FISCO e risparmio gestito

Investire nei Pir: con la Manovra 2021 arriva il tax credit contro le perdite

La novità introdotta dall’emendamento alla legge di Bilancio 2021 prevede un credito d’imposta pari alle perdite, minusvalenze e differenziali negativi derivanti dai piani di risparmio a lungo termine costituiti dal 1° gennaio 2021 per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021

di Alessandro Martinelli e Antonio Tomassini

Perché è difficile investire con i tassi a zero (e come guadagnarci)

3' di lettura

Rilanciare gli investimenti in piani individuali di risparmio a lungo termine (Pir). È questo l’obiettivo del nuovo credito di imposta in caso di perdite previsto da uno degli emendamenti alla manovra 2021 approvati dalla Camera.

Introdotti nel nostro ordinamento con la legge di Bilancio 2017 ed oggetto di numerose modifiche, da ultimo con il decreto Agosto, i Pir sono uno strumento di risparmio gestito e mirano a veicolare le scelte delle persone fisiche verso l’economia reale e, in particolare, verso le imprese italiane di piccole e medie dimensioni. A fronte del mantenimento dell’investimento a portafoglio per almeno cinque anni, garantiscono la completa detassazione dal reddito, ordinariamente assoggettato ad aliquota pari al 26% (o 12,5% nel caso dei titoli di Stato), e l’esenzione dall’imposta di successione.

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L’accesso a questi strumenti si realizza attraverso investimenti qualificati effettuati tramite una vasta platea di intermediari, investimenti quali quelli in Oicr aperti e contratti di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione e Fia (Eltif, fondi di private equity, fondi di private debt e fondi di credito).

LA RACCOLTA DEI PIR
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I Pir alternativi

Il decreto n. 124/2019 disciplina in particolare, all’articolo 13-bis, i Pir alternativi, i cosiddetti Pir-Pmi. Si tratta dei piani che, per almeno i due terzi dell’anno solare di durata, investono obbligatoriamente almeno il 70% del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati, di imprese residenti in Italia o in Europa (o in Stati aderenti allo spazio economico europeo) con stabile organizzazione in Italia, diverse da quelle inserite negli indici Ftse Mib e Ftse Mid Cap della Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati; oppure in prestiti erogati a tali imprese o nei loro crediti.

La novità introdotta dall’emendamento alla legge di Bilancio 2021 si riferisce quindi alla previsione di un credito d’imposta pari alle perdite, minusvalenze e differenziali negativi derivanti dai piani di risparmio a lungo termine costituiti dal 1° gennaio 2021 per gli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2021. Il credito di imposta, che non concorre alla formazione del reddito, spetta alle persone fisiche titolari dei piani ed è pari alle perdite, minusvalenze e differenziali negativi realizzati con riferimento a questi strumenti finanziari qualificati, a condizione che essi vengano detenuti per almeno cinque anni e il credito di imposta non ecceda il 20 per cento delle somme investite negli strumenti medesimi.

Il credito di imposta garantisce nei fatti un paracadute a chi decida di convogliare il proprio risparmio verso l’economia reale.

IL PATRIMONIO
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Come funziona il tax credit

Sotto il profilo operativo il credito sarà utilizzabile in dieci quote annuali di pari importo direttamente in dichiarazione dei redditi, a partire da quella relativa al periodo d’imposta in cui le componenti negative si sono realizzate, ovvero in compensazione mediante F24. Non si applicano i limiti di legge per l’utilizzo dei crediti di imposta da quadro RU della dichiarazione dei redditi imposti dall’articolo 1 (comma 53) della legge 244/2007 (250mila euro) ed anche i vincoli alla compensabilità previsti dall’articolo 34 della legge n. 388/2000 (oggi pari a 700mila euro).

Come determinare l’eventuale perdita? L’emendamento chiarisce che, in caso di strumenti finanziari appartenenti alla medesima categoria omogenea, si considerano ceduti per primi i titoli acquistati per primi e si considera come costo quello medio ponderato. Inoltre, per ovviare ad eventuali duplicazioni del beneficio fiscale connesso alla perdita, le componenti negative agevolate non potranno essere utilizzate o riportate in deduzione nel caso di (future) componenti reddituali positive.

I LEADER DEL MERCATO
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