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Intesa Sanpaolo in rialzo dopo il via libera al buyback da 1,7 miliardi

La seconda tranche del programma da 3,4 miliardi verrà lanciata più avanti, prima dell'approvazione dei conti del 2022

di Paolo Paronetto

(EPA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Scatto di Intesa Sanpaolo a Piazza Affari dopo l'avvio della prima tranche, da 1,7 miliardi, dell'annunciato buyback da 3,4 miliardi. I titoli mettono a segno la migliore prestazione tra le blue chip. Venerdì a mercato chiuso l'istituto ha annunciato di aver ricevuto il via libera della Bce per l'intero ammontare e di aver «deliberato di dare esecuzione all’acquisto con un programma iniziale per un esborso pari a 1,7 miliardi e di rinviare a un momento successivo, entro l’approvazione dei risultati al 31 dicembre 2022, le decisioni in merito all’esecuzione per il restante ammontare autorizzato», vale a dire altri 1,7 miliardi. Gli acquisti partiranno il 4 luglio e l'istituto ritiene si possano concludere entro la fine di ottobre.

Al via prima tranche, la seconda entro il bilancio 2022

«L'autorizzazione Bce al buyback, in larga parte attesa, conferma l'approccio del regolatore che, pur richiedendo prudenza nell'attuale contesto di mercato, non si oppone alla distribuzione del capitale da parte di banche con solida posizione patrimoniale, un buon profilo di asset quality e una buona redditività», commentano gli analisti di Equita. La decisione di Intesa Sanpaolo di avviare il programma limitandolo a metà dell'importo complessivo, d'altra parte, secondo gli analisti «denota a nostro avviso un atteggiamento prudente in uno scenario altamente incerto, finalizzato a mantenere maggiore flessibilità nella gestione operativa e del capitale». Equita stima che il buyback da 1,7 miliardi avrà un impatto di 50 punti base sul capitale dell'istituto.

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Analisti positivi sull'operazione

«Crediamo che dopo un trimestre di rendimenti obbligazionari volatili e spread italiani volatili, il mercato accoglierà positivamente la conferma di questo consistente ritorno di capitale», pari al 5% della capitalizzazione di Borsa, ha commentato da parte sua Bank of America, notando che «ogni via libera della Bce» a distribuzioni agli azionisti «è un catalizzatore positivo». BofA nota inoltre che Intesa «dedurrà dal patrimonio l'intero ammontare da 3,4 miliardi e quindi non sarà necessario alcun ulteriore input dalla Bce» sulla seconda tranche. «L'autorizzazione all'intero ammontare - chiosa poi Kepler - è una notizia positiva perché significa che la Bce considera gestibile un impatto negativo di 100 punti base sui coefficienti patrimoniali». «Concordiamo totalmente con la decisione del cda di partire con solamente metà del buyback - aggiungono -, che eviterà» grosse asimmetrie nel 2023, dato che «la remunerazione potrà essere simile a quella del 2022». «Crediamo che la notizia combinata dell'approvazione integrale del buyback e dell'esecuzione solamente di metà sia una buona notizia per Intesa Sanpaolo, che sosterrà una rivalutazione dell'azione nel breve termine», aggiunge Deutsche Bank. «Leggiamo positivamente la notizia odierna - confermano gli analisti - anche se qualche investitore potrebbe essersi aspettato l'esecuzione integrale del buyback». L'operazione da 1,7 miliardi, spiegano, implica una remunerazione dell'8,5%, che potrà salire di un altro 3,1% in caso di pagamento di un acconto sul dividendo in novembre. Gli esperti continuano a ritenere probabile l'esecuzione della seconda tranche del buyback nel 2023 e sottolineano che la decisione «è completamente nelle mani di Intesa», a differenza di quanto avvenuto ad esempio nel caso di UniCredit, che al momento ha chiesto alla Bce l'autorizzazione solamente per 1,6 miliardi di riacquisti a fronte dei 2,6 miliardi previsti.

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