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Intesa Sanpaolo, 4 miliardi di utile nei primi nove mesi dell'anno

Già raggiunto l'obiettivo di redditività per il 2021; via libera del Cda all'acconto da 1,4 miliardi sui risultati di quest'anno

Intesa Sanpaolo: attesa crescita del 4% Pil 2021 Paesi Eurasia

3' di lettura

Intesa Sanpaolo archivia i primi nove mesi dell'anno con un utile di 4 miliardi di euro, e raggiunge così in anticipo di un trimestre il target di redditività previsto per il 2021. Il dato è in calo del 37,2% rispetto ai 6,37 miliardi dei primi nove mesi del 2020 ma in crescita del 28,7% rispetto a 3,11 miliardi se si esclude il goodwill negativo provvisorio originato nel terzo trimestre 2020 dall’acquisizione di Ubi Banca.

Proventi operativi a 15,9 miliardi

Nel dettaglio, il terzo trimestre dell'anno si è chiuso con un utile netto di 983 milioni, superiore ai 798 milioni previsti dal consensus degli analisti. Il risultato non è confrontabile con i 3,8 miliardi dello stesso periodo del 2020, che includevano come detto l’acquisizione dell’ex popolare.

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Nel periodo gennaio-settembre i proventi operativi netti sono saliti del 15,4% a 15,9 miliardi, con interessi netti a 6 miliardi (+7,2%) e commissioni nette a 7,1 miliardi (+23,6%). In crescita del 13,1% a 7,9 miliardi i costi operativi, per un rapporto cost/income sceso al 50,1%.

Deteriorati al 3,8% lordo sui crediti totali

Sotto il profilo della qualità del credito, la banca con ha registrato una riduzione dei crediti deteriorati, al lordo delle rettifiche di valore, di circa 47 miliardi dal picco di settembre 2015 e di circa 34 miliardi dal dicembre 2017 superando in anticipo, per circa 8 miliardi, l’obiettivo di riduzione pari a circa 26 miliardi previsto per l’intero quadriennio del Piano di Impresa 2018-2021. Lo stock di crediti deteriorati scende a settembre 2021, rispetto a dicembre 2020, del 12,6% al lordo delle rettifiche di valore e del 14,9% al netto; l’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi a settembre 2021 è stata pari al 3,8% al lordo delle rettifiche di valore e al 2% al netto.

Messina: sugli Npl possibili «azioni nel quarto trimestre»

Proprio il tema degli Npl è stato al centro della conference call tenuta con gli analisti. «Abbiamo spazio per aumentare la nostra redditività futura e la flessibilità di utilizzo del nostro excess capital e questo in relazione a una ulteriore riduzione degli Npl», ha detto Messina nel corso della presentazione della trimestrale.«Vogliamo partire con il piano al 2025 senza problemi sul costo del rischio e dei crediti deteriorati. Aumenteremo la redditività», e «realizzeremo analisi per combinare redditività sostenibile e un aumento del risultato netto». Dunque, è stata l’indicazione del banchiere, «nel quarto trimestre saremo nella posizione per migliorare la redditività e considerare azioni manageriali per porre le fondamenta per il nuovo piano industriale».

«Mps? Se mancano le condizioni, il negoziato va interrotto»

Messina è poi intervenuto anche sul tema Mps, dopo il fallito negoziato tra UniCredit e il Mef relativo alla possibile cessione della banca senese. «L’integrazione con un’altra banca come Unicredit avrebbe potuto essere una buona soluzione, ma in un negoziato bisogna mantenere la priorità della creazione di valore per gli azionisti. E se questo non può essere garantito, il negoziato va interrotto», ha detto. In ogni caso Messina non vede rischi per il futuro. «Oggi in Italia abbiamo un settore bancario solido e non vedo debolezze nel Paese. Non sono affatto preoccupato». «Ci sono due situazioni che sono osservate: Carige e Mps. Ma sostanzialmente Monte dei Paschi di Siena appartiene al governo italiano e non può quindi essere considerata come un rischio sistemico, considerando il chiaro percorso di crescita del Paese e il rimbalzo significativo della profittabilità che possono avere banche come Mps»

Payout ratio pari al 70% dell’utile netto

Quanto alla solidità patrimoniale, il coefficiente Cet1 al netto dei dividendi maturati si attesta al 14,3% in base ai criteri transitori in vigore nel 2021 (il dato pro forma a regime è al 15,1%). Per quanto riguarda la politica dei dividendi del gruppo, a valere sui risultati del 2021 si prevede, in linea con il Piano di impresa 2018-2021, la distribuzione di un ammontare di dividendi cash corrispondente a un payout ratio pari al 70% dell’utile netto, in merito alla quale il consiglio di amministrazione oggi ha deliberato un acconto pari a 1,4 miliardi di euro, pari a 0,0721 euro per azione, che sarà pagato il 24 novembre, con stacco cedola il 22.


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