credito

Intesa Sanpaolo, prove di contratto «ibrido», metà dipendente metà collaboratore

di Cristina Casadei


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(Imagoeconomica)

3' di lettura

Non tutte le banche scelgono la via della chiusura delle filiali e degli esuberi. C’è chi, tra i banchieri, ha fatto della parola tagli ed esuberi un vero tabù che non vuol veder scritto negli accordi sindacali come accade in Intesa Sanpaolo. Ieri il gruppo ha siglato con i sindacati un “Protocollo per lo sviluppo sostenibile” che va in controtendenza rispetto al settore. Già perché se è vero che l’accordo prevede scivoli soft per chi può andare in pensione di vecchiaia o anticipata e compensa le uscite con nuove assunzioni, migliora la conciliazione vita lavoro e strizza l’occhio al benessere dei lavoratori, è anche vero che avvia una prima sperimentazione nel credito di un contratto ibrido per i promotori finanziari. E porta dentro lavoratori nelle filiali. Non più quindi nelle direzioni centrali, per lo più concentrate al nord, non più solo nella compliance, non più solo nell’it.

Ma veniamo al protocollo. È un documento di 16 pagine che si compone di molte parti. Il suo nucleo centrale sta però nelle politiche attive per l’occupazione. Vi si spiega che al raggiungimento di 750 uscite volontarie di chi ha i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata verranno assunti 100 bancari. Se si arriva a mille uscite scattano ulteriori 50 assunzioni. Quanto ai pensionamenti volontari, è prevista un’incentivazione economica all’uscita pari al 75% della retribuzione annua lorda per i lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018 e la possibilità di chiedere il part time.

Ma vi si spiega anche - e questa è la novità -, con riferimento alla platea dei 400 promotori finanziari e dei nuovi assunti per la rete di Banca dei Territori ed Intesa Sanpaolo Casa, che la banca propone un contratto ibrido: per metà da dipendende, per metà da lavoratore autonomo. Secondo il testo del protocollo «si prevede la possibilità di costituzione ... di un contratto di lavoro subordinato a tempo parziale che ha natura di rapporto base e di un parallelo, contestuale e distinto contratto di lavoro autonomo, che rimangono indipendenti». Con molti vantaggi per i lavoratori autonomi che portano a casa, per metà contratto, le tutele dei lavoratori dipendenti, dalla previdenza alla sanità complementare alla maternità. «Con il Protocollo - interpreta il chief operating officer del Gruppo, Eliano Omar Lodesani - si riconferma il ruolo di Intesa Sanpaolo quale motore di sviluppo economico ed occupazionale del Paese, che attiverà meccanismi di “staffetta generazionale” all’interno del Gruppo attraverso nuove assunzioni/nuove professionalità che andranno in parte a compensare le cessazioni volontarie per pensionamento. Tutto questo è stato possibile grazie alle organizzazioni sindacali, che anche in questa occasione hanno dimostrato il coraggio di innovare».

Per i sindacati l’accordo è stata l’occasione per fare un salto verso l’alto nelle relazioni industriali e per conquistare tutele per una platea di lavoratori che adesso arrivano sotto la loro ala. Per Tiberio Carello della Fabi «per la prima volta si garantisce stabilità contrattuale, rappresentanza e welfare ai promotori finanziari. Siamo inoltre riusciti a ottenere 150 nuove assunzioni e a confermare l’impianto della volontarietà dei pensionamenti». Maurizio Zoè della Fisac Cgil parla di«accordo positivo perchè crea assunzioni e tutele nella rete mentre la tendenza del settore è quella di chiudere le filiali. Con questo accordo si assume, si danno diritti alle partite Iva che al termine della sperimentazione potranno scegliere di trasformare il loro contratto in un full time a tempo indeterminato». Mauro Incletolli della First Cisl osserva l’importanza «di tenere insieme le tutele e le sicurezze del posto fisso abbinate a un ulteriore salario variabile legato alle masse gestite. Altrettanto importanti sono le previsioni per gli over 60». Giuseppe Bilanzuoli della Uilca, conclude che l’accordo «parla di sviluppo e non di esuberi».

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