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Intesa-Ubi, perché Messina ha preferito le nozze italiane a un partner estero

Dopo aver studiato opzioni estere, Messina ha optato per la proposta alla banca più affine. Che sta al di là di via Monte di Pietà

di Marco Ferrando

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(REUTERS)

Dopo aver studiato opzioni estere, Messina ha optato per la proposta alla banca più affine. Che sta al di là di via Monte di Pietà


2' di lettura

Alla fine, la scelta è caduta su Ubi Banca. Nel brusio di questi anni, nutrito dalle ipotesi delle banche d’affari, contatti informali e mere speculazioni, per Intesa Sanpaolo si è ragionato per lo più di una preda estera. Cioè quello che servirebbe, in teoria, a un campionissimo nazionale com’è la banca guidata da Carlo Messina, che - da quando è al timone - ha saputo fare della crescita interna e dell’operazione sulle ex popolari venete un formidabile motore di crescita.

Ma, in pratica, sposarsi all’estero non è facile al giorno d’oggi. A ripeterlo fino alla nausea è soprattutto Jean Pierre Mustier, ceo di UniCredit, ma a pensarla così è anche Carlo Messina: con buona pace dell’unione bancaria europea ancora a metà del guado, oggi sono troppe le incertezze - regolatorie, ma soprattutto di capitale - che porta con sé un’aggregazione transfrontaliera. Tra i rumors più ricorrenti degli anni passati, quello che vedeva Intesa puntare alle attività Uk del gruppo britannico Coutts, o addririttura Julius Baer, in terra elvetica: operazioni interessanti ma doppiamente complesse visto che sono in aree extra euro.

E così, alla fine, la scelta è caduta su Ubi. Che per Intesa Sanpaolo , viste le affinità storiche (si pensi alla figura di cerniera di Giovanni Bazoli) , territoriali e identitarie è qualcosa che sta a metà tra una vicina di casa, una parente o un’amica di vecchissima data. Le sfide dell’efficienza e del fintech rendono non più rinviabili operazioni straordinarie che aprano a nuove economie di scala e a un ripensamento del modello di business, valorizzando quel che c’è di più prezioso: la fiducia dei clienti.

C’era da fare, e anche da fare presto: perché, si sarà chiesto alla fine Carlo Messina insieme al suo consiglio, andare tanto lontano se c’è qualcuno di interessante giusto all’altro lato di via Monte di Pietà? A conferma dell’operazione a chilometro zero, i due milanesissimi advisor della banca: lo studio Pedersoli, che sta sempre in Monte di Pietà solo un paio di portoni più avanti e Mediobanca, ormai consigliere fidatissimo di Messina.

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