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Intesa: allo studio non c’è l’offerta di scambio su Generali

di Marco Ferrando

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(Afp)


3' di lettura

«Intesa Sanpaolo smentisce seccamente che la banca stia studiando un’offerta di scambio per Generali». Alle 18,40 di ieri, con la dichiarazione di un portavoce rilasciata a Reuters, Ca’ de Sass ha provato a fare definitivamente chiarezza sullo stato dell’arte del cantiere su Trieste: la banca sta studiando, tra le tante ipotesi di crescita, anche le «possibili combinazioni industriali con Generali» già confermate settimana scorsa, ma per il momento lo stadio di avanzamento non è tale da pensare a un’offerta pubblica di scambio. Nè tanto meno ai prezzi a cui potrebbe avvenire.

Il chiarimento della banca è arrivato al termine di una giornata in cui si erano ancora inseguite le voci su tempi e modalità dell’operazione. Che, ha ripetuto la banca, non è detto che si faccia. E che assuma i contorni di un’Ops. Certo, a maggior ragione considerata la levata di scudi di Trieste (che per difendersi ha opzionato il 3% di Intesa) nel caso è difficile immaginare che possa avvenire in altra forma, ma in ogni caso si vedrà più avanti. Per ora, ogni ragionamento è considerato prematuro. A partire dall’ipotesi formulata da analisti e banchieri d’affari,e rilanciata più volte dalla stampa, che Intesa Sanpaolo possa offrire 17 euro o anche di più per i titoli delle Generali: rumors che hanno alimentato la corsa del Leone in questi ultimi dieci giorni (il 20 gennaio quotava 13,7 euro, ieri ha chiuso a 14,9) ma che Intesa Sanpaolo - scivolata nel frattempo da 2,47 a 2,18 euro - considera infondati.

La smentita di Intesa è arrivata mentre il consiglio della banca era riunito nella sede milanese, primo giorno di una doppia seduta dedicata ai conti del 2016, che saranno presentati oggi dal ceo Carlo Messina. Nessuna delibera su Generali, dunque, e nessun’altra riunione straordinaria attualmente in calendario, ha fatto presente la banca: i tempi, come accennato l’altroieri da Il Sole, sono dilatati, ci vorrà ancora qualche settimana per capire se e come si procederà sull’asse Torino-Milano-Trieste. Oggi Messina, che dopo il cda illustrerà i conti agli analisti, non potrà sottrarsi a qualche domanda sulla partita, ma cercherà di soffermarsi il più possibile sui numeri e le prospettive stand alone della banca.

D’altronde il messaggio ribadito ancora giovedì scorso dal ceo, intervenuto a Torino alla festa per i dieci anni del gruppo, è che si procederà soltanto se le condizioni di prezzo saranno accettabili, e se capitale e dividendi non risulteranno a rischio. Sono i tasti su cui Messina batterà oggi: il 2016, da piano industriale, dovrebbe portare una dote di 3 miliardi di dividendi, considerati alla portata nonostante le poste straordinarie dell’ultimo trimestre, Atlante in testa. Ancora più in alto l’asticella 2017, ma per rispettare l’impegno a erogare 10 miliardi cedole in quattro esercizi, ragionavano ieri alcuni analisti, sull’anno in corso sarà sufficiente distribuire circa 3,5 miliardi, una somma che si ritiene raggiungibile grazie al contributo di 2,8-3 miliardi delle attività ordinarie e ai 7-800 milioni di utili straordinari che la banca dovrebbe incassare dalla cessione di All funds, attualmente in corso. Al manager probabilmente verrà chiesto anche se e quando intenda presentare un nuovo piano industriale (quello vecchio scade quest’anno), su cui - secondo quanto risulta a Il Sole - si sta lavorando da tempo in banca ma di cui finora non si è sentita l’esigenza di parlare.

Dopo la presentazione dei conti, la settimana prossima Messina volerà qualche giorno a Londra per la prima fase del tradizionale road show con gli investitori. Al centro, appunto, i risultati 2016. Ma non è escluso che con questa componente così significativa dell’azionariato si cerchi qualche riscontro proprio su eventuali operazioni straordinarie.

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