SVILUPPO

Investimenti record in R&S e Ict sulla via Emilia

Il 92% delle industrie non molla la presa sull’innovazione

di Ilaria Vesentini

2' di lettura

Nonostante il Paese a crescita zero, un’Europa zoppa tra frenata tedesca e Brexit e un'economia globale spaccata da guerre commerciali e protezionismi, l'industria emiliano-romagnola continua a investire a tassi record e a guardare fiduciosa al futuro. Lo dicono chiaro e forte i dati dell’Indagine 2019 sugli investimenti delle imprese industriali della regione: il 92,3% delle aziende ha realizzato investimenti nel 2018 e quasi il 92% lo sta facendo anche nel 2019, nonostante i segni di rallentamento che si stanno diffondendo anche nella prospera e dinamica via Emilia e che hanno già dimezzato le attese di crescita rispetto a inizio anno (+0,6% il Pil nel 2019).

Il report su un campione di 600 imprese

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La XX edizione del report annuale curato da Confindustria Emilia-Romagna con Prometeia analizzando un campione di 600 imprese che pesano il 18% della produzione industriale regionale «è una iniezione di ottimismo in un contesto di grande debolezza del sistema-Paese, perché significa – precisa il presidente degli industriali emiliano-romagnoli, Pietro Ferrari – che noi imprenditori continuiamo a credere nel valore del fare impresa in questa regione e nella nostra capacità competitiva, che non ci stanchiamo di migliorare. Siamo cresciuti a un ritmo tre volte la media nazionale nell’ultimo decennio in termini di fatturato e la nostra propensione ad investire è aumentata ogni anno di oltre il 5%, il doppio del dato italiano. Ma un organo sano in un corpo malato non ha vita lunga, se non c’è un percorso di guarigione di tutto l’organismo. Servono una politica industriale all’insegna della continuità e della stabilità e una buona visione del mondo per riportare l’Italia in terreno positivo, in uno scenario globale tanto complesso».
Tornando all’indagine, la quota di imprese che stanno realizzando investimenti ha raggiunto negli ultimi tre anni picchi inediti rispetto all’ultimo ventennio: 93% nel 2017, 92,3% nel 2018, 92% anche nell’anno in corso. Rispetto al passato si nota però una maggiore attenzione delle aziende verso la formazione (59,9% degli investimenti), verso l'Ict (54,6%) e R&S (53,3%), mentre la spesa anche in macchinari (53,3%) resta consistente ma allineata dal 2006 a oggi. Cambia invece la strategia di investimento: si distribuisce l'investimento (sempre più autofinanziato) su più ambiti e non su uno soltanto, con un approccio trasversale che riguarda tanto i processi quanto le competenze, i progetti innovativi, l’internazionalizzazione, per spostare a 360 gradi il posizionamento competitivo dell’azienda. «Negli ultimi cinque-sei anni si registra inoltre uno scatto in avanti delle piccole aziende, che si sono allineate ai big per propensione a investire – sottolinea Ferrari – soprattutto in formazione e ricerca, perché sono le persone il fattore abilitante per superare gli ostacoli. Il principale ostacolo agli investimenti resta la burocrazie e alla faccia delle politiche di semplificazione degli ultimi anni fa riflettere che oggi è il 33% del campione a denunciare difficoltà amministrative negli iter di investimenti, percentuale quasi doppia rispetto al 2007, quando le imprese che dicevano che la burocrazia era un freno erano il 18%. Insomma, la percezione della burocrazia nel decennio è raddoppiata».

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