lo scatto

Investimenti, ordini e lavoro: Technoprobe dribbla anche il Covid

La multinazionale lecchese che produce le schede che testano i chip aprirà un nuovo stabilimento ad Agrate Brianza: l'investimento è di 30 milioni. Nel 2020 ricavi record e 300 assunzioni

di Luca Orlando

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Gli investimenti sono autofinanziati: la regola è quella di lavorare con denaro proprio, risultato raggiunto lasciando la ricchezza

La multinazionale lecchese che produce le schede che testano i chip aprirà un nuovo stabilimento ad Agrate Brianza: l'investimento è di 30 milioni. Nel 2020 ricavi record e 300 assunzioni


4' di lettura

Ordini in corsa, ricavi in progressione a doppia cifra, una nuova tornata di investimenti. La crescita esponenziale della lecchese Technoprobe, già rimarchevole in tempi normali, con ricavi quadruplicati dal 2015, diventa ancor più stupefacente ora, ai tempi del Covid, con i mercati di tutto il mondo a fare i conti con l’emergenza virus.

«Crisi che noi in effetti non abbiamo per nulla sentito - spiega il vicepresidente Roberto Crippa - e che anzi nel nostro caso ha agito in senso opposto, accelerando il trend di digitalizzazione e quindi la domanda dei nostri prodotti». Schede di test per microchip richieste dai colossi dell’elettronica di tutto il mondo, che anche ora subissano di commesse la multinazionale lecchese, ormai secondo gruppo mondiale in questa specifica nicchia tecnologica.

Domanda che continua a correre, costringendo l’azienda a nuovi ampliamenti, a distanza temporale ridotta dagli ultimi investimenti produttivi, che già avevano portato ad un raddoppio della sede centrale di Cernusco Lombardone. Nuova area produttiva nell’headquarter che si sviluppa in parallelo ad un altro investimento consistente ad Agrate Brianza, impegno da 30 milioni di euro che ha l’obiettivo di diversificare il business oltre il collaudo dei chip. «L’idea - spiega l’imprenditore - è quella di produrre in un nuovo stabilimento il package avanzato dei semiconduttori, materiale che diventa tanto più complesso quanto più è sofisticato il prodotto. Una tecnologia in fondo contigua alla nostra, che ci offre la possibilità di sfruttare il nostro know-how per conquistare nuovi mercati».

Agrate Brianza, sede di Stmicroelectronics non è in effetti una scelta casuale, perché proprio a loro, ai grandi produttori di chip, si rivolge l’offerta di Technoprobe, che punta ad avviare il nuovo sito entro marzo 2021. Attività che inizialmente darà lavoro a 25 persone, in gran parte ricercatori, anche se gli spazi attuali sono già dimensionati per avere a regime oltre 200 persone. «Da due anni stavamo lavorando a questa idea - spiega Crippa - e ora con questo spin-off siamo riusciti a concretizzarla: che gli spazi per svilupparsi ci sono, anche se pensiamo di ipotizzare i primi ricavi solo a partire dall’inizio del 2022».

Tassi di crescita roboanti, quelli stimati, ma non certo buttati lì a caso. Derivati e confortati piuttosto da quella che è la storia recente del gruppo, capace in pochi anni di trasformarsi da oscura Pmi di provincia a protagonista assoluta del mercato globale.

I dieci milioni di fatturato realizzati in Italia nel 2009 sono infatti diventati 173 nel 2019, saranno 230 a fine anno. Con l’intero gruppo (1250 persone, di cui 740 in Italia) a stimare nel 2020 un volume di ricavi di 280 milioni, che saliranno ancora a doppia cifra (320-340 milioni) nell’esercizio successivo.

Crescita che impone a Technoporbe un continuo ampliamento dell’organico, con decine di posizioni aperte in ogni momento: dall’inizio dell’anno le nuove assunzioni in Italia sono state 240, si arriverà a 300 a dicembre.

Sviluppo che ad ogni modo non arriva gratis ma è alimentato da una continua e robusta iniezione di investimenti. Escludendo le acquisizioni (40 milioni lo scorso anno solo per rilevare la californiana Microfabrica) in Italia l’impegno per macchinari e nuovi spazi industriali nell’ultimo triennio ha superato infatti i 75 milioni di euro. Investimenti rigorosamente autofinanziati, perché da sempre la regola della casa è quella di lavorare con denaro proprio (alla voce debiti con le banche il bilancio esprime la cifra zero), risultato raggiunto lasciando la ricchezza prodotta interamente all’interno dell’azienda, azzerando i dividendi.

«Dal punto di vista strategico ora siamo aperti a tutte le opzioni - aggiunge Crippa - anche se è difficile trovare acquisizioni interessanti in termini tecnologici. Ad ogni modo, per ora continuiamo a puntare sulla crescita organica, con una proiezione di sviluppo del 30-40% anche per il prossimo anno».

Risultato prevedibile alla luce del nuovo maxi-ordine piazzato da un colosso dell’elettronica globale, che ha incrementato di 100 milioni di dollari il già robusto portafoglio esistente. Cliente Usa ”rassicurato” anche dalla gestione dell’operatività nel corso del lockdown, con l’azienda, pure esclusa dall’elenco dei codici Ateco ammessi di diritto a produrre, in grado di lavorare per autorizzazione prefettizia grazie ad un rigido protocollo di sicurezza, che ha impegnato direttamente i membri del comitato esecutivo nella verifica del rispetto degli impegni e ha previsto investimenti in nuove tecnologie, ad esempio abbattitori di batteri a raggi ultravioletti.

«Forse anche per questo - aggiunge Crippa - il cliente ora non chiede più di prevedere in futuro un sito produttivo gemello negli Usa ma solo un centro di assistenza diretto. Hanno capito che la continuità produttiva qui è garantita. E hanno fatto i complimenti a noi e tutta l’Italia, per come ha gestito la crisi». Nel futuro a breve del gruppo non è escluso l’approdo in Borsa, con una duplice finalità.

«Ci piacerebbe essere pronti nel 2021. Da un lato questo è un modo per portare a termine una transizione necessaria, in cui Technoprobe compie il salto da azienda familiare a realtà managerializzata. La famiglia manterrà il controllo ma occorre garantire una continuità all’impresa oltre le singole persone. Il secondo tema è quello delle risorse: la quotazione potrebbe generare fondi interessanti, tali da poter finanziare investimenti ancora più coraggiosi».

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