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Investimenti e nuove linee, è la scommessa della crescita

Nonostante il clima di fiducia risulti in calo quasi ovunque le aziende scommettono sul futuro con ampliamenti e nuovi siti produttivi

di Barbara Ganz

Taglio del nastro. Il nuovo sito di Lafert, azienda leader in Europa nella progettazione e produzione di motori elettrici e azionamenti per l'impiego industriale che fa parte del gruppo Sumimoto, è stato realizzato grazie a un investimento di circa 19 milioni

3' di lettura

Crescere nonostante tutto, e nonostante un periodo unico come mai si era verificato nella storia contemporanea recente. Mai - ricorda il report di The European House-Ambrosetti presentato sul palco dell’ultima assemblea di Confindustria Trento - si erano verificati cinque contemporanei fattori di crisi discontinuità con la pandemia, la guerra sul suolo europeo, la crisi inflattiva, la carenza di materie prime e i prezzi dell’energia fuori controllo a disegnare uno scenario altamente complesso.

La fiducia nel futuro risulta in flessione in praticamente tutte le rilevazioni condotte sui territori, e fiducia significa investimenti: per questo acquistano un significato anche maggiore le tante cerimonie, inaugurazioni e tagli del nastri di nuovi stabilimenti, ampliamenti e nuove linee produttive che si segnalano anche in questi mesi.

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Proprio in Trentino, a inizio settembre, Seppi M. Spa ha inaugurato il nuovo stabilimento di Mezzolombardo dal quale escono macchine agricole, forestali ed industriali conosciute in tutto il mondo; un investimento di oltre 22 milioni per il nuovo capannone industriale, con il personale incrementato da 70 dipendenti agli attuali 114 e l’obiettivo di arrivare velocemente a regime a 150 dipendenti. La produzione utilizza le tecnologie più avanzate con un’esportazione che supera il 95% della produzione.

In Friuli Venezia Giulia è una demolizione a dare il segnale dell’avvio di una nuova era:  300 chili di dinamite hanno fatto crollare ciò che restava della cokeria e la ciminiera della Ferriera di Servola, dopo che nell’autunno 2020 era iniziato lo smantellamento delle strutture metalliche dell’area a caldo. Finisce una storia lunga 125 anni, che lascia spazio alla nascita di un polo logistico sostenibile a servizio del porto e dell’economia del territorio. In base all’accordo, gli anni previsti per la riconversione sono cinque, suddivisi in tre fasi.

Saranno sviluppati il raccordo ferroviario della stazione di Servola e il collegamento autostradale diretto con la Grande viabilità, le basi per il successivo avvio dei lavori del Molo VIII, previsto dal Piano regolatore portuale approvato nel 2016. Si tratta di un ulteriore investimento di oltre 400 milioni, che rappresenterà un’opportunità occupazionale per il territorio del Friuli-Venezia Giulia, dando lavoro a circa 500 addetti. Per questo sviluppo c’è già l’interesse di investitori nazionali e internazionali.

Intanto a Talmassons, Udine, sono partiti i lavori di ampliamento di 6mila metri quadri dell’impianto produttivo di Refrion, un progetto che rientra nel piano degli investimenti previsto nell’accordo di vendita della maggioranza dell’azienda a LU-VE Group. Il nuovo stabilimento di Refrion diventerà l’hub produttivo di tutto il Gruppo per i raffreddatori adiabatici: un progetto ambizioso, strutturato in un’ottica di sostenibilità e innovazione, che prevede un investimento immobiliare di oltre 8 milioni, al quale va aggiunto un investimento di circa 1 milione in macchinari. L’avvio di questi lavori permetterà già da gennaio 2023 di fruire dei nuovi impianti, mentre dalla primavera 2023 partirà l’ampliamento degli uffici.

E c’è una svolta, molto attesa e frutto di un lavoro di squadra durato tre anni, per Venezia e Rovigo: c’è la firma sul DPCM che sancisce la nascita della Zona Logistica Semplificata Porto di Venezia-Rodigino, un’area a burocrazia semplificata e con vantaggi fiscali che aiuterà ad attrarre imprese e investimenti verso il territorio. Secondo le stime in dieci anni potrà produrre investimenti economici pari a 2,4 miliardi, un aumento di 177mila posti di lavoro, un incremento dell’export del 40% e dell’8,4% del traffico portuale.

Per il presidente di Confindustria Venezia Rovigo Vincenzo Marinese, «una grande opportunità per il reshoring di aziende italiane che avevano portato altrove le produzioni».

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