IL PORTAFOGLIO DI DOMANI

Investimenti tematici per puntare sul futuro

di Gaia Giorgio Fedi


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(vege - stock.adobe.com)

3' di lettura

Per capire se un titolo può crescere nel tempo è bene capire se sarà sostenuto da una tendenza destinata a durare nel tempo. È questo il concetto alla base degli investimenti sui megatrend, cambiamenti in atto destinati a mutare strutturalmente il mondo in cui si vive. «Quando vediamo segnali concreti di questi cambiamenti, cerchiamo di capire come cogliere le occasioni legate a queste tendenze, che esplicheranno i loro effetti nel lungo periodo», commenta Matthieu David, head of italian branch di Candriam. I megatrend che Candriam giudica più promettenti sono quattro: quello demografico, legato alle dinamiche di invecchiamento della popolazione (che premia l’healthcare, le biotecnologie, le attività legate alla cosiddetta silver economy), al suo aumento e all’urbanizzazione (che rende appetibili nel lungo periodo l’edilizia e i servizi legati all’urbanizzazione); l’avanzata delle economie emergenti, con la crescita di una classe media che promuoverà i consumi di beni voluttuari e gli acquisti legati alla conquista del nuovo status sociale (auto, telefonia, intrattenimento); il progresso tecnologico, con il corollario di iperconnettività e digitalizzazione, che spingeranno robotica, intelligenza artificiale, tecnologie mediche; i cambiamenti sociali e ambientali, che premiano i modelli di business all’insegna dello sviluppo sostenibile e le società impegnate nella transizione energetica. Investire su titoli, settori e prodotti basati sui megatrend è una scelta consigliabile soprattutto a chi vuole investire sul lungo termine. «Sono fenomeni che prendono velocità ed espressione nel lungo periodo, quindi occorre lasciare che producano i loro frutti. Soprattutto quando si investe in azioni, dove in Italia esiste un condizionamento culturale legato all’andamento di breve termine», spiega David. Certo, non basta che una società operi in un settore destinato a crescere per renderla un buon investimento: la bolla internet all’inizio degli anni Duemila travolse i risparmi degli investitori di tutto il mondo. «Anche se il megatrend ha delle fondamenta solide, occorre una forte capacità di analisi per selezionare le società con modelli di business sostenibili», ammonisce David.

Come si riconosce un megatrend e a tradurlo in indicazioni di investimento? «È un processo per tappe», dichiara Michele Calcaterra, partner di Ecpi, società che opera come index provider, cioè fa indici sui quali poi vengono costruiti prodotti finanziari e di gestione del risparmio. «Prima capiamo se c’è un tema dominante che sta trasformando dal punto di vista macroeconomico e sociale il modo in cui viviamo. Una volta identificato il trend come strutturale e destinato a durare, cerchiamo di capire se ci sono aziende quotate esposte su quella tendenza e che di conseguenza la rendono “investibile”», aggiunge Calcaterra. A quel punto si procede all’analisi sugli emittenti, che devono essere sostenibili per lo standard Esg (quindi dal punto di vista ambientale, sociale e di governance). La classificazione dei megatrend identificati da Ecpi differisce leggermente da quella di Candriam. Il primo è quello delle dinamiche di crescita dei consumi e degli investimenti nei mercati emergenti, che ha dato vita a due indici tematici azionari (infrastrutture asiatiche e consumi cinesi). Il secondo megatrend è quello demografico: «Con la vita media che si allunga, vengono premiate le società attive nell’assistenza sanitaria, nella farmaceutica, nella mobilità, perfino nell’entertainment», argomenta Calcaterra. Gli indici azionari legati a questo megatrend sono sull’healthcare, sui gruppi che possono beneficiare di più dall’aumento della longevità, sulla tecnologia, sulla rivoluzione digitale e sulla cosiddetta science for life, che migliora cioè la vita delle persone. Il terzo megatrend è quello dei cambiamenti climatici (con indici su emissioni di Co2, climate change, ecoedilizia e energie rinnovabili), mentre il quarto riguarda la scarsità di risorse, tradotta in indici su agricoltura, “blue gold” (cioè l’acqua, con l’inclusione di società che la usano bene, non la sprecano, la purificano, eccetera), commodity (che include nuove materie prime rese indispensabili dal progresso tecnologico) e livestock (cioè l’indice delle società che investono sul bestiame). «C’è poi un altro indice che riguarda la sostenibilità ma in qualche modo sublima tutti i macrotrend, cioè quello sull’economia circolare, quella in cui operano soggetti che creano prodotti dagli scarti di altri», conclude Calcaterra.

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