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Intesa Sanpaolo, ok alla maxistaffetta generazionale: 5mila uscite volontarie, dentro 2.500 giovani

Usciranno 5mila bancari, dirigenti inclusi, con percorsi volontari, in parte con l’accesso al Fondo di solidarietà di settore, in parte sfruttando Quota 100

di Cristina Casadei

IntesaSanPaolo, staffetta generazionale: 5mila uscite, assunzioni per 2500 giovani

Usciranno 5mila bancari, dirigenti inclusi, con percorsi volontari, in parte con l’accesso al Fondo di solidarietà di settore, in parte sfruttando Quota 100


5' di lettura

Per chi aspira a diventare un bancario, ci sono 2.500 posti che si apriranno nel gruppo Intesa Sanpaolo di qui al 2023. Il gruppo ha infatti raggiunto l’accordo con i sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin) che prevede sì 5mila uscite volontarie e incentivate, ma scambia il turn over anticipato con assunzioni di giovani, secondo la misura richiesta dai sindacati che prevede un’assunzione ogni due uscite.

Dato il quadro del mercato del lavoro del nostro paese, con particolare riferimento ai giovani, l’accordo si connota anche per la sua valenza sociale. Come spiega il consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, «l’accordo siglato dopo un negoziato rapido ed efficace, permette di raggiungere un risultato basato, per entrambe le parti, sulla volontà di tutelare l’occupazione, di favorire lo sviluppo professionale delle persone, di rispettarne le aspirazioni. In un quadro generale segnato da una notevole complessità, confermiamo l’assunzione – a tempo indeterminato – di 2.500 giovani. I nuovi ingressi potranno sostenere la crescita del Gruppo e le sue nuove attività. Presteremo attenzione particolare al sostegno alle nostre reti territoriali e alle zone svantaggiate del Paese. Il nostro grazie va alle sigle sindacali per il rapporto solido e costruttivo stabilito negli anni: una volta di più ha portato a risultati positivi per l’occupazione e alla conferma dei piani di sviluppo di Intesa Sanpaolo, rafforzati sin da ora dalle competenze e professionalità delle persone provenienti da Ubi, nella prospettiva di un’ulteriore affermazione della propria leadership in Europa». «Abbiamo raggiunto un primo, importante accordo di integrazione tra il gruppo Intesa e Ubi, che riteniamo estremamente positivo, perché prevede anche 2.500 nuove assunzioni a fronte di 5.000 esodi su base volontaria - rileva il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni -. L’accordo di integrazione dovrà essere estremamente veloce, efficace e costruttivo, nell'interesse dei lavoratori e soprattutto dei territori».

Le parti hanno siglato 4 documenti, a partire dal protocollo che segna l’avvio dell’integrazione di Ubi in Intesa Sanpaolo. Come si legge nei testi, a seguito della conclusione della Opas avente a oggetto la totalità delle azioni di Ubi banca, le parti hanno definito 5mila uscite volontarie previste dall’integrazione che saranno gestite attraverso il pensionamento e il ricorso al Fondo di solidarietà che viene attivato anche per chi raggiunge il requisito pensionistico nel 2026.

Da notare che con questo accordo si concede a tutti i dipendenti di Intesa e Ubi di accedere alle uscite volontarie, compresi quelli che verranno ceduti a Bper.

A tale proposito Intesa Sanpaolo e Bper Banca hanno fissato i termini della seconda metà di febbraio 2021 per la cessione a Bper delle filiali di Ubi Banca e il secondo trimestre 2021 per le filiali di Intesa Sanpaolo, come spiega una nota ufficiale che fa riferimento all’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria promossa da Intesa Sanpaolo sulle azioni ordinarie di Ubi Banca e all’accordo vincolante sottoscritto da Intesa Sanpaolo con Bper Banca in merito alla cessione di un ramo d’azienda costituito da un insieme di filiali del Gruppo risultante dall’operazione e dai rispettivi dipendenti e rapporti con la clientela. Le filiali sono 532 (più 17), mentre non è ancora definito il numero dei lavoratori interessati.

Tornando all’accordo sindacale, si prevede che le uscite potranno riguardare i bancari di Intesa e di Ubi, compresi quelli che operano nelle filiali che saranno cedute a Bper.

Avverranno in maniera scaglionata, a mano a mano che verranno maturati i requisiti, e saranno effettuate tra il 2021 e il 2023. L’accordo è rivolto a tutti, tanto alle aree professionali quanto ai dirigenti e sfrutterà anche i canali di Quota 100 e Opzione donna. Per chi uscirà verranno mantenute le previsioni previdenziali e di sanità integrativa.

A fronte delle uscite ci saranno 2.500 assunzioni per le quali i sindacati hanno chiesto che vi sia attenzione alla rete, alla stabilizzazione dei contratti a tempo determinato, alle aree più disagiate del paese e ai lavoratori collocati nella sezione emergenziale del Fondo di Solidarietà di settore.

«Siamo soddisfatti, abbiamo creato le migliori condizioni per gestire l’integrazione del gruppo Ubi in Intesa. Non ci sono ricadute sociali né sulle condizioni di lavoro di alcun genere, ma abbiamo gettato le basi per lo sviluppo professionale ed economico dei lavoratori di tutto il nuovo gruppo. Infine, abbiamo prestato la massima attenzione verso i lavoratori Ubi che saranno ceduti a Bper, anche loro, se lo vorranno, potranno accedere al piano delle uscite», spiega il coordinatore Fabi del gruppo Intesa Giuseppe Milazzo.

«Questo accordo è il primo importante passo del nuovo gruppo Intesa con un primo importante obiettivo che è l’integrazione dei 20.000 dipendenti Ubi. Una fase di integrazione che vedrà altri due momenti fondamentali, il passaggio di un ramo d’azienda a Bper e l’integrazione nel gruppo Ubi, due momenti da seguire con la massima attenzione per assicurare la tutela e la migliore valorizzazione delle risorse», aggiunge il coordinatore Fabi del gruppo Ubi, Paolo Citterio.

Soddisfazione per il risultato raggiunto anche in casa Cisl. Caterina Dotto e Giuseppe Cassella, segretari di gruppo di First Cisl in Intesa Sanpaolo e in Ubi, sottolineano che è stata data «certezza di diritti alle 1.197 domande in sospeso (925 Intesa Sanpaolo e 272 Ubi), eccedenti rispetto alle uscite all’epoca preventivate dalle due banche. Le domande dovranno essere ripresentate, alle condizioni del nuovo accordo, che riguarda l’intero perimetro del gruppo Intesa Sanpaolo, ma avranno priorità».

L’accordo, infatti, «offre pari certezza di accoglimento delle domande di uscita in precedenza non accolte, sia in Intesa sia in Ubi - fanno notare i segretari nazionali First Cisl Domenico Iodice e Mauro Incletolli -. Ma è importante che persegue la salvaguardia occupazionale anche per i dirigenti e una maggiore sostenibilità dei carichi di lavoro, grazie al ricambio generazionale».

Per i segretari nazionali Uilca Mariangela Verga e Giuseppe Bilanzuoli, «l’intesa raggiunta soddisfa le aspettative e le richieste del sindacato di gestire le uscite su base esclusivamente volontaria e di ottenere assunzioni che tengano conto soprattutto delle esigenze della rete e dei territori. Rappresenta inoltre una grande opportunità per il Paese, soprattutto in questo periodo di crisi occupazionale accentuato e reso più duro dalla pandemia che stiamo attraversando. Adesso aspettiamo di affrontare le ulteriori fasi dell'integrazione che monitoreremo con attenzione e costanza». Infine per i segretari nazionali Unisin-Confsal, Alessandro Casagrande e Valerio Fabi «con l’intesa siglata viene garantita la volontarietà delle uscite dei colleghi che maturino i requisiti e il ricambio occupazionale in rapporto uno a due con contratto a tempo indeterminato».

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