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Investimenti cinesi in crescita nei Paesi della Belt& Road:+13,8% nel 2021

Pechino ha continuato a puntare sui partner coinvolti nella strategia lanciata otto anni fa, nonostante la battuta di arresto legata alla pandemìa

di Rita Fatiguso

2' di lettura

Gli investimenti diretti cinesi nei Paesi coinvolti dalla Belt & road initiative (BRI) sono cresciuti del 13.8% nei primi mesi del 2021. I dati del ministero del Commercio rivelano che, in questo stesso periodo, il totale investito da Pechino è stato di 7.43 miliardi di dollari, pari al 17,2% del totale ODI (Outward Direct Investment). La Cina cerca di riprendere le redini della strategia BRI anche per fronteggiare il B3W, il piano di sviluppo infrastrutturale miliardario alternativo ispirato dagli Stati Uniti e lanciato in occasione del G7 di Carbis Bay in Cornovaglia.

La pandemìa non ha fermato gli investimenti cinesi

Da gennaio a maggio, gli ODI (Outward direct investment) cinesi sono cresciuti del 2,6% a 43,29 miliardi di dollari rispetto allo stesso periodo del 2020.

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In particolare, secondo il ministero del Commercio, gli investimenti in uscita del manifatturiero hanno continuato a crescere attirando 7,2 miliardi di dollari nei primi cinque mesi, in crescita dell’11,8 per cento su base annua.

La grande Australia e la minuscola Samoa si sono chiamate fuori, su circa 65 Paesi che hanno aderito al Grande Piano, mentre quelli con un atteggiamento “di appoggio” alla strategia sono almeno il doppio.

Ma la Cina, seconda potenza mondiale, leader nel commercio e nell'attrazione degli investimenti globali, continua a utilizzare la BRI come strumento del suo Go Global, dell'internazionalizzazione dell'economia, accelerando lo sviluppo globale dei mercati finanziari.

BRI al centro dei colloqui Italia- Cina

Pechino sta tessendo la tela con i partner, tra cui l’Italia, che nel 2019 ha siglato un MoU. “La Cina è disposta a lavorare con l’Italia per intensificare la comunicazione strategica, consolidare la fiducia reciproca strategica e liberarsi di tutte le altre distrazioni”, ha detto a telefono il Consigliere di Stato e ministro degli Esteri cinese Wang Yi con il ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio.

“Pechino è disposta a condurre scambi più stretti ad alto livello, facilitare gli scambi di personale e promuovere la costruzione congiunta della BRI con l’Italia”, ha aggiunto Wang.

Il ministro ha inoltre esortato le due parti “a rafforzare la cooperazione in settori come l’innovazione scientifica e tecnologica, l’aerospazio, l’energia pulita, l’economia digitale e i mercati terzi e a spingere la cooperazione reciprocamente vantaggiosa per maggiori risultati e per dare insieme slancio alla ripresa economica globale”.

L’avanzata del piano infrastrutturale del G7

Di anni, la BRI, ne ha compiuti otto, e la sua venuta al mondo è stata annunciata dal presidente Xi Jinping in persona, in visita di Stato in Kazakhstan.

Nel 14° Piano quinquennale 2021-25 si parla di una BRI di qualità. Un bilancio dell’iniziativa ha evidenziato aspetti che si intendono superare, come la coerenza tra fondi e progetti.

Un tema eneludibile anche per il piano di sviluppo infrastrutturale miliardario alternativo alla BRI ispirato dagli Stati Uniti, nato in occasione del G7 di Carbis Bay, in Cornovaglia.

La Belt&Road Initiative (BRI) cinese è entrata ormai strutturalmente nella pianificazione di Pechino. Di fatto, è l'unico piano di intervento operativo a livello globale che punta a coniugare sviluppo e geopolitica.


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