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Intesa Giappone-Usa, riorganizzate le forze statunitensi in terra nipponica

Patto di cooperazione più stretta nella difesa tra gli Stati Uniti e il Giappone: via libera al dispiegamento di più efficaci forze militari americane sul territorio dell'alleato asiatico

di Marco Valsania

Meloni: “Avvio meccanismo consultazioni bilaterali Esteri-Difesa con il Giappone”

3' di lettura

Patto di cooperazione più stretta nella difesa tra gli Stati Uniti e il Giappone. E via libera al dispiegamento di più efficaci forze militari americane sul territorio dell'alleato asiatico. Tutto in funzione anti-Cina, di contenimento dell'asse Pechino-Mosca e del lancio di nuove “reti” di sicurezza nel Pacifico.

L'accordo bilaterale è arrivato al termine di nuovi negoziati sui temi della sicurezza a Washington tra le delegazioni dei due paesi e riguarda tutti i teatri di possibile confronto, dal mare alla terraferma e allo spazio. Tra le novità principali, la riorganizzazione del 12esimo reggimento della marina americana di stanza in Giappone che, ha affermato il Segretario alla Difesa Lloyd Austin, diventerà «più letale, agile e dotato di maggiori capacità». L'unità sarà alla base di Okinawa e dotata di arsenali di risposta rapida. Avrà in dotazione in particolare batterie missilistiche anti-nave e altri sistemi sofisticati.

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È prevista una intensificazione delle attività congiunte di addestramento e quello che in generale viene definito come un “riallineamento” delle forze Usa nella regione con il compito di migliorare la risposta a eventuali minacce cinesi. Nello spazio, le intese discusse comprendono la possibilità del Pentagono di proteggere da attacchi asset giapponesi.

Preoccupa la Cina, sia per l’aggressività verso Taiwan sia per i rapporti con la Russia

Sullo sfondo si stagliano le preoccupazioni generate dalle manovre aggressive messe in atto dal governo di Xi Jinping nei confronti di Taiwan, anche se i vertici militari statunitensi non ritengono imminenti assalti o invasioni. E gli spettri di nuovi conflitti sollevati dai più stretti rapporti militari russo-cinesi.

Il patto ha preso forma nell'ambito degli incontri dello US-Japan Security Consultative Committee presso il Dipartimento di Stato. Un forum in preparazione della visita alla Casa Bianca del primo ministro Fumio Kishida in settimana. Tokio ha denunciato quella posta dalla Cina come una «sfida strategica senza precedenti». E la dottrina di sicurezza americana appena aggiornata da Joe Biden indica Pechino quale grande avversario strategico di lungo periodo. Austin, affiancato dal Segretario di Stato Antony Blinken e dalle controparti giapponesi a cominciare dal Ministro degli Esteri Yoshimasa Hayashi, ha affermato a conclusione degli ultimi incontri che le forze cinesi sono responsabili di «recenti comportamenti molto provocatori» e di tentativi di «stabilire una nuova normalità».

«Cooperazione con funzione di deterrenza»

La cooperazione e rinnovata presenza statunitense in Giappone, ha precisato il comunicato finale, avranno una funzione di maggior deterrenza degli accresciuti rischi. In questo quadro, saranno anche condotte assieme manovre militari nelle isole del sudovest, considerate più vulnerabili e nel mirino di Pechino. Nuove operazioni sotto l'egida Usa riguarderanno la raccolta di informazioni di intelligence, di sorveglianza e ricognizione e le capacità di trasporto e intervento delle forze dispiegate.

L'amministrazione Biden appoggia infine gli sforzi giapponesi di dotarsi di propri sistemi di rapida risposta a possibili attacchi, pilastro di una inedita escalation della spesa di difesa di Tokio. Viene tenuta a battesimo, per il futuro, una collaborazione in aree di ricerca quali materiali d'avanguardia e test per armi ipersoniche e per lo sviluppo di futuri intercettori.

Washington e Tokio hanno poi in programma nuove esercitazioni assieme alla Corea del Sud, focalizzate su difesa missilistica, navale e sottomarina in risposta ai pericoli presentati dalla Corea del Nord. Gli Stati Uniti nel Pacifico dal 2021 hanno anche in atto l'alleanza militare Aukus, con Gran Bretagna e Australia, destinata a fornire sottomarini a propulsione nucleare a Canberra.

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