AL SOLE 24 ORE

Intervista a Vestager: «La garanzia statale sugli Npl funziona bene»

di Beda Romano

La commissaria Ue alla Concorrenza Margrethe Vestager, 50 anni

5' di lettura

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES – Tra 10 mesi la Commissione Juncker giungerà a fine mandato. Ma la commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager, 50 anni, non sta certo smantellando il suo ufficio bruxellese. Non solo ammette che le farebbe piacere rimanere in sella per un altro mandato, ma deve ancora decidere non pochi casi aperti.

Parlando al Sole 24 Ore, l'ex ministra delle Finanze liberale danese ha voluto fare il punto su tre fronti: i dossiers italiani; le grandi fusioni sul tavolo della Commissione, a cominciare dal controverso caso Siemens-Alstom; e il futuro del diritto della concorrenza nel mondo del big data.

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Il settore bancario italiano continua a essere fonte di preoccupazione, anche per via della fragilità dell'economia. Il caso Carige è l'ultimo in ordine di tempo, mentre la questione del Monte dei Paschi di Siena è tornata d'attualità dopo che la Banca centrale europea ha chiesto nuove svalutazioni.
«Sul fronte Carige, abbiamo preso nota del decreto-legge del governo Conte e siamo in contatto con le autorità italiane. Una volta che verrà deciso un programma di emissioni obbligazionarie garantite dallo Stato valuteremo la proposta. Sul caso MPS, non ho commenti da fare».

In marzo scadrà il programma di garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS) che lei ha negoziato con l'allora ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Come ha funzionato? Crede che debba essere rinnovato?
«Credo abbia funzionato molto bene. Le sofferenze sono un problema per i bilanci bancari e per l'economia nel suo insieme. Il meccanismo ideato per ridurre il peso dei crediti inesigibili nei bilanci creditizi ha avuto bisogno di tempo per andare a regime, ma ora si dimostra molto efficace. La decisione sul rinnovo è nelle mani del governo italiano».

Il meccanismo ha riscosso interesse anche in altri paesi?
«Sì, perché l'Italia non è l'unico paese a soffrire di un elevato ammontare di sofferenze bancarie. Ma in altri paesi i crediti inesigibili sono più settoriali e quindi l'approccio è stato diverso».

Sempre a proposito dell'Italia, il governo intende promuovere il ruolo di alcune particolari aziende, come Telecom ed ENEL, nella telefonia 5G. Teme aiuti di Stato surrettizi?
«La questione non è sul mio tavolo. Detto ciò, siamo chiamati spesso ad analizzare schemi che devono facilitare in un modo o nell'altro la costruzione di infrastrutture digitali. Il denaro del contribuente può essere utilizzato quando la ragion d'essere economica è debole o inesistente, in altre parole quando il privato rischia di non riuscire a generare profitti».

Il meccanismo ideato per ridurre il peso dei crediti inesigibili nei bilanci creditizi ha avuto bisogno di tempo per andare a regime, ma ora si dimostra molto efficace

Un'ultima domanda relativa all'Italia: il caso Alitalia. Due i fronti: la Commissione sta valutando la legittimità di un prestito pubblico da 900 milioni di euro, mentre il governo sta lavorando a un salvataggio della società.
«Ho fatto il punto con i miei collaboratori prima di Natale. L'indagine sul prestito è ancora in corso e siamo in stretto contatto con il governo. Non abbiamo scadenze. Più in generale, abbiamo avuto numerosi casi segnati sia da aiuti di stato che da antitrust. Cerchiamo di adattarci, permettendo che le cose accadano nel rispetto delle regole. In questo caso, la palla è nel campo del governo italiano che deve decidere cosa intenda fare. Come lei sa, per il diritto comunitario la natura della proprietà, pubblica o privata, non è un problema. L'importante è che la mano pubblica si comporti da investitore privato».

Passiamo ad aspetti legati alle fusioni e alle acquisizioni. Il primo caso è quello Fincantieri-STX. La Commissione ha appena annunciato che intende valutare l'intesa, dopo che alcune autorità nazionali hanno espresso dubbi a livello di antitrust.
«Aspettiamo la notifica di Fincantieri che non ci è ancora giunta. In passato sui 38 casi che ci sono stati riferiti da altri, abbiamo effettuato una analisi in 34 occasioni. Una metà dei dossiers ha comportato il benestare senza condizioni. Sull'altra metà, abbiamo chiesto aggiustamenti e rimedi. Affronterò la questione con spirito aperto, ben sapendo che stiamo discutendo di un mercato molto particolare: sono molto poche le aziende globali che costruiscono navi da crociera di alta qualità».

Grazie alla raccolta dati, una società può diventare grande o molto grande assai prima di una classica società manifatturiera

Un’altra fusione oggetto di analisi è quella tra Alstom e Siemens nel campo della mobilità.
«Abbiamo tempo fino al 18 febbraio per dare una nostra valutazione».

Alcuni esponenti politici sostengono, non per la prima volta, che il diritto comunitario impedisce la nascita di campioni europei. Ne avete parlato nel collegio dei commissari questa settimana?
«Abbiamo discusso in generale di concorrenza a livello globale. Non credo che il diritto della concorrenza sia un ostacolo all'emergere di grandi aziende di livello europeo e di livello mondiale. Lo stesso mercato unico è talmente grande da consentire la nascita di aziende molto grandi che utilizzano il mercato europeo per poi lanciarsi a livello globale. Ciò detto, credo che sia importante preservare la libera concorrenza non solo a beneficio dei consumatori, ma anche delle altre aziende, per garantire loro prezzi bassi delle materie prime e alta qualità di eventuali prodotti intermedi».

Si pone tuttavia il problema a livello globale, poiché manca una regolamentazione internazionale.
«In effetti, credo che l'Unione Europea debba diventare più risoluta (hard-nosed in inglese, ndr). Il diritto comunitario della concorrenza deve poter essere coadiuvato da altri strumenti: meccanismi di difesa commerciale contro il dumping; controllo degli investimenti provenienti da paesi terzi; regole sulla reciprocità nelle aste pubbliche. Dobbiamo utilizzare anche questi strumenti per garantire libera concorrenza in Europa e a livello mondiale. Anche per non sovraccaricare il ruolo del diritto antitrust».

Insomma, lei non crede che il diritto della concorrenza in Europa in questo momento limiti l'emergere di campioni europei?
«No, non lo credo. In questi anni abbiamo approvato fusioni tali da creare nuovi campioni europei: Opel-Peugeot, Danone-WhiteWave Foods, AB InBev-SABMiller, Holcim-Lafarge. Basta che la libera concorrenza sia garantita. Tornando a Siemens e Alstom, entrambe le società sono già oggi i primi gruppi mondiali nel loro settore. Sono già campioni europei, anzi mondiali. Aziende incredibili. Ciò detto, stiamo studiando se il diritto della concorrenza debba essere adattato per quanto riguarda le soglia di giro d'affari, l'impatto dell'acquisto di quote di minoranza, la definizione che diamo di mercato. Stiamo anche analizzando un nuovo elemento che sta modificando in profondità il lavoro delle autorità antitrust: la raccolta e la gestione di dati».

In che senso?
«Grazie alla raccolta dati, una società può diventare grande o molto grande assai prima di una classica società manifatturiera. A seconda dei casi, i dati possono essere una nuova valuta, un bene, una barriera all'ingresso, una risorsa a favore dell'innovazione».

Come crede debba adattarsi il diritto della concorrenza al big data?
«La verità è che non lo so. Abbiamo lanciato una consultazione pubblica da cui emerge chiaramente l'idea che la Commissione debba essere severa su questo fronte nel garantire la libera concorrenza. In marzo mi verrà consegnato un rapporto di tre specialisti: un economista, un giurista e un esperto di tecnologia».

La questione non si lega forse anche alla lotta contro i cartelli, di cui lei ha fatto una sua battaglia personale?
«Bisogna trovare un giusto equilibrio tra la lotta contro i cartelli e la necessaria collaborazione tra le aziende nell'innovazione tecnologica.

Una ultima domanda più personale. La Commissione è a fine mandato. Si augura di essere confermata nel prossimo esecutivo comunitario?
Stiamo affrontando una rivoluzione digitale che sta cambiando l'economia europea. Siamo ancora in mezzo al guado. Mi piacerebbe certamente completare il lavoro che ho fatto in questi anni».

*Versione integrale dell’intervista uscita sul Sole 24 Ore di oggi, 17 gennaio 2019


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