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Investimenti It non ottimizzati? Costano a ogni impresa 2,3 milioni l'anno

Le aziende in difficoltà cercano strategie per ridurre gli oneri di gestione. Ma poi sprecano risorse inutilizzate

di Gianni Rusconi

Reuters

3' di lettura

L'emergenza sanitaria ancora in corso ha effetti anche sugli asset tecnologici: fra le tante ricadute della pandemia di Covid 19, anche l'inefficienza legata alla scarsa capacità di ottimizzare la spesa in soluzioni informatiche accentua la pressione sui costi delle aziende, mai come in questo momento in cerca di soluzioni per ridurre i propri oneri di gestione.

E la percentuale delle imprese europee in difficoltà a causa del Covid 19, secondo una recente ricerca di Insight, vendor americano (presente anche in Italia) specialista nel campo dei contratti di fornitura It, arriva oggi al 95%.

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Il dato che maggiormente balza all'occhio, leggendo lo studio che ilsole24ore.com ha potuto visionare in anteprima, riguarda nello specifico la cifra spesa ogni anno dalle aziende per licenze software inutilizzate. Parliamo in media di oltre 2,3 milioni di euro, cifra sufficiente a pagare lo stipendio di 45 specialisti informatici qualificati.

Le ragioni alla base di questa “emorragia” di risorse sono diverse. Innanzitutto il drastico ridimensionamento che, a partire da marzo, in concomitanza con l'inizio del lockdown, circa la metà delle organizzazioni europee ha operato sulla propria forza lavoro; il 27% delle aziende, in particolare, ha ridotto specificamente il numero dei dipendenti dell'area It.

Un altro dato non trascurabile vede invece il 44% delle imprese utilizzare asset tecnologici per un tempo più lungo di quanto originariamente previsto.In linea generale, a preoccupare le aziende è l'incapacità di ottimizzare completamente gli investimenti effettuati in software, servizi e infrastrutture, voci che negli ultimi sei mesi hanno sì registrato un incremento (anche se praticamente dimezzato rispetto alle previsioni pre-Covid) ma che, nella maggior parte dei casi, non hanno avuto la preventivata ricaduta positiva.

Più nel dettaglio, il 50% dei team It intervistati afferma di aver bisogno di ottimizzare le spese sostenute nelle attività di supporto e la stessa percentuale riguarda gli investimenti in applicazioni; il 60% dei rispondenti punta invece l'indice sulle soluzioni di cloud privato e il 68% sulle infrastrutture. Una situazione di per sé problematica alla quale si sommano altri punti critici evidenziati dalla ricerca, come la mancanza di visibilità sugli investimenti e di competenze qualificate.

Gli acquisti non pianificati da parte di altri reparti aggiungono infatti ulteriori 1,2 milioni di euro all'anno ai costi dei servizi cloud, mentre il 55% delle organizzazioni ha siglato più contratti per l'acquisto del medesimo software (e il 73% ha acquisito più applicazioni con la stessa funzionalità), sottoscrivendo licenze attraverso diverse unità aziendali. Il 73% delle aziende intervistate, inoltre, non è in grado di negoziare efficacemente con i fornitori di software e il 56% pensa di spendere troppo per le licenze, ma non è in grado di correggere il problema.

La riprova che vi sia molto lavoro da fare in termini di ottimizzazione delle risorse It esistenti arriva dalle sfide che le aziende hanno evidenziato come priorità per l'immediato futuro. Il 66% delle aziende campione dichiara in proposito di avere una grande quantità di hardware e software duplicati perché all'inizio del lockdown aveva bisogno di implementare nuove tecnologie, mentre il 63% non può adattare le proprie licenze al numero di dipendenti e il 69% manifesta difficoltà a gestire l'aumento (strettamente legato al ricorso massiccio all'home working) dei dispositivi personali dei dipendenti usati per collegarsi alle reti aziendali.

Una situazione complicata, quella descritta nello studio, meno appariscente di altre ma comunque lesiva per la salute dell'azienda. Situazione alla quale i reparti It possono porre rimedio, afferma Pietro Marrazzo, country manager Insight Italia, «tenendo presente che esiste un equilibrio molto sottile tra la riduzione dei costi e la riduzione della capacità di operare. Se le aziende raddoppiassero gli sforzi per ottimizzare gli oneri di gestione, potrebbero evitare di prendere decisioni che avranno quasi certamente un impatto sulla propria capacità di eseguire piani di trasformazione digitale».

Per eliminare gli sprechi e aumentare l'efficienza e la resilienza, però, la ricetta di base è sempre la stessa: competenze e conoscenze specialistiche.

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