Strategie di crescita

Investire nelle Pmi per scongiurare crisi del mercato

di Simone Strocchi

(Adobe Stock)

3' di lettura

Fino al recentissimo passato i risparmi venivano prevalentemente depositati in conto corrente o investiti in obbligazioni e strumenti di finanziamento senior in cerca di sicurezza, interessi e cedole. Oggi l’investimento azionario quotato qualifica una significativa proporzione dei portafogli di risparmio, cui si aggiunge l’investimento dei fondi di private equity e degli hedge fund.

La contrazione dei rendimenti obbligazionari senior, l’annullamento della redditività sui depositi bancari, la costante emissione di moneta da parte delle banche centrali ha determinato un riallineamento e, talvolta, un incremento molto significativo degli equity value, la cui crescita appaga gli investitori e ha consentito anche di incrementare il leverage strutturato a cui ricorrono alcuni dei più aggressivi speculatori sulle borse mondiali. Nel microcosmo italiano siamo per lo più al riparo da eccessi speculativi e da alcuni rally sconsiderati sui listini azionari. I provvedimenti legislativi intrapresi e l’impegno delle maggiori case di wealth management hanno finalmente orientato una più consistente porzione del risparmio nazionale verso l’economia reale autoctona per promuoverne la crescita e condividerne lo sviluppo di valore nel tempo. Questo fenomeno ha riflessi importanti sull’economia italiana perché l’accesso ai capitali per le Pmi si sta semplificando e vivacizzando, grazie anche a una maggior disintermediazione tra risparmio e impresa.

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Viviamo quindi un’opportunità unica di recupero del gap di capitalizzazione delle imprese italiane, che possono trovare in questo contesto risorse per la crescita e trasformarsi da prede a potenziali predatrici capaci di espandersi autonomamente. Ma oggi più che mai, in un momento dove le crescenti valorizzazioni di mercato spesso anticipano le aspettative di risultati futuri, va fatta la distinzione tra favola e realtà, facendo attenzione alla qualità degli asset che si propongono e si sottoscrivono e prestando grande attenzione ai fondamentali delle imprese e all’evoluzione del contesto generale. La corsa dell’economia reale non si sta esplicitando solo nella valorizzazione delle azioni sui listini, ma si manifesta anche con l’incremento del costo delle materie prime, dell’energia e dei servizi. Se l’Italia, vivaio eccezionale di Pmi spesso eccellenti, ha un’occasione storica di crescita e promozione del proprio patrimonio imprenditoriale, l’incremento dei costi delle materie prime, se non gestito, è una minaccia per le nostre imprese di trasformazione perché tende a riflettersi nella contrazione di redditività sul fatturato e in assenza di ammortizzatori può riverberarsi nell’incremento del costo al dettaglio dei prodotti finiti e di consumo. Le imprese più lungimiranti interessate da una crescita consistente si stanno sforzando per assorbire una buona parte dell’incremento del costo delle materie prime a tutela dei propri clienti, anche a misurato discapito della marginalità, poiché sanno che trasferire incrementi sui prezzi di vendita può avviare un volàno che condurrebbe inesorabilmente alla contrazione di domanda data dalla perdita del potere di acquisto delle persone.

Da queste considerazioni rinnovo il mio appello alla solidarietà di filiera, che deve trovare appoggio sistemico e sensibilità nell’orientamento di capitali e nell’azione di politica economica e di sviluppo. È urgente scongiurare che a breve il potere di spesa si riduca significativamente per un rigurgito inflattivo generalizzato. Dobbiamo quindi sostenere oggi più che mai l’investimento nelle nostre Pmi eccellenti con fondamentali solidi, la cui crescita conseguita negli anni trascorsi è testimonianza e convincente proiezione di capacità di distinzione da parabole effimere. Anche da parte degli investitori va condiviso l’impegno degli imprenditori e dei manager a mediare tra ricerca di incremento di marginalità e mantenimento di capacità di spesa dei propri clienti, con l’obiettivo di scongiurare una contrazione del mercato di riferimento. Quanto alla politica, deve valutare con urgente attenzione il contesto generale ed evitare che elargizioni a pioggia o a sostegno del revamping di settori specifici finiscano, in assenza di analisi approfondite, per sperperare risorse o agevolare l’incremento di materie prime e prodotti di importazione. Si potrebbe ragionare seriamente su provvedimenti di sgravio fiscale a favore delle imprese per agevolare la filiera di riferimento e i consumatori finali autoctoni. La lungimiranza di tutti, investitori, imprenditori e politici, deve tradursi in un’azione concreta per lo sviluppo dei più importanti e brillanti settori economici che determinano il maggior valore aggiunto per l’indotto nazionale, evitando di restare prigionieri di un volàno di trasfer pricing a favore di economie a noi lontane.

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