ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùPunti di forza e rilancio

Investire nel digitale aiuta a sopravvivere anche la manifattura

Il 75% delle aziende junior e innovative prevede una ripresa entro il 2022

di Valentina Melis e Serena Uccello

(Adobe Stock)

4' di lettura

Se è vero che le imprese giovanili hanno elementi di fragilità, incrociando le indagini di Unioncamere e del centro studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, si scopre che l’impatto della pandemia sull’attività 2020 per il segmento manifatturiero delle imprese giovanili è stato meno duro, rispetto al resto delle imprese. Secondo l’indagine, infatti, il 43% delle imprese manifatturiere giovanili non ha avuto riduzioni di fatturato, mentre per le imprese manifatturiere non giovanili, questa quota si abbassa al 36 per cento.

Anche guardando alle previsioni per il futuro, la percentuale delle imprese manifatturiere che prevede di ritornare ai livelli pre-Covid entro il 2022, è del 68% per le giovanili e del 60% per le altre imprese. Questa percentuale sale al 75% delle attività considerate, se hanno fatto investimenti nel digitale.

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Nel Piano di ripresa e resilienza nazionale per accedere al Next Generation Eu inviato dal Governo al Parlamento, gli investimenti in digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura ammontano a oltre 46 miliardi. Non ci sono, però, al momento, impegni specifici a sostegno dell’imprenditoria giovanile. Dalla bozza del Documento di economia e Finanza 2021 si apprende che tra i 22 disegni di legge che saranno collegati alla prossima manovra, ce ne sarà uno dedicato alla semplificazione e al riordino in materia di start-up e Pmi innovative.

Per il resto, gli aspiranti imprenditori devono fare riferimento alle agevolazioni già esistenti, come ad esempio i finanziamenti a tasso zero appena rilanciati dal Mise per la costituzione di imprese giovanili e femminili (circolare 8 aprile 2021, domande dal 19 maggio prossimo).

Il nodo dei costi, e della liquidità necessaria ad avviare e a far funzionare un’impresa, per gli under 35, resta al centro delle riflessioni di chi vorrebbe mettersi in proprio (si veda, per esempio, la testimonianza in basso): dai costi per la consulenza professionale, alla necessità di qualche investimento, ai contributi Inps da versare, a prescindere dal fatturato, quando si ha la partita Iva.

«Per sostenere l’iniziativa imprenditoriale dei giovani - spiega Gilberto Gelosa, componente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili con delega alla fiscalità - è essenziale ridurre i costi della burocrazia, semplificare il sistema fiscale e il sistema giudiziario, perché un giovane imprenditore può anche trovare chi lo fa lavorare, ma nel caso non sia pagato, ci mette quattro-cinque anni a recuperare i suoi crediti. E questo non favorisce certamente la sopravvivenza delle imprese giovani».

In chiave di rilancio, poi, il Recovery Fund, secondo Gelosa è un’occasione da non perdere. «Faccio una proposta - continua - a titolo personale: si potrebbe pensare a un sistema nel quale un giovane che abbia bisogno di 20mila euro per avviare un’impresa, possa investire 5mila euro suoi, ottenere 5mila euro a fondo perduto a valere sul Next Generation Eu, e 10mila euro di prestiti garantiti dal sistema bancario, da restituire. Con una soluzione del genere, avrebbe a disposizione una liquidità quattro volte superiore a quella che avrebbe potuto mettere in campo da solo».

Il caso-1/ Coderblock

Il business della virtualitàQuesta volta Seneca possiamo scomodarlo, perché questa è sì una storia in cui la fortuna è l'incontro di talento e occasione. Il talento è quello di un 33enne, laureato in scienze matematiche, a Palermo, che si chiama Danilo Costa e che oggi è il Ceo e founder di Coderblock: una start up che realizza ambienti virtuali, uffici, centri commerciali, teatri per eventi. L'occasione è infatti aver intuito le potenzialità della virtualità alla vigilia di una rivoluzione. Certo la pandemia e la diffusione dello smart working non erano prevedibili quattro anni fa, quando Costa ha cominciato, così la sua intuizione, attorno alla quale ha aggregato un team di giovani visionari, acquista ancora più valore. Prima un lavoro da dipendente, poi il salto nella consulenza free-lance, e poi «tante notti insonni e tanti viaggi», aggiunge. Il momento più difficile? «Quando gli investimenti superano i ritorni ma sono necessari per conquistare il mercato».

Il caso-2 / Csi

Costi elevati per gli underCarolina Casolo, consulente fiscale di 35 anni, di Milano, ha fondato la Srl semplificata «Csi», che offre alle imprese servizi di consulenza e marketing digitale; una start up innovativa che si chiama «Sportello Mamme» e aiuta le lavoratrici madri a gestire le pratiche legate alla maternità e ai vari bonus per chi ha figli. È consulente fiscale senior di Fiscozen, società che offre la possibilità di gestire la partita Iva online. Il filo rosso di tutte queste attività è l'adozione di software avanzati e di procedure completamente digitalizzate. «Sì i costi sono un problema - fa notare - per chi vuole mettersi in proprio: per una start up innovativa ad esempio, oggi è necessaria la costituzione presso il notaio. In genere, bisogna poi mettere in conto 4mila euro di consulenza all'anno per l'ambito fiscale. A cui si aggiungono 3.900 euro di contributi da versare all'Inps, a prescindere dal guadagno».

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