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Intesa Sanpaolo-Ubi, ecco cosa cambia per azionisti e risparmiatori

Ore frenetiche per il settore bancario italiano dopo l’offerta pubblica di scambio presentata da Ca’ de Sass nei confronti della terza banca italiana

di Vito Lops

La mossa di Intesa Sanpaolo nel risiko bancario europeo

4' di lettura

Intesa Sanpaolo (la prima banca italiana per capitalizzazione) ha lanciato nella notte del 17 febbraio un’offerta volontaria e totalitaria sul 100% delle azioni di Ubi banca (la terza banca italiana per capitalizzazione). Il valore dell’operazione ammonta a 4,9 miliardi di euro. La formula è tecnicamente un’Ops, ovvero un’Offerta pubblica di scambio attraverso la quale Intesa offrirà 17 azioni (al netto dei dividendi) per ogni 10 azioni Ubi possedute.

La cifra messa sul piatto da Intesa corrisponde a una valutazione di Ubi banca pari a 0,6 volte il patrimonio tangibile e 12 volte gli utili attesi per 2020 con un premio del 16% rispetto ai prezzi di chiusura del 17 febbraio e del 28% rispetto alla chiusura di venerdì 14 febbraio.

Se l’operazione andasse in porto nascerebbe il settimo gruppo bancario in Europa. L’esito dipenderà dalla decisione del consiglio di amministrazione di Ubi, convocato in via straordinaria proprio per valutare l’offerta che non è ostile ma neppure concordata. A tal proposito va ricordato che l’ad di Intesa, Carlo Messina, ha indicato che il prezzo offerto «è equo» e che non ha intenzione di modificarlo in corsa. Per cui non sembrano previsti rilanci ed eventuali trattative.

Dato che le condizioni dell’eventuale matrimonio sembrano definite proviamo a capire cosa può cambiare per gli azionisti delle due banche ed eventualmente di altri istituti coinvolti, direttamente o meno, nell’operazione.

Cosa cambia per gli azionisti di Ubi banca
Di sicuro i primi effetti già ci sono stati. Considerato il forte balzo in Borsa del titolo che in due sedute ha guadagnato più del 30% passando da 3,3 euro ad azione a 4,29. Quindi per ipotesi chi vendesse ora porterebbe a casa un guadagno considerevole. Un guadagno che già incorpora l’ipotesi che il matrimonio vada a buon fine. Ovviamente gli azionisti di Ubi banca avranno un ruolo decisivo per l’esito dell’operazione. Saranno loro a decidere se aderire accettando (se sarà confermato) il concambio 17 azioni Intesa per 10 azioni Ubi (vale la maggioranza assoluta). In caso di matrimonio il titolo Ubi verrebbe delistato per confluire nelle azioni del nuovo gruppo. Nella scelta potrebbero giocare un ruolo decisivo i conti stimati dell’operazione, ovvero sinergie per 730 milioni di euro. Si stima infatti che il nuovo gruppo avrà meno costi e più ricavi. E probabilmente dividendi più alti da distribuire. Secondo gli analisti di Jp Morgan Intesa ora può puntare a «oltre 20 centesimi di dividendo per azione dal 2020, pari a un ritorno dell’8% annuo».

Cosa cambia per gli azionisti di Intesa Sanpaolo
Gli investitori al momento sono convinti che l’operazione sulla carta possa essere “win-win” (favorevole ad entrambe le banche). Lo dimostra il fatto che contrariamente a quanto accade di solito - il compratore perde terreno in Borsa e la “preda” guadagna - in questo caso stanno salendo anche le azioni di Intesa Sanpaolo. Nelle ultime due sedute il prezzo è salito da 2,5 a 2,6 euro, un +4% da non trascurare. Gli azionisti di Intesa Sanpaolo giocheranno un ruolo determinante nella partita: sono loro (nella data dell’assemblea ancora da definirsi) a dover dare l’ok definitivo all’offerta. Nella decisione potranno certo pesare i calcoli sulle sinergie potenziali che, qualora centrate, farebbero crescere utili e dividendi del gruppo.

Intesa Sanpaolo lancia un'offerta su Ubi Banca

Cosa cambia per altri azionisti
L'operazione coinvolge direttamente altri due soggetti: Bper e Unipolsai. Bper ha sottoscritto con Intesa un contratto che prevede, in caso di successo dell'offerta su Ubi banca, l'acquisto di un ramo d'azienda composto da circa 1,2 milioni di clienti distribuiti su 400/500 filiali bancarie del Nord Italia. L’accordo prevede anche la cessione a Bper di un ammontare complessivo di crediti netti verso la clientela pari ad almeno 20 miliardi e attività ponderate per il rischio non superiori a 15,5 miliardi.

Quanto a UnipolSai - che detiene il 19,7% di Bper - andrebbe a rilevare i rami d'azienda delle compagnie assicurative Bancassurance Popolari, Lombarda Vita e Aviva Vita partecipate da Ubi Banca.

Dopo un iniziale rialzo, i titoli di Bper nel corso della giornata sono sprofondati in forte calo e a metà seduta cedono quasi il 10% a 4,17 euro. Dietro il calo - spiega un trader - c’è il calcolo che per far fronte all’impegno preso Bper dovrebbe fare un aumento di capitale al momento non prezzato dal mercato.

Secondo l’istituto si aprono tre scenari: 1) aumento di capitale da 1 miliardo, in questo caso l’utile per azione subirebbe una diluizione del 3%; 2) aumento di capitale da 900 milioni, in questo caso l’utile per azione aumenterebbe dell’1%; 3) aumento di capitale da 800 milioni, in questo caso l’utile per azione salirebbe del 6%.

Oggi, 18 febbraio, le azioni di Unipolsai sono in calo dell’1%. Ma rispetto alla chiusura del 13 febbraio i titoli sono in rialzo del 4%. Secondo gli analisti di Websim «qualora i presupposti si avverassero, l'impatto per i conti UnipolSai sarebbe positivo. A fronte di un cash-out per l'acquisto dei portafogli stimabile in circa 600/700 milioni, con un contributo agli utili in progressivo calo ma pari a circa 50/60 milioni nel 2020 (8/10% degli utili attesi per il 2020)».

Sono inoltre in forte rialzo tutti i bancari a Piazza Affari. Creval guadagna il 7%, Banca Mps e Banco Bpmdell’8% e così via (l’indice di settore sale del 2,1%). Questo perché se l’operazione Intesa-Ubi andasse in porto potrebbe partire corteggiamenti e trattative anche tra altre banche all’interno di una fase di consolidamento per il comparto. E in questi casi, tra realtà e speculazione, i rialzi (perlomeno nel breve periodo) sono quasi scolastici.

Per approfondire:
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