ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl link scuola-lavoro da rilanciare

Introvabili 318mila diplomati «a vocazione professionale»: l'allarme delle imprese

Mancano diplomati tecnici in tutti i settori core del made in Italy. La quota di diplomati di tipo professionalizzante sul totale dei diplomati era il 60% negli anni cinquanta, durante il boom economico si è saliti addirittura al 77,5%, adesso siamo al 50%. Puntare al rilancio dell’istruzione tecnica per uscire prima e meglio dalla crisi

di Claudio Tucci

(imagoeconomica)

2' di lettura

Per le imprese sono «introvabili 318mila diplomati pari al 28% degli ingressi previsti» al lavoro (sulla base di dati 2020). L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi in un approfondimento del Centro studi di Confindustria sulle «professionalità che servono al sistema produttivo». La gran parte dei diplomati mancanti sono a indirizzo tecnico-scientifico. Nel 48% dei casi le difficoltà di selezione sono legate alla carenza di competenze, non in linea cioè con le richieste del mondo produttivo; e per il 43% alla carenza di offerta, vale a dire pochi diplomati rispetto al fabbisogno effettivo.

IL FABBISOGNO DEL MERCATO DEL LAVORO
Loading...

Al cuore del mismatch, i settori più in sofferenza

Il tema, e l’allarme, sono molto seri perchè riguardano settori core del nostro made in Italy. La carenza di competenze, infatti, ricorda il CsC, come difficoltà delle imprese ad assumere è più alta nel settore “turismo, enogastronomia e ospitalità” (56,4%), poi anche per “elettronica ed elettrotecnica” (54,5%), “amministrazione, finanza, marketing” (52,3%), “grafica e comunicazione” (48,6%), “chimico, materiali e biotecnologie” (43,7%).

Loading...

Perché l’assenza di competenze tecniche è un grave danno

Il punto è che l’ampia disponibilità di diplomati a orientamento professionalizzante (vocational) ha accompagnato il processo di industrializzazione della nostra economia dalla fase di ricostruzione del Dopoguerra fino al miracolo economico e conseguente processo di convergenza dell’Italia rispetto alle principali economie avanzate. La quota di diplomati di tipo professionalizzante sul totale dei diplomati era il 60% negli anni Cinquanta e ha toccato poi il punto di massimo assoluto (77,5%) durante il boom economico degli anni Settanta quando l’incidenza dell'industria raggiunse il picco del 44% in termini di quota di addetti. Adesso, siamo ai minimi, intorno al 50%. Il sistema produttivo, quindi, assume i diplomati di tipo professionalizzante. E se non ci sono, è un grave danno all’intero Paese che perde di produttività, competitività, innovazione.

La ricerca dei diplomati “tecnici”

Entrando ancora più nel dettaglio nei dati del CsC, l’elemento che accomuna le imprese manifatturiere e quelle dei servizi è la preferenza rivelata da parte di entrambi i settori per i diplomi di tipo professionalizzante, la somma di diplomi di istruzione tecnica e professionale: 84% il peso nella manifattura a fronte del 16% dei diplomi a contenuto generalista rilasciati dai licei. La manifattura mostra una particolare predilezione per i diplomati tecnici con 2 dipendenti su 3, mentre i servizi manifestano anche uno spiccato gradimento per i liceali (27%). Molti profili di diplomati a indirizzo «professionalizzante» sono introvabili non solo per carenza di offerta ma anche, come detto, a causa del gap di competenze, tra quello atteso dalle imprese e quello posseduto dai candidati al momento dell’assunzione.

La necessità del rilancio degli istituti tecnici

L’innalzamento nel medio periodo della qualità complessiva dell’istruzione degli istituti tecnici per allineare i punteggi nei test cognitivi ai livelli dei licei rappresenta un obiettivo fondamentale per rilanciare l’attrattività degli istituti vocational. Si può restituire a tutti gli istituti tecnici il ruolo trainante per l’economia locale, mettendo così a fattor comune le buone pratiche di scuole tecniche eccellenti sparse nei territori, ma comunque resilienti, come in passato, quando hanno lanciato il made in Italy nel mondo durante il «miracolo economico».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti