Nuove risorse

Investimenti, crociere e logistica: la svolta del porto di Taranto

Fondi pubblici e privati per rilanciare l'area: 20,8 milioni dall’Agenzia per il lavoro portuale, interventi per 76 milioni per ampliare la banchina p<span id="U20104258962586H" style="color:#000000;">ubblica «quarto sporgente»</span>

di Domenico Palmiotti


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La veduta aerea degli sporgenti del porto di Taranto

4' di lettura

La vetta della classifica dei porti nazionali è ormai un ricordo e bastano poche cifre per spiegare il crollo di Taranto: 37,512 milioni di tonnellate di merci movimentate nel 2003; 28,484 milioni dieci anni dopo; 20,433 milioni nel 2018, 10,737 milioni nei primi sei mesi 2019, ultimo dato disponibile. Diverse sono le cause. Le vicende della ex Ilva, ancora oggi principale cliente dello scalo, con le rinfuse (e le materie prime per il siderurgico rientrano in questa categoria merceologica) passate da 20,748 milioni di tonnellate del 2003 a 20,856 milioni del 2013 per finire a 15,481 del 2018. Ma anche il progressivo calo, sino all’azzeramento, del traffico container: 658.426 teus nel 2003, 197.317 dieci anni dopo, nulla da qualche anno. Poi l’abbandono di Evergreen tra fine 2014 e inizio 2015, i grandi ritardi sulle opere che avrebbero dovuto dare un colpo d’ala, l’assenza di collegamenti, la maggiore competitività degli altri scali del Mediterraneo.

Uno scenario pesante. Ora, però, il porto di Taranto sta voltando le spalle a questa situazione e si candida, con traffici plurali, a essere uno degli elementi della ripresa della città e della sua nuova visione: meno acciaio-dipendente e più sostenibile come prevedono i piani del Comune (“Ecosistema Taranto”) e la missione che lo stesso Comune ha affidato all’Asvis, l’Alleanza per lo sviluppo sostenibile di Enrico Giovannini. Rispetto alla crisi, che non è superata, oggi c’è un potenziale di infrastrutture completate e in completamento che attende di essere messo a profitto. C’è, dopo Evergreen, un nuovo investitore sul terminal container: è il gruppo turco Yilport, che controlla la compagnia Cma Cgm e ha stretto un’intesa con Cosco. Ci sono operatori del traffico crociere - da Royal Caribbean, che scalerà nel 2021 Taranto col marchio premium Celebrity Cruises, a Global Ports Holding per l’organizzazione dei servizi a terra - che si sono fatti avanti. E c’è una minore tensione sociale perché l’Agenzia per il lavoro portuale, che si è fatta carico dei circa 500 addetti ex Evergreen in attesa d’essere reimpiegati in buona parte in Yilport, ha i fondi per andare avanti: sono 20,800 milioni, «le risorse le abbiamo trovate» assicura il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli. In definitiva, sembra prendere corpo una inversione di tendenza. Destinata a consolidarsi quando poi decollerà la Zona economica speciale (Zes) col porto di Taranto riferimento anche per l’arco ionico della Basilicata.

L’ultimo intervento compiuto, costo 76 milioni, è l’ampliamento del quarto sporgente. Una banchina pubblica da subito a disposizione degli operatori autorizzati. Ad aprile prossimo c’è la data fissata per vedere in esercizio l’insieme infrastrutturale che comprende quarto sporgente, darsena a servizio, piattaforma logistica e terminal container. Le prime tre di Taranto Logistica, l’ultima di Yilport. Il quarto sporgente lato ovest adesso ha una lunghezza complessiva di 600 metri mentre la larghezza è passata da 80 a 200 metri. «La profondità dello sporgente é di 12 metri - spiega Sergio Prete, presidente Autorità di sistema portuale del Mar Ionio - che non è particolarmente elevata per le grandi navi ma idonea per i feeder e i traghetti, che poi sono le unità che serviranno prevalentemente la movimentazione della piattaforma logistica».

La piattaforma è il fulcro di un progetto di Taranto Logistica che con risorse pubblico-private riguarda un’area da 200mila metri quadrati e un investimento di 200 milioni. È stata inaugurata a dicembre 2015 dall’allora ministro Graziano Delrio ma non è mai entrata in funzione. Successivamente si è messo mano alle opere correlate: strada dei moli e quarto sporgente, ultimati, e darsena, che si prevede di completare ad aprile. «La piattaforma, senza la movimentazione del terminal, non aveva le merci per funzionare - spiega Prete - adesso c’è Yilport e tra primavera e inizio estate avremo l’operatività delle infrastrutture più importanti». «Dal 2015 in poi - afferma Jacopo Signorile di Taranto Logistica che ha una concessione per 30 anni - abbiamo costruito le altre opere che non c’erano. Ora siamo sostanzialmente pronti. Rete Ferroviaria Italiana deve ancora completare il collegamento con l’adriatica ma in parte c’è già. Non siamo terminalisti, quindi attendiamo che a partire da Yilport ci si metta al lavoro per generare traffico oltre a quello che potremo acquisire noi. Lo stoccaggio dell’ortofrutta è uno dei segmenti cui puntiamo avendo celle frigorifere per 5mila metri quadrati». Dopo aver firmato la concessione della banchina del terminal a fine luglio ed essersi predisposta per il revamping di un primo stock di sei gru appartenute ad Evergreen, i vertici di Yilport hanno confermato all’Authority l’avvio ad aprile. «Yilport - rileva Prete - ha dichiarato che raggiungerà 500mila teus nei primi due anni e 1,5 milioni entro cinque per poi arrivare a saturare la capacità del terminal, che è di 2-2,5 milioni di teus».

Ed è in movimento anche il segmento crociere. Dopo aver chiuso il 2019 con più di 9mila passeggeri «abbiamo indicazioni di crescita per il 2020 e il 2021 - annuncia Prete - in quest’anno, attese 11 navi nel periodo maggio-ottobre per un totale di 14.427 passeggeri. Tui Men Shiff Herz e Marella sono le più grandi, con circa 2mila passeggeri ciascuna, e toccheranno Taranto più volte. Quattro volte la sola Marella. La stagione crocieristica si inaugura il 3 maggio con la Mein Schiff Herz della compagnia tedesca Tui, che ha scelto per la prima volta Taranto come scalo. Nel 2021 avremo invece 17 navi per circa 17mila passeggeri».

«Attività di supporto in esclusiva alle compagnie passeggeri» è quello che vuole fare Global Ports Holding che ha chiesto in concessione spazi del molo San Cataldo - tra un mese dovrebbe essere finito l’ammodernamento della testata - e del centro polifunzionale “Falanto” (in forte ritardo anche per i problemi delle imprese appaltatrici, ma dovrebbe essere pronto tra maggio e giugno). «I numeri iniziali sono ancora piccoli - commenta il ministro De Micheli - ma la progressione delle richieste che le grandi compagnie croceristiche stanno facendo per fermarsi a Taranto, è di tutto livello perché è un raddoppio anno su anno».

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