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Ubi, soci bresciani verso «sì» a Intesa. Ok anche da Fondazione Monte di Lombardia e Cuneo

Polotti apre, le fondazioni danno il via libera - Massiah: «Valiamo 8 miliardi e ci pagano 3,5»

di Matteo Meneghello

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(IMAGOECONOMICA)

Polotti apre, le fondazioni danno il via libera - Massiah: «Valiamo 8 miliardi e ci pagano 3,5»


4' di lettura

Le Fondazioni rompono gli indugi e aderiscono all’ops di Intesa Sanpaolo. Prima Fondazione Monte di Lombardia, con il consiglio che all’unanimità decide di conferire il 4% a Ca’ de Sass poi in serara, a valle della decisione di Ubi di migliorare l’offerta, anche Fondazione Cassa risparmio di Cuneo, che decide di conferire il suo 5,9%. La notizia nello stesso giorno in cui anche i grandi soci bresciani di Ubi Banca, in vista di un auspicato (e poi realizzato) miglioramento dell’offerta da parte dell’Intesa, aderiscono all’Ops, con in dote un pacchetto del 7,65%.

La giornata si è aperta con le dichiarazioni di Franco Polotti, presidente del Sindacato azionisti. «Siamo per l'adesione alla proposta di Intesa», dice Polotti (in passato al vertice di Ubi), spiegando in un’intervista al Giornale di Brescia che «il Covid ha imposto nuove riflessioni coerenti con storia, stile e valore». Al tempo stesso - precisa – «alla luce dell'andamento di mercato sono convinto, anzi certo, che Intesa abbia ben chiaro che per raggiungere la maggioranza del 66,67% debba riconsiderare la proposta economica per conquistare una convinta adesione all'Ops. Questa è la concreta e legittima aspettativa dei nostri azionisti che non può essere disattesa».

Nel pomeriggio rompe gli indugi anche Fondazione Banca del Monte di Lombardia, con una decisione deliberata, anche in questo caso, «auspicando un eventuale miglioramento delle condizioni economiche da parte di Intesa». Convincono, secondo l’ente titolare di un pacchetto del 3,95% «l'attenzione dimostrata da Intesa Sanpaolo alla tutela del territorio e la sensibilità nei confronti del ruolo di presidio territoriale ricoperto dalla Fondazione; gli impegni relativi agli aspetti socio-economici, sia in forma di tutela del tessuto esistente sia di progettazione negli ambiti di competenza della Fondazione: welfare, cultura, lavoro e giovani. Altro punto a favore - conclude la nota della fondazione - è risultata la prospettata politica della distribuzione dei dividendi che potrà permettere alla Fondazione una maggiore capacità erogativa».

In serata, dopo la decisione di Intesa di ritoccare l’offerta, c’è anche il via libera di Cassa di risparmio di Cuneo. «Le nuove condizioni per l’Ops di Intesa Sanpaolo riconoscono il valore di Ubi Banca» si legge in una nota al termine del cda.

A parlare sulla stampa locale, durante la giornata, anche il ceo di Ubi, Victor Massiah: «Asciuga asciuga, il patrimonio tangibile di Ubi è di 8 miliardi e mezzo e Intesa in questo momento ci pagherebbe 3 miliardi e mezzo», ha affermato il manager al Corriere della Sera di Bergamo. Nell'ipotesi in cui l'Ops di Intesa non raggiunga la soglia del 50% e Ubi resti indipendente Massiah ha ribadito che «Non posso fare nomi per mille motivi ma con la delega di fattibilità datami al Cda è concretizzabile entro la fine dell'anno un'operazione industriale». Per tutti gli azionisti di Ubi, gli ha fatto eco la presidente Letizia Moratti «abbiamo in serbo progetti di crescita e di sviluppo bellissimi». A proposito dei piani del gruppo guidato da Carlo Messina , «più che un accordo di integrazione tra Intesa e Ubi è un progetto che prevede una frammentazione del patrimonio Ubi relativamente a clienti e dipendenti» ha affermato la Moratti in un incontro con la stampa locale, riferisce l'Eco di Bergamo.

Il dibattito prende forma poche ore dopo l’autorizzazione dell’Antitrust con condizioni l’acquisizione del controllo di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo. «L’operazione di concentrazione è idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa SanPaolo in alcuni mercati locali della raccolta bancaria, degli impieghi alle famiglie consumatrici e degli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese», ha dichiarato l’Autorità.

Nell'autorizzare l'operazione, l'Autorità ha imposto a Intesa SanPaolo «alcune misure di carattere strutturale per risolvere le preoccupazioni emerse in corso d’istruttoria riguardo ai possibili effetti anticoncorrenziali da essa derivanti». In particolare, Intesa SanPaolo dovrà cedere «oltre 500 sportelli bancari, numero ben superiore a quanto offerto originariamente. Le cessioni si dovranno realizzare nelle aree geografiche in cui si registrano le maggiori criticità concorrenziali e saranno rivolte a uno o più operatori indipendenti in grado di disciplinare la nuova entità post merger». «Il provvedimento - ha commentato in serata Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo - è l'ultimo atto autorizzativo in termini di tempo dopo il via libera ricevuto dalla Bce, dalla Banca d’Italia, dall’Ivass e dalla Consob. Si tratta di un passaggio di importanza fondamentale perché garantisce agli azionisti Ubi, che aderiranno all’offerta, la totale correttezza dell'operazione dal punto di vista regolamentare». Il provvedimento dell’Agcm, spiega Messina «conferma che l’operazione, a fronte degli impegni proposti da Intesa, è pienamente compatibile con la concorrenza, a tutela sia delle dinamiche competitive del mercato bancario italiano sia dei diritti dei consumatori. Tale decisione inoltre garantisce la nascita di un progetto che ha tra i suoi obiettivi la creazione di un gruppo ai vertici europei del settore bancario, rafforzando al contempo il contesto domestico. Gli azionisti di Ubi sono ora inpossesso di tutte le informazioni necessarie per poter valutare al meglio la nostra offerta ed effettuare la loro scelta».

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