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Intesa chiude la porta a maxi-fusioni e promette utili in crescita nel 2019

di Luca Davi

3' di lettura

Intesa Sanpaolo oggi è fuori dai giochi relativi a possibili aggregazioni, sia a livello internazionale che nazionale. A ribadirlo è il ceo, Carlo Messina, a valle dell’assemblea dei soci che ha votato a favore della lista che lo vedeva candidato al ruolo di amministratore delegato in tandem con il presidente Gian Maria Gros-Pietro. «Non abbiamo dossier sul tavolo perché non ci sono sinergie possibili tra il nostro gruppo e altri gruppi europei. Io non credo che ci sarà questo giro di consolidamento cross border», dice il manager.

Lo stop ai colloqui tra Commerzbank e Deutsche Bank conferma come la creazione di campioni bancari in Europa sia un processo tutt’altro che banale, e in tutti i Paesi. Il problema vero, dice Messina, «sono le sinergie: o si è in grado di dimostrare che crei più valore con le sinergie o le assemblee te le bocciano». E in questo senso oggi non c’è «la possibilità di creare più valore per i nostri azionisti con altre aggregazioni piuttosto che proseguire con il nostro piano d’impresa». Il manager sgombra dal tavolo anche l’ipotesi anche di un possibile intervento su Carige: un fronte, questo, su cui la banca è coinvolta indirettamente tramite lo Schema volontario del Fitd: «Non ci metteremo di più di quello che abbiamo già messo».

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La strada tracciata dal Piano di impresa al 2021 del resto è chiara. E prevede un percorso stand-alone, con il mantenimento di un payout dividend a livelli top in Europa, con ratio all’80% per il 2019. Per quest’anno l’obiettivo è di superare l’utile 2018, anno in cui il risultato netto è stato di 4,05 miliardi. Messina conferma che «l’obiettivo per il 2019 è di far crescere ulteriormente l’utile netto pur in un contesto di mercato molto difficile: è un impegno che prendiamo nei confronti dei nostri azionisti». Nessuna ansia sul fronte dello smaltimento degli Utp, fronte su cui la banca ha in corso una due diligence in esclusiva da parte del potenziale partner Prelios. «Se ci saranno le condizioni per ridurre gli incagli andremo avanti, altrimenti no. La nostra posizione è già ottimale», aggiunge il manager.

Per il resto, tutto fila come da previsioni, all’assemblea degli azionisti di Intesa Sanpaolo. La lista delle Fondazioni centra il risultato atteso: a favore si esprime il 33,6% del capitale sociale, il 63,1% dei voti presenti in assemblea. Un risultato positivo e non scontato. Soprattutto se si considera che le cinque fondazioni promotrici mettevano insieme solo il 16,5% del capitale. È la conferma che il ticket formato da Messina e dal presidente Gian Maria Gros-Pietro è riuscito a catalizzare anche il voto di una parte significativa degli investitori istituzionali. La lista numero 2, presentata dal comitato dei gestori, raccoglie solo il 18,95% del capitale, circa la metà del blocco degli investitori istituzionali presenti (circa il 34%).

Diversamente da quanto suggerito dai proxy advisor, alcuni grandi fondi hanno scelto di appoggiare la lista delle Fondazioni. Premiandola anche oltre le attese. Di fatto il consenso in assemblea per la lista di maggioranza della banca, assistita da Morrow Sodali, è aumentato di due punti percentuali rispetto a tre anni fa, nonostante il peso degli Enti nel contempo sia sceso.

Oltre a Gros-Pietro e Messina, confermato Paolo Andrea Colombo nel ruolo di vicepresidente. Eletti in Cda Franco Ceruti, Giovanni Gorno Tempini, Rossella Locatelli, Luciano Nebbia, Bruno Picca, Livia Pomodoro, Maria Alessandra Stefanelli, Guglielmo Weber, Daniele Zamboni, Maria Mazzarella e Anna Gatti. A far parte del comitato del controllo sulla gestione saranno Fabrizio Mosca, Milena Teresa Motta e Maria Cristina Zoppo, insieme ad Alberto Maria Pisani (che sarà presidente del Comitato) e Corrado Gatti per la minoranza. Giovedì il primo Cda, che nominerà i comitati interni.

Esaurito il suo incarico di presidente emerito, per Giovanni Bazoli si prospetta un ruolo «più o meno equivalente», come indicato dallo stesso Messina.

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