’intervento “robotico” determina una più rapida ripresa della respirazione spontanea post-intervento, un minor impatto fisico e quindi dolore, una ridotta perdita di sangue che si traduce in stabilità dei valori dell'emoglobina e inferiore necessità di ricorrere a eventuali trasfusioni.

Il recupero delle funzioni avviene quindi più rapidamente: un decorso post-operatorio non complicato prevede 24 ore di degenza in terapia intensiva contro le 48 previste per la mininvasiva video-assistita, e generalmente nessun periodo riabilitativo.

Il robot da Vinci e la cardiochirurgia
Il robot da Vinci X è l'ultima versione della piattaforma per la chirurgia mininvasiva, usata perlopiù in urologia, ginecologia e chirurgia generale. La consolle, con sistema di visione tridimensionale HD, consente di osservare il campo operatorio in modalità “full immersion” o di passare a una modalità a più immagini per integrare informazioni prese da altre fonti (ecografo, ecg), favorendo il lavoro del chirurgo.

Il dimensionamento in scala dei movimenti e la riduzione del tremore forniscono un ulteriore controllo che minimizza l'impatto di movimenti involontari.

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