Relazioni Usa-Russia

Intesa Biden-Putin per il rinnovo degli accordi Start, ma è tensione sull’Ucraina

Il neopresidente Usa telefona al suo omologo russo per la prima volta dopo le elezioni. Rinnovato il trattato che sarebbe dovuto scadere il 5 febbraio

di Antonella Scott

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Il neopresidente Usa telefona al suo omologo russo per la prima volta dopo le elezioni. Rinnovato il trattato che sarebbe dovuto scadere il 5 febbraio


3' di lettura

Pur essendo atteso, è arrivato prima del previsto, a pochi giorni dalla scadenza. Un accordo sul disarmo che riporta Russia e Stati Uniti all'epoca delle grandi intese, e imprime immediatamente un tono diverso alle relazioni tra Mosca e Washington nei primissimi giorni dell'era Biden. Anche se la decisione di prorogare il Nuovo Start - il trattato bilaterale che fissa un limite alle testate nucleari dispiegate e ai rispettivi sistemi di trasporto - rischia di essere un unico filo d'erba nel deserto. Ma pure quel filo rischiava di essere spezzato.

È come se Joe Biden e Vladimir Putin, che ieri sera si sono sentiti al telefono per la prima volta dalle elezioni, su iniziativa della Casa Bianca, si siano giocati subito la carta migliore. Alle spalle hanno una serie di scambi tesi, a cominciare dal primo incontro a Mosca, nel 2011, quando il vicepresidente Biden debuttò con una battuta gelida sull'anima di Putin, allora primo ministro, e poi andò a incontrare i rappresentanti dell'opposizione.Anche ieri sera al telefono Biden ha subito citato uno di loro, Aleksej Navalny, in carcere dal 17 gennaio in attesa di processo.

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Il presidente americano ha espresso a Putin preoccupazioni per la sua sorte, sulla scia del G7 che nelle stesse ore, attraverso un comunicato sottoscritto dai ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, hanno condannato l'arresto «politicamente motivato» dell'attivista anti-corruzione ma anche quelli dei manifestanti fermati durante le proteste di sabato scorso. Di tutto questo non parla la Tass, che invece ieri sera dava con risalto l'annuncio dell'accordo sancito dalla conversazione tra i due presidenti.

«Nei prossimi giorni - spiega il Cremlino - le due parti adempiranno a tutte le procedure necessarie per garantire il proseguimento di questo importante meccanismo del diritto internazionale, che limita gli arsenali nucleari».Il Nuovo Start, firmato da russi e americani l'8 aprile 2010, è un trattato legalmente vincolante accompagnato da un sistema di verifiche, messe costantemente alla prova nel clima di diffidenza reciproca. Fissa un tetto di 1.550 testate strategiche nucleari per parte, dispiegabili su un massimo di 700 sistemi di lancio: bombardieri, missili balistici intercontinentali, missili lanciati da sottomarini. Dopo il ritiro degli Usa di Donald Trump, seguiti dai russi, dal trattato Inf (controllo delle forze nucleari a medio raggio), lo Start rinegoziato dopo i predecessori Start I e II era l'ultimo grande accordo di disarmo rimasto. Sarebbe scaduto il 5 febbraio prossimo, con la possibilità di essere prorogato per non più di cinque anni. Putin, riferisce il Cremlino, ha espresso il desiderio di normalizzare i rapporti con gli Stati Uniti di Biden.

Ma, accanto a Navalny, il resoconto della telefonata offerto dalla Casa Bianca sottolinea l'altro fronte che fa apparire difficilissima una vera distensione: l'Ucraina, con la Crimea e la crisi del Donbass tuttora irrisolte, rimaste ai margini degli sforzi negoziali in quest'anno concentrato sulla pandemia. Sia Mosca che Washington avevano interesse a prorogare lo Start e a non accelerare ulteriormente la corsa agli armamenti. Ma è difficile immaginare che l'intesa, sia pure un buon inizio, basti a favorire un avvicinamento anche sul fronte ucraino, o un allentamento della morsa del Cremlino sull'opposizione.Quello con Putin non è stato il solo primo contatto importante di ieri sera, per Biden. Il presidente americano ha anche chiamato Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato. Anche qui, con gli alleati europei, ci sono relazioni da rilanciare. Biden ha riaffermato l'impegno degli Stati Uniti alla difesa collettiva sancita dall'articolo 5 del Patto atlantico.

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