OVER TOURISM

Invase dai turisti: se Venezia piange, Parigi non ride

La Ville Lumière presa d’assalto da caotici legioni di bus, la Serenissima assediata da flotte di pericolose meganavi da crociera: due tra le maggiori città simbolo del turismo mondiale stanno soffrendo sempre più l’offensiva di milioni di visitatori troppo invadenti. Ecco i tanti problemi delle città dell’amore che ora hanno il cuore infranto

di Enrico Marro


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3' di lettura

Troppi pretendenti invadenti stanno infrangendo il cuore delle due capitali europee degli innamorati, Parigi e Venezia. Iniziamo dalla prima, dove perfino i residenti della Ville Lumière, abituati da sempre a convivere con formicai di turisti, stanno iniziando ad averne abbastanza.

In particolare se abitano vicino a Notre Dame, alla Tour Eiffel o al Louvre, i luoghi simbolo dove ogni giorno decine e decine di bus scaricano migliaia di turisti armati di bastone per selfie, congestionando il traffico e la pazienza dei parigini.

In maggio, il Louvre è persino arrivato a chiudere i battenti per lo sciopero del personale e degli addetti alla sicurezza, ormai incapaci di gestire la marea umana all’assalto della Gioconda e della Venere di Milo. Solo la promessa di adottare un sistema di prenotazioni obbligatorie per gli ingressi, e di assumere altri addetti, ha convinto i dipendenti di una delle capitali mondiali del turismo culturale a tornare al lavoro.

L’effetto di 100 milioni di turisti

Il fatto è che l’onda lunga della globalizzazione ha moltiplicato i turisti come funghi, in particolare sulle rotte provenienti dall’Estremo Oriente. La Francia, prima meta turistica mondiale, è così destinata secondo le stime a infrangere il muro dei 100 milioni di visitatori il prossimo anno, oltre il 10% in più rispetto agli 89,3 milioni del 2018. La sola Parigi ogni anno ingoia 25 milioni di turisti, tanti quanta l’intera popolazione australiana, più di dieci volte il numero dei parigini, con la capitale dell'Esagono che si ritrova terza nella classifica delle città più gettonate dopo Bangkok e Londra.

Contro i viaggi organizzati sui torpedoni
Fino a ieri la capitale francese non storceva certo il naso davanti a tanta abbondanza. Le ricadute economiche della passione globale per la Ville Lumière sono molto importanti, con circa 500mila impieghi collegati al settore turistico, indotto compreso, pari al 9,3% della forza lavoro attiva nella città, e 83 milioni di euro di guadagni solo con la tassa di soggiorno nel 2018. Il vero problema è rappresentato dai viaggi organizzati e dai tour, come ammette a denti stretti il vicesindaco con delega al turismo Emmanuel Gregoire, che scaricano milioni di turisti - talvolta tendenti all’anarchico - in una mezza dozzina di luoghi chiave dell’immaginario parigino.

L’assalto dei bus a Notre Dame, al Louvre e soprattutto alla Tour Eiffel (quest’ultima da sola calamita sei milioni di visitatori annui) soffoca ogni giorno la viabilità in alcune zone della capitale, soprattutto d’estate, con annesso strascico di infrazioni al codice della strada. Il Comune ha così deciso di passare al contrattacco, introducendo limitazioni al traffico dei mezzi più molesti, i bus turistici a due piani, particolarmente detestati dai parigini.

Nulla comunque al confronto delle grandi navi da crociera che, ormai sempre piu di frequente, rischiano di travolgere Venezia provocando una tragedia. All’inizio di giugno la MSC Opera di Costa Crociere (lunga 275 metri) si è scontrata con un battello di turisti provocando quattro feriti e molta paura, mentre il 7 luglio durante una burrasca un altro vascello della flotta MSC, la Costa Deliziosa (da 294 metri), ha sbandato rischiando pericolosamente di schiantarsi contro i vaporetti e uno yacht.

L’insofferenza dei veneziani per i “mostri” da crociera è ormai tangibile, con il moltiplicarsi delle manifestazioni del Comitato No Grandi Navi guidato da Tommaso Cacciari. Non è solo la sicurezza a preoccupare, ma anche il pesante tributo ambientale pagato dalla Serenissima: nel 2017, secondo un recente studio, la sola flotta Costa Crociere avrebbe emesso ossidi di zolfo venti volte superiori all’intero parco auto circolante nell’Unione Europea (260 milioni di veicoli).

Ma l’economia di Venezia, come e più di quella di Parigi, è legata mani e piedi a un turismo che esige lo show della Laguna vista dal dodicesimo ponte di una nave: secondo uno studio delle Università Cà Foscari e di Padova, vietare l’accesso alla città alle navi da crociera costerebbe alla Serenissima 365 milioni di euro l’anno, pari al 5,4% del Pil locale (e secondo altre fonti 400 milioni di euro l’anno). Numeri destinati a diventare ancora più importanti dal prossimo anno, quando scatterà la “tassa di sbarco”, una sorta di biglietto d’accesso alla città, che può arrivare fino a dieci euro. Così Venezia è costretta a stringere i denti e, come e più di Parigi, a cedere allo stalking dei suoi milioni di invadenti, irrispettosi e appassionati pretendenti.

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