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Intred: «Per rete unica percorso lungo, tutelare gli investimenti dei piccoli»

A fare il punto, dopo la firma del memorandum of understanding, è l'ad della società bresciana, Daniele Peli

di Simona Rossitto

Daniele Peli, ad di Intred

3' di lettura

Il percorso per la rete unica «è tortuoso e lungo» e ci potrebbero volere «almeno due anni»: nel frattempo Daniele Peli, amministratore delegato di Intred, società che fa parte della Fiber Alliance che raduna alcune aziende della fibra, afferma che l’obiettivo è tutelare anche gli investimenti dei piccoli e medi operatori «portando un contributo di idee e soluzioni nell’ambito del processo di realizzazione della rete unica». La posizione di Intred, società bresciana, quotata all'Aim di Borsa, arriva a pochi giorni dalla firma del memorandum of understanding tra Tim, Cdp Equity, Macquarie e Kkr che segna la posa della prima pietra nella costruzione del percorso verso la fusione degli asset di rete di Tim con Open Fiber.

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La firma del mou segna un primo importante passo verso la rete unica, quali conseguenze per il mercato?

Si è aperto un percorso tortuoso e lungo, ogni passaggio può essere davvero quello decisivo ma dietro l’angolo potrebbe esserci qualche battuta d’arresto per questa operazione che dovrà essere fatta a determinate condizioni, con il placet delle Authority. L’ipotesi dello scorporo della rete, necessaria per arrivare alla rete unica, non sarà un’operazione facile. Inoltre, penso che in questi anni la concorrenza abbia fatto bene a tutti. Indubbiamente l’offerta di Telecom Italia è migliorata molto, si sono registrate più disponibilità, tempestività, apertura.

Quali, dunque, i rischi?

Il fatto di non avere più una concorrenza a livello wholesale, ovvero all’ingrosso, vista l’unione tra Tim e Open Fiber, comporta il rischio di tornare indietro. Direi, indubbiamente, che si potrebbe aprire, con la prospettiva di unire le forze tra Tim e Open Fiber, un periodo di grande incertezza su chi fa che cosa. Al di là delle aree grigie dove, con l’assegnazione dei bandi, c’è già un percorso abbastanza tracciato, ci sono infatti altre aree sulle quali sia Tim sia Open Fiber avevano deciso di investire con risorse. È proprio per queste zone che si rischia la maggiore incertezza negli investimenti. Conseguentemente potrebbero nascere dei ritardi che potrebbero durare per due-tre anni. È un passaggio inevitabile. Bisogna, peraltro, partire dal presupposto che non c’è certezza della realizzazione della rete unica finché l’ultimo atto necessario per questa fusione non verrà compiuto.

Nell’ottica della realizzazione della rete unica pensate di proporre la vostra partecipazione conferendo gli asset già esistenti?

È evidente che sarebbe corretto tutelare gli investimenti fatti da piccoli e medi operatori che, in questi ultimi anni, in alcune zone dell’Italia, hanno contribuito fortemente ad accelerare il processo di digitalizzazione del Paese. In tantissimi comuni della Lombardia, regione dove noi siamo focalizzati, ad esempio, siamo stati i primi a portare l’Adsl, poi l’fttc (la fibra fino al cabinet), e negli ultimi anni l’ftth, ovvero la fibra fino alla casa. Parimenti, in tante zone industriali del Nord Italia, siamo stati i primi ad arrivare portando alle imprese i benefici della connettività. Tutto questo va tutelato. Quello che spiace a noi piccole e medie imprese del settore è che si parli solo ed esclusivamente di rete unica, non considerando che in realtà, negli ultimi anni, una bella fetta del territorio è stato cablata da noi.

Intendete farvi sentire dal Governo?

Attraverso la Fiber Alliance, di cui facciamo parte, abbiamo già interloquito in passato in maniera proficua con gli uffici del ministero della Transizione digitale, guidato da Vittorio Colao, e, sicuramente, la nostra intenzione è quella di vigilare anche in futuro, portando un contributo di idee e soluzioni nell’ambito del processo di realizzazione della rete unica, che serva a tutelare gli investimenti fatti dai piccoli e medi sul territorio.

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