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Invendute 220 milioni di bottiglie di vino, è scontro su come usare gli aiuti

Tavolo di filiera vitivinicolo al ministero per la gestione di 300 milioni di fondi

di Giorgio dell'Orefice

(AdobeStock)

2' di lettura

Aiuti alla produzione o stimoli al mercato? Distillazione oppure sostegni al credito e promozione all’estero? È scontro nella filiera vino sugli aiuti anticrisi. Nei giorni scorsi al tavolo di filiera vitivinicolo al ministero per le Politiche agricole, presieduto dal sottosegretario Gian Marco Centinaio è stata esaminata la situazione del settore che nel corso del 2020 ha visto l ’export calare (-2,3%) dopo quindici anni di crescita ininterrotta.

Ma soprattutto la pandemia ha lasciato il segno sul mercato interno che ha visto rafforzarsi le vendite nella grande distribuzione e online d’altro canto ha pagato la prolungata serrata di bar e ristoranti con una voragine che l’Unione italiana vini stima in minori vendite per oltre 1,5 miliardi di euro e registra circa 500 milioni di crediti incagliati.
Secondo una stima della Coldiretti sarebbero rimaste invendute a causa dello stop a bar e ristoranti circa 220 milioni di bottiglie. Il tutto in un quadro di giacenze rilevanti e di pressione, al ribasso, sui prezzi.

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Per affrontare questo scenario si sono però delineate due strategie, sostenute da fronti contrapposti all’interno della filiera. Da un lato il mondo agricolo e quello della Cooperazione che chiedono a gran voce le misure della distillazione e dello stoccaggio privato per ridurre l’offerta e sostenere i prezzi. Nelle richieste la principale differenza rispetto allo scorso anno (quando la distillazione fu effettuata con risultati deludenti) è di dedicarla stavolta ai vini Dop e Igp. «Misure da finanziare», ha spiegato il coordinatore del settore vino dell’Alleanza delle cooperative, Luca Rigotti.

Di diverso avviso invece i rappresentanti delle imprese e dell’industria vinicola Federvini, Unione italiana vini e Federdoc. «Siamo d’accordo che se c’è dell’invenduto il produttore vada ristorato – ha spiegato il presidente di Federvini, Sandro Boscaini – ma non bisogna perdere di vista che si produce per vendere e non per distruggere il frutto del proprio lavoro. Inoltre riteniamo vada salvaguardata l’intera filiera e non solo l’anello della produzione agricola».

«In questo momento – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Ernesto Abbona – servono strumenti per mettere in sicurezza finanziaria migliaia di aziende del vino alle prese con mancate vendite e crediti incagliati». Tra le misure proposte il rafforzamento del contributo a fondo perduto, l'esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali, la sospensione dei pagamenti delle imposte e del versamento Iva sui crediti commerciali incagliati.

L’Osservatorio Uiv prevede nel 2021 una ripresa del mercato interno e soprattutto dell'export mentre le gelate in Italia e in Francia lasciano prevedere una vendemmia 2021 in calo. «Bisogna rilanciare la promozione all'estero – conclude Abbona -. Con la campagna vaccinale ripartiranno le vendite. In Cina poi i pesanti i dazi imposti da Pechino ai vini australiani e il calo della produzione francese aprono un buco da 1,3 milioni di ettolitri di vino rosso. Più che pensare a distruggere il prodotto meglio concentrarsi sulle grandi opportunità che possono aprirsi sui mercati».

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