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Intesa Sanpaolo rimbalza, mercato fiducioso su buyback

L'istituto dovrà rilasciare fino a 20 miliardi di asset ponderati per il rischio per compensare l'incremento di requisiti di ponderazione imposto dalla Bce

di Paolo Paronetto

(ANSA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le rassicurazioni sul buyback e sulla posizione patrimoniale di Intesa Sanpaolo, arrivate tanto dalla banca quanto dagli analisti, spingono il titolo al rimbalzo a Piazza Affari. Dopo la debolezza di venerdì, le quotazioni guadagnano quasi tre punti, tra le performance migliori sul FTSE MIB. «Intesa dovrà rilasciare fino a 20 miliardi di asset ponderati per il rischio per compensare l'incremento di requisiti di ponderazione imposto dalla Bce dopo un'ispezione dello scorso anno - scrive Ubs in merito alle notizie circolate venerdì -. La cifra equivale a circa il 6% del totale degli asset ponderati per il rischio, vale a dire a 80 punti base in termini di Cet 1».

Venerdì sera la stessa Intesa aveva precisato che «le azioni di riduzione degli Rwa del gruppo, attuate nel quarto trimestre, sono da mettere in relazione in particolare alle modifiche normative (cioè le Eba guidelines) applicabili a partire dal primo gennaio 2023 e riguardano le posizioni Eva negative o che comunque non risultano più giustificate a fronte del capitale assorbito, e contribuiscono alla significativa creazione e distribuzione di valore per gli azionisti». La banca aveva poi ricordato che il Cet 1 sarà sopra il 13% a fine 2022 e successivamente al di sopra del target minimo di Piano del 12%, scontando anche l'impatto della seconda tranche di buyback.

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Valutazione condivisa dagli analisti: Ubs ritiene quindi che la riduzione degli asset sia «il prezzo che Intesa dovrà pagare per completare il buyback piuttosto che un fattore che lo impedirà, anche se aumenta l'incertezza sulle tempistiche». Intesa prevede di decidere sull'esecuzione del riacquisto in occasione dell'approvazione dei conti 2022, in calendario il 3 febbraio. «Riteniamo il gruppo adeguatamente capitalizzato e ci aspettiamo che il buyback venga realizzato nel corso del 2023, dato che il management ha indicato che i principali fattori che potrebbero fermarlo sono legati a sviluppi macro», sottolineano da Citi. Secondo Ubs, infine, i dubbi su asset e buyback sono «una nuvola in uno scenario che altrimenti sta migliorando», in particolare sul fronte della redditività. Gli esperti vedono l'utile 2023 a 5,5 miliardi e scrivono che, «dati i multipli limitati in base alle attuali previsioni, crediamo ci sia spazio affinché il valore del titolo diventi sempre più visibile».

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