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Investimenti, interpelli per 6 miliardi

di Gianni Trovati

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3' di lettura

Più accordi preventivi e più attenzione sui grandi numeri. Le parole d’ordine, riprese nell’atto di indirizzo sulle politiche fiscali diffuso ieri dal ministro dell’Economia, sono quelle abituali negli ultimi anni. A cambiare è però il ventaglio degli strumenti per provare a tradurle in pratica, arricchito dai decreti attuativi della delega fiscale che ora hanno finalmente chiuso la fase di rodaggio.

Grandi numeri e «compliance» sono alla base degli interpelli per i nuovi investimenti, che finora hanno riguardato operazioni per 6 miliardi di euro divisi nei 20 accordi preventivi che l’amministrazione finanziaria ha concluso con imprese italiane e straniere. Nato con il “decreto internazionalizzazione” del settembre 2015 (Dlgs 147/2015), l’interpello riservato alle aziende che progettano di realizzare investimenti per almeno 30 milioni ha prodotto la prima risposta operativa nel gennaio scorso, con la risoluzione 4/2017 in cui l’agenzia delle Entrate ha indicato le ricadute fiscali collegate alla creazione di un hub logistico in Italia da parte di una multinazionale. Quello indicato ieri insieme all’atto di indirizzo, dunque, è il primo censimento annuale per uno degli strumenti che si candidano a declinare in pratica l’idea del fisco pro-investimenti. Investimenti che, spiega la norma, devono avere «significative ricadute occupazionali», e che nei primi 20 casi esaminati dall’Agenzia dovrebbero portare almeno 80-90mila posti di lavoro.

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Più contenute le cifre del capitolo dedicato agli investimenti in capitale di nuove aziende dei settori tecnologici: si tratta quest’anno di 261 milioni, che rappresentano comunque un aumento del 20% rispetto all’anno scorso.

A far crescere i numeri degli accordi, anche se sul terreno di una compliance meno “spontanea”, ci sono poi le ricadute delle misure per i colossi di Internet scritte nella manovrina correttiva di primavera. L’antenata della web tax che si delinea in queste ore alla Camera (si veda il servizio a pagina 2) ha messo in campo una cooperazione rafforzata per le multinazionali del web che vendono in Italia beni o servizi nel per valori superiori ai 50 milioni. L’ultima arrivata è Amazon, che dopo aver firmato un accordo da 100 milioni sul 2001/2015 deve ora trovare l’intesa sul futuro, sulla stessa linea seguita da Google e Apple (poco più di 300 milioni a testa, per il periodo 2008/2013).

Ma la strada degli accordi preventivi, spiega l’atto di indirizzo, dovrà proseguire anche con i contribuenti “ordinari”, all’interno della nuova struttura che sulla base delle indicazioni di Ocse e Fondo monetario ha integrato amministrazione finanziaria e agente della riscossione. L’agenzia delle Entrate-Riscossione sta muovendo i primi passi, è ancora circondata dai contenziosi organizzativi sul passaggio dei dirigenti alla nuova struttura (su cui il Tar si pronuncerà solo fra sei mesi), e il suo compito è ora quello di «ottimizzare il risultato economico della riscossione». In due modi: tagliando i doppioni e le sovrapposizioni di attività con l’Agenzia, e affinando le analisi preventive per concentrare gli sforzi sugli accertamenti più promettenti.

Su quest’ultimo tema il nostro fisco batte da anni, con risultati operativi quantomeno altalenanti secondo le analisi della Corte dei conti. Ma l’atto di indirizzo, si sa, è anche una carta delle buone intenzioni, in cui trovano spazio eterne promesse rimaste lontane dalla realizzazione: come le alleanze con Regioni e Comuni alla caccia degli evasori, ripresa anche nel nuovo documento nonostante le poche decine di milioni di euro portate in cassa nel suo sforzo ormai più che decennale.

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