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Intesa dice sì all’aumento per l’Ops su Ubi. Messina: «Avanti nel deal anche con il 50% dei voti»

Per il ceo il deal «andrà avanti anche in presenza di adesioni al 50% più una azione del capitale» dell'ex popolare «e genererà un leader a livello continentale»

di Luca Davi

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(EPA)

Per il ceo il deal «andrà avanti anche in presenza di adesioni al 50% più una azione del capitale» dell'ex popolare «e genererà un leader a livello continentale»


2' di lettura

Intesa Sanpaolo dice sì all’aumento di capitale per acquistare Ubi, nel quadro di un'Ops che prenderà forma anche con il 50% dei voti più uno del capitale dell'ex popolare e che darà origine a un gruppo, nelle intenzioni del ceo di Intesa Carlo Messina, in grado di generare 13,5 miliardi di dividendi nei prossimi cinque anni.

L'assemblea degli azionisti, appena conclusasi a porte chiuse a Torino, ha infatti approvato l'emissione di 1,94 miliardi di nuove azioni a servizio dell'Offerta pubblica di scambio tra le azioni Intesa e quelle dell'ex popolare, nella misura di 17 azioni del nuovo gruppo ogni 10 azioni di Ubi.

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Il via libera all'aumento dal valore di 1,011 miliardi di euro, oltre sovraprezzo, è arrivato in maniera plebiscitaria: ha votato favorevolmente il 98,04% del capitale presente all'assemblea, a sua volta pari al 52% del capitale complessivo. L'assemblea ha anche approvato, oltre al bilancio 2019 che ha visto un utile di 4,18 miliardi, il congelamento fino a ottobre del dividendo da 0,19 euro ad azione e il conferimento a riserve.

«Grazie al sostegno dei nostri azionisti proseguiamo con maggior convinzione nell'offerta di scambio promossa nei confronti di Ubi», dice il ceo Carlo Messina in una nota. Per il banchiere, nel contesto generato dall'epidemia da Covid19, l'operazione acquisisce «maggiore valenza strategica» e per Ubi «una prospettiva ancor più rilevante: elevata patrimonializzazione, robusta copertura dei crediti deteriorati, dimensione, diversificazione e capacità di investimento assumono ora ulteriore valore».

Per Messina il deal «andrà avanti anche in presenza di adesioni al 50% più una azione del capitale» dell'ex popolare. E genererà un «leader a livello continentale», che sarà in grado di creare «ulteriori benefici per tutti gli stakeholder e per i territori».

In vista ci sono, secondo le stime del ceo di Intesa, «ogni anno 10 miliardi di credito aggiuntivi, senza alcuna revoca dei fidi concessi» e «la valorizzazione del personale Ubi, che manterrà piena autonomia nell'erogazione del credito a livello locale». A questo, si aggiungerà «l'assunzione di 2500 giovani, mentre le uscite saranno solo su base volontaria».

E sotto il profilo della redditività, il ceo di Intesa garantisce l'intenzione di remunerare gli azionisti del futuro gruppo «in maniera significativa e sostenibile con dividendi distribuiti, pari a circa 13,5 miliardi in 5 anni, senza considerare i 3,4 miliardi di dividendi a valere sull'utile 2019».

Intesa Sanpaolo è «al vertice in Europa anche per capacità di remunerazione degli azionisti», sottolinea il presidente Gian Maria Gros-Pietro, ricordando che la banca ha «ritenuto doveroso accogliere l'invito della Bce, proponendo all'Assemblea Ordinaria di soprassedere alla distribuzione del dividendo, che pure è largamente coperto dagli utili conseguiti e dalla dotazione di capitale della banca». Per questo motivo «ci riserviamo di riconsiderarne l'opportunità dopo la scadenza del 1° ottobre 2020 indicata dal Supervisore».

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